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Il bisturi di Vannacci nel ventre molle dei democristiani

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Il bisturi di Vannacci

Nel cuore del triangolo Milano – Bergamo – Brescia guardando all’Europa

Il fenomeno Vannacci, ben al di là dei sondaggi, è da analizzare con grande attenzione.

Va ben al di là della contingenza e si pone come una rottura sistemica con un modo di fare politica che, passo passo, ci ha portato al pensiero unico politicamente corretto e al rimbambimento propagandistico delle masse, alle quali si propina ogni giorno la melassa dell’antifascismo come oppio dei popoli di marxiana memoria.

Dopo il precedente articolo vediamo di approfondire alcuni tratti del fenomeno Vannacci, senza usare la melassa che impedisce di capire, perché serve solo a rimbambire.

Nel finale della celebre fiaba Cappuccetto Rosso, resa famosa dai Fratelli Grimm e da Charles Perrault, il cacciatore, sentendo il lupo russare fortemente all’interno della casa della nonna, entra e capisce subito cosa è successo.

Invece di sparargli (per evitare di ferire chi si trova all’interno), usa un coltello per tagliare la pancia del lupo addormentato. Da lì escono, sane e salve, prima Cappuccetto Rosso e poi la nonna.

Immaginiamo la Democrazia Cristiana europea, ossia il PPE, il Partito Popolare europeo, come la Cappuccetto Rosso in chiave vannacciana.

Nella versione dei Fratelli Grimm, il cacciatore e Cappuccetto Rosso riempiono la pancia del lupo con delle grosse pietre e poi la ricuciono. Quando il lupo si sveglia e cerca di scappare, il peso delle pietre lo fa cadere a terra morto.

Il cacciatore prende la pelle del lupo, la nonna mangia le provviste portate dalla nipote per riprendere le forze e Cappuccetto Rosso impara la lezione, promettendo di non uscire mai più dal sentiero e di ascoltare sempre la mamma.

Cappuccetto Rosso aveva disobbedito alla mamma lasciandosi manipolare dalle parole del lupo (la Finanza del Green Deal e della globalizzazione).

Nel racconto (in particolare nella versione dei Fratelli Grimm), la mamma le aveva dato una consegna molto precisa e rigorosa prima di farla uscire di casa: “Va’ dritta per la tua strada, non deviare dal sentiero e non fermarti a curiosare”.

La Democrazia Cristiana europea non ascolta le consegne (Grillo direbbe le istruzioni) e quando incontra il lupo nel bosco si fa manipolare, fino al punto da diventare essa stessa il lupo.

Dal punto di vista della fiaba tradizionale e pedagogica, la disobbedienza di Cappuccetto Rosso rappresenta l’inesperienza della crescita, dove la curiosità infantile e la fiducia verso gli sconosciuti (i “lupi” della vita) possono portare a gravi conseguenze.

Il lieto fine serve a far capire che le regole dei genitori non sono limitazioni arbitrarie, ma protezioni necessarie contro insidie che un bambino non è ancora in grado di riconoscere.

Nella realtà della Democrazia cristiana europea (alias PPE) i genitori sono la tradizione, le radici. Se le tradisci ti mangia il lupo.

Perché questo preludio alla Fratelli Grimm?

Per il fatto che Roberto Vannacci sta affondando il bisturi nel ventre molle del PPE, per far uscire la nonna e Capuccetto Rosso, ossia la tradizione e una forza giovane e viva che può contribuire a cambiare l’Europa e salvarla del lupo della finanza green e dai suoi camerieri.

Bisturi di Vannacci

 

La strategia comunicativa di Vannacci

La strategia comunicativa di Roberto Vannacci si basa su un uso studiato e sistematico di immagini, simboli e miti. L’obiettivo è quello di costruire un’identità forte, immediatamente riconoscibile e in grado di intercettare il malcontento verso la cultura progressista e il “politicamente corretto”.

