Home Economia e finanza Poste controlla TIM con l’85,82%, si chiude l’OPAS

Poste controlla TIM con l’85,82%, si chiude l’OPAS

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Poste Italiane - TIM

I dati dovranno poi essere confermati quando saranno disponibili i risultati definitivi

L’OPAS di Poste su TIM alla fine è stata “quasi” un successo.
Statalisti in festa perché finalmente la nostra maggiore impresa di telecomunicazioni è tornata sotto il controllo dello Stato.

Ma è proprio così?

Innanzi tutto va detto che l’obiettivo di rastrellare il 90% delle azioni che avrebbero permesso il delisting in borsa con l’obbligo materiale per chi aveva resistito all’OPAS di vendere le proprie azioni, non è stato raggiunto, e neppure sfiorato.

Il CEO di Poste italiane ostenta sicurezza e prosegue nel suo piano di fusione con TIM, ma per farlo dovrà acquistare sul mercato almeno un altro 5% di azioni, per obbligare il restante 10% a cedere, e non è scontato che ci riesca.

Ma concentriamoci sul “ritorno dello Stato”.

Cos’è un’OPAS, o offerta pubblica di acquisto scambio?

Si tratta di un’operazione finanziaria mista attraverso la quale una società acquista il controllo di un’altra offrendo agli azionisti un corrispettivo composto sia da una quota in contanti sia da azioni di nuova emissione della società acquirente.

In questo caso Poste Italiane puntava al controllo di TIM proponendo agli azionisti della compagnia telefonica 1,67 euro in contanti e 0,218 azioni ordinarie Poste per ciascun titolo TIM consegnato, offerta vincolata al raggiungimento di una soglia del 90% del capitale, che però non ha convinto gli azionisti TIM.

Davanti all’OPAS che procedeva a rilento, Poste ha dovuto riaprire i termini, aumentando il cash a 1,97 euro e togliendo la soglia.

A quel punto i grandi fondi di investimento che detenevano la maggioranza delle azioni TIM si sono trovati davanti ad una scelta quasi obbligata: restare in una società comunque a rischio mercato, o monetizzare e entrare come azionista in un’altra società con asset più stabili, ad alta redditività, e con la presenza rassicurante dello Stato Italiano?

Con questo adeguamento l’OPAS ha iniziato a funzionare e alla fine Poste ha acquisito il controllo del 85,82% del capitale di TIM, insufficiente per il delisting, ma che lascia comunque aperta la strada per il progetto di fusione.

Quindi ora lo Stato controlla TIM?

In realtà il controllo di TIM in questa operazione passa in secondo piano.
È la nuova situazione di Poste Italiane che va analizzata.

Prima dell’OPAS tra CdP e Ministero, lo Stato controllava direttamente il 64,26% di Poste Italiane.

Dopo l’OPAS, con l’emissione di nuove azioni date in scambio ai Fondi di investimento internazionali azionisti di TIM, la quota dello Stato è scesa al 50 – 52% (i conti esatti si faranno nei prossimi giorni), e se si dovrà proseguire sulla strada del delisting, si dovrà acquistare un altro 15% di azioni TIM con la stessa modalità, diluendo ancora di più la quota dello Stato italiano che inevitabilmente scenderà sotto il 50%.

Quindi questa operazione, più che riportare TIM sotto il controllo statale, potrebbe avere l’effetto di consegnare il controllo di Poste Italiane ai grandi fondi di investimento internazionali privati, che non è detto sia per forza negativo.

Vedremo come andrà a finire, intanto Poste Italiane ha già pagato oltre 3 miliardi cash agli aderenti all’OPAS per le azioni TIM consegnate.
Comunque togliamoci dalla testa l’idea che tutto questo abbia un contorno nazionalistico, è solo finanza.

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