
di Ugo Busatti
“Viviamo nella cultura del nuovo fascismo, della cancel culture. Non c’è più libertà di parola”. Anthony Hopkins, coraggiosamente, prende una posizione netta in questo caos comunicativo, che vede cervelli evidentemente ridotti ad un optional, blaterare e purtroppo, ottenere risultati non accettabili in una societá libera.
“se dici qualcosa, sei cancellato. Le persone vivono nella paura. E questo richiama alla Germania nazista, ricorda l’Unione Sovietica e Stalin, il maccartismo americano. La dittatura del pensiero ‘giusto’ è terribile”. Hopkins non si é risparmiato negli esempi. E sostiene quello che la stragrande maggioranza delle persone sentono, ma il paradosso dei tempi moderni é che bastano delle minoranze di idioti per condizionare situazioni in modo non accettabile.
La “cancel culture” é l’evoluzione (se cosí possiamo dire) del “politicamente corretto.”
Magari le intenzioni erano anche buone, agli inizi. Cercare di alleviare certe discriminazioni con l’uso di un linguaggio considerato meno offensivo. Ma il problema resta sotto la cenere.
Non si puó dire “frocio” perché offensivo, o perché si vuole sdoganare e rendere “normale” un certo comportamento sessuale? Quello che dovrebbe essere tenuto in considerazione, ritengo io, non é tanto il linguaggio, ma la sostanza.
Un conto é accettare che altri siano diversi, o ritenere giusto che il colore della pelle non debba avere influenza, o che una qualunque disabilitá debba essere vista come una situazione che richiede comprensione e inclusione. Un conto é esplicitare certe situazioni in modo ossessivo (non esiste piú film o serie televisiva senza qualche “non so come si devono definire” ripresi in initimitá) o far licenziare professori universitari o giornalisti perché non hanno rispettato certi linguaggi o si sono avventurati su percorsi intellettuali contrari al “pensiero unico”.
Ebbene si. Amici cari. Non si puó piú esprimere il proprio pensiero, e si sta andando a passi da gigante verso la negazione delle libertá personali, quelle vere, non di facciata.
Per esempio, chi sostiene Trump dice che Biden sbaglia a dire questo o quello. Chi sostiene Biden non accetta Trump e bolla lui ed i suoi sostenitori come incivili imbecilli.
Stiamo andando a passi da gigante verso la omologazione del pensiero, che i media sostengono e che la cultura deve accettare per dimostrasi “piú intelligente”.
Insomma, se vuoi lavorare, devi prendere la “tessera.”