L’immagine personale è quella del “servitore dello Stato”. Anche in abito civile o durante i comizi, la figura di Vannacci evoca la sua provenienza dalle forze speciali (paracadutisti della Folgore e incursori del Col Moschin).

La postura eretta, il tono imperativo e il linguaggio corporeo rigido trasmettono concetti immediati di ordine, disciplina, autorità e prontezza al combattimento.

La sua immagine pubblica contrasta visivamente e formalmente con la figura del politico tradizionale. Il messaggio implicito inviato all’elettore è: “Non vengo dai palazzi del potere, ho servito il Paese sul campo”.

Provocazioni che mettono a nudo l’ipocrisia della melassa antifascista della quale sono esponenti i progressiti.

L’esempio della Decima Mas è perfetto per capire.

Durante la campagna per le elezioni europee, una delle uscite più discusse è stata l’invito agli elettori a tracciare una «X» sulla scheda facendo esplicito riferimento alla Decima MAS (subito interpretata come l’unità militare della RSI e, quindi, come un richiamo al fascismo).

Le origini della Decima MAS vanno collocate molto prima della formazione della celebre unità della Seconda guerra mondiale.

È importante distinguere tre momenti diversi: la nascita dei MAS nella Prima guerra mondiale, lo sviluppo dei mezzi d’assalto negli anni Trenta e la costituzione della X Flottiglia MAS nel 1941.

La sigla MAS nasce nel 1915. Originariamente indicava le Motobarche Armate SVAN, costruite dalla Società Veneziana Automobili Navali. Erano piccole imbarcazioni veloci, armate soprattutto con siluri, concepite per colpire navi nemiche e operare rapidamente vicino alle coste.

Durante la guerra i MAS divennero protagonisti di una nuova forma di guerra navale: piccoli equipaggi, velocità, sorpresa, infiltrazione nelle acque nemiche e attacchi contro unità molto più grandi.

Tra le imprese più celebri la Beffa di Buccari, nel febbraio 1918, alla quale partecipò Gabriele D’Annunzio.

D’Annunzio, mai stato fascista, trasformò inoltre la sigla MAS nel celebre motto «Memento audere semper», anche se questa non era l’origine tecnica dell’acronimo.

Dal MAS ai «mezzi d’assalto» è il passaggio fondamentale dalla semplice motosilurante al concetto di incursore navale. Durante e dopo la Grande guerra alcuni ufficiali della Marina svilupparono l’idea di utilizzare uomini e piccoli mezzi per penetrare nei porti nemici e distruggere le navi direttamente alla fonda.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale la Marina italiana tornò a investire sistematicamente nei mezzi d’assalto e nel 1939 venne costituita una Sezione Armi Speciali all’interno della I Flottiglia MAS.

Nel 1940-41 la componente dei mezzi d’assalto fu resa autonoma e assunse la denominazione di X Flottiglia MAS. La Marina indica il 15 marzo 1941 come data della denominazione definitiva.

Prima dell’8 settembre 1943, pertanto, la X Flottiglia era un reparto speciale della Regia Marina, non ancora la formazione politico-militare che diventerà dopo l’armistizio.

Le sue azioni più celebri comprendono l’attacco di Alessandria del dicembre 1941, nel quale gli operatori italiani danneggiarono gravemente le corazzate britanniche HMS Valiant e HMS Queen Elizabeth, e l’attacco alla base di Suda.

La X Flottiglia MAS del 1941/43 e la Decima MAS della Repubblica Sociale Italiana non sono esattamente la stessa cosa.

Il famoso stemma con il teschio che stringe la rosa rossa tra i denti sormontato dalla X rossa fu ideato dal comandante Salvatore Todaro prima dell’armistizio.

Salvatore Todaro (1908 – 1942) è stato un ufficiale della Regia Marina e uno dei più celebri comandanti di sommergibili della seconda guerra mondiale. È passato alla storia non solo per l’audacia militare, ma soprattutto per l’assoluto rispetto delle leggi del mare e per i suoi straordinari salvataggi di naufraghi nemici.

È decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, tre Medaglie d’Argento e due di Bronzo. Morì in azione nel dicembre del 1942, prima dell’armistizio e della nascita della RSI.

Successivamente la simbologia fu adottata dalla Decima MAS della RSI, nata dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 come corpo militare indipendente e guidata da Junio Valerio Borghese; schierata con la Repubblica Sociale Italiana e la Germania nazista, la Decima Mas della RSI diventò principalmente una divisione di fanteria impegnata nella violenta repressione anti-partigiana nell’Italia del Nord.

In questa fase vennero completamente eliminati dalle divise e dalle bandiere tutti i riferimenti alla monarchia dei Savoia, compresa la corona reale presente sopra i vecchi stemmi.

In seguito la Decima Mas della Rsi, guidata da Borghese, in particolare attraverso servizi interni come il battaglione Vega, come si evince dalla documentazione di Cereghino e Fasanella, stipulò accordi di fatto o canali di contatto sia con reparti partigiani autonomi e monarchici (come la Franchi di Edgardo Sogno e la Osoppo), sia direttamente con gli emissari di Londra.

Quando Roberto Vannacci fa il segno della X, interpretato come il dieci romano, si riferisce alla tradizione lagunare del comandante Todaro.

Bello scherzetto ai cultori della melassa antifascista nuova religione oppio dei popoli di marxiana memoria.

Per capire dove va Vannacci la melassa antifascista che ottunde il cervello e fa, manco a dirlo, di tutta l’erba un fascio, serve a ben poco.

Contrastare Vannacci è possibile, stando alle sue idee e opponendo alle sue ide delle idee, ma se la guerra la fai con le X rischi di fare la figura dei pifferi di montagna andarono per suonare e furono suonati.

Vannacci araldo del buonsenso

Il mito della “Maggioranza Silenziosa” e del “Mondo al Contrario”. La narrazione fondativa si basa sull’idea che il mondo contemporaneo sia capovolto, con l’ideologia “woke” che impone la propria visione alla maggioranza della popolazione.

Vannacci si posiziona come l’araldo del “buonsenso” e della gente comune contro le élite culturali e globaliste.

Il lessico e lo stile visivo di Vannacci rifiutano le sfumature della politica tradizionale. Utilizza frasi corte, concetti a polarità binaria (noi contro loro, normale contro anormale), garantendo al messaggio un’elevata facilità di circolazione e condivisione sui canali social e nei media digitali.

I suoi video sono esemplari. Prima mette quelli del Campo Largo nel Colosseo e li condanna ad bestias. Messaggio: non illudetevi, con voi mai e poi mai.

Poi, con il video del generale che chiede la grazia, dà il messaggio di rispetto all’autorità dell’imperatore (leggi presidente della Repubblica). Infine, con il video della sfida al Circo Massimo, dà del pagliaccio a Matteo Renzi, facendo capire che non c’è nessuna possibilità di giochi al centro.

Veniamo al bisturi sulla pancia molle dei democratici cristiani

Le esternazioni di Vannacci verso Ursula von der Leyen e il Partito Popolare Europeo (PPE) sono state molteplici e particolarmente dure. Nelle sue uscite pubbliche e nei suoi interventi all’Eurocamera, Vannacci critica apertamente la politica e la leadership della Presidente della Commissione Europea.

Ha criticato duramente il piano d’investimento europeo nella difesa (denominato Rearm Europe), accusando la von der Leyen di destinare risorse ingenti al settore bellico a scapito del lavoro, delle infrastrutture e della sanità.

Ha sollecitato a scartare il Green Deal e a riaprire i canali energetici (gas e petrolio) con la Russia, sostenendo che le politiche sanzionatorie della Commissione causano danni all’economia dei cittadini europei anziché risolvere le crisi.

