
Negli anni che vanno dal IX al XV secolo, i giocolieri medievali facevano danzare gli orsi.
Il “ballo dell’orso” è entrato nel folklore ed è passato, attraverso i secoli, di generazione in generazione.
In questo avvio del terzo millennio i giocolieri del nuovo Medioevo hanno introdotto il “ballo dell’Ursula”, dove i ballerini, invisi agli spettatori per averli turlupinati con ineguagliabili panzane (green, clima, ecc.), girano in tondo, cambiano colore e casacca con destrezza e, alla fine del ballo, sono irriconoscibili (o pensano di esserlo) agli occhi del grande pubblico, il quale viene invitato ad unirsi al ballo.
Ed è lì che gli spettatori entrano nel gioco folklorico, seguendo vecchie regole, con un recitativo che fa capire che, nonostante i travestimenti, i ballerini trasformisti siano indentificati per quello che sono e non possano più ingannare nessuno.
Il vecchio recitativo, tratto da incunaboli dello scorso millennio, e riadattato per il nuovo, esordisce così:
Al matinèe
del giovedì
ballo in tondo
al Garden Green
con l’orchestra Climaté.
Spengono le luci
tacciono le voci
e nel buio senti sussurrar:
Prego:
vuoi ballare con me?…
Grazie,
preferisco di no:
non ballo il tango climaté
perciò…
grazie.
Prego, grazie, scusi…
tornerò.
No, non torni. Sia cortese. Anzi, torni a casa.
Nel ballo del trasformismo al quale stiamo assistendo, Ursula von del Leyen si ricandida alla guida della Commissione europea. Lo fa cambiando casacca e trasformandosi da green-climaté in generale di corpo d’armata per un’Europa, non più erbivora, ma carnivora (termini usati nel mondo della geopolitica).
Le priorità della “nuova” von der Leyen sono essenzialmente due: difesa e competitività.
Nella competitività chi vuole ci può leggere anche una revisione del politica del Green Deal, che in questi anni, in particolare negli ultimi mesi, ha collezionato aspre critiche anche dai suoi alleati del Ppe. “Vogliamo affrontare – ha detto von der Leyen – tutte le sfide che ci circondano, ma in modo che le persone sappiano che per loro nell’Ue ci sono protezione e sicurezza. Uno dei temi principali è la competitività della nostra economia, ma l’altro tema è la sicurezza, in un senso più ampio, e il titolo onnicomprensivo è difendere la democrazia e i nostri valori”.
Il Ppe le ha chiesto di moderare le ambizioni del Green Deal. I Popolari si sono impegnati sempre più per frenare l’agenda verde, stringendo alleanze con l’estrema destra all’Europarlamento, anche con i sovranisti di Matteo Salvini. Con le proteste degli agricoltori questo processo è giunto a maturazione.
Un programma “meno verde e più armamenti” potrebbe incontrare le posizioni di Giorgia Meloni e dei Conservatori e Riformisti. In questo mondo tutto è possibile.
Ovviamente un secondo mandato per la baronessa comporterebbe l’esclusione di socialisti