Ha contestato la stipula dei trattati di libero scambio europei (come quello con l’Australia), sostenendo che la Commissione svenda prodotti di eccellenza italiani come il Prosecco e il Parmigiano Reggiano per favorire altri settori. Ha più volte affermato che von der Leyen “ha paura del Parlamento” e che evita il confronto democratico diretto raggirando l’unica istituzione eletta a suffragio universale.

Le contestazioni di Vannacci nei confronti del PPE riguardano la convergenza politica e parlamentare tra i popolari e i gruppi europeisti di centro e di sinistra (Socialisti, Renew Europe, Verdi e The Left).

L’accusa è di “alleanza anomala”. Il PPE tradirebbe gli elettori moderati o conservatori per governare insieme a schieramenti progressisti.

In seguito alla votazione dell’Eurocamera che ha chiesto una verifica sulla conformità ai valori dell’Unione del partito europeo ESN (Europa delle Nazioni Sovrane, di cui fa parte insieme ad AfD), Vannacci ha attaccato duramente il voto compatto del PPE a favore dell’inchiesta e ha definito “una dicotomia assurda” e una forma di “strumentalizzazione amministrativa e giudiziaria” il fatto che i Popolari abbiano votato assieme alla sinistra contro la sua compagine sovranista.

Queste posizioni hanno alimentato tensioni non solo sul piano europeo, ma anche all’interno della maggioranza di governo italiana, mettendo a nudo le posizioni di Forza Italia, che è stata uno dei più significativi contenitori dei democristiani non di sinistra dopo la chiusura della Dc a opera di Mino Martinazzoli.

Mentre i democristiani di sinistra, con Romano Prodi e l’Ulivo, hanno fagocitato il Pds/Ds, arrivando al Pd ante Schlein, che di fatto era una democrazia cristiana di orientamento progressista, quelli di centro e di destra si sono accomodati nel partito di Berlusconi.

Il rapporto tra Roberto Vannacci (e la sua formazione Futuro Nazionale) e Forza Italia è segnato da un’aperta e continua contrapposizione politica, ideologica e personale che mette a nudo come le due anime democristiane alla fine tentino di saldarsi, complice l’Unione Europea.

La critica politica più frequente che Vannacci rivolge a Forza Italia riguarda l’attività nel Parlamento Europeo. L’eurodeputato accusa regolarmente il partito di Antonio Tajani di subordinazione alle sinistre.

Vannacci sottolinea come Forza Italia, all’interno del Partito Popolare Europeo (PPE), voti molto spesso in sintonia con i Socialdemocratici (PD) su temi chiave come il Green Deal, il commercio internazionale o le politiche energetiche.

Vannacci ha inoltre riservato affondi diretti alla leadership di Forza Italia e alla famiglia Berlusconi.

A fronte delle prese di distanza espresse da Marina Berlusconi sull’incompatibilità tra i valori di Forza Italia e le idee del generale, Vannacci ha replicato provocatoriamente: «Marina Berlusconi parla a nome di Mondadori o di Forza Italia? Non mi risulta sia il segretario del partito, e io non ho comunque bisogno di stampare altri libri».

Il generale ha accusato Forza Italia di essere un partito privo di vera autonomia politica, definendolo «eterodiretto dal denaro e dal mondo dell’editoria».

Proponendo un generale dei carabinieri come candidato sindaco di Milano, Vannacci affonda il bisturi nella pancia molle della “democrazia cristiana” trasversale lombarda, che è il cuore della finanza bianca, di motori economici pubblici come A2A, di interessi finanziari che coinvolgono non solo la capitale della Regione, ma il triangolo Milano-Bergamo-Brescia.

La sfida è alta, anche perché mobilita un mondo che va ben al di là di Futuro Nazionale e i cui primi tratti identificativi si possono già vedere nella composizione del comitato per il sostegno alla candidatura del sindaco.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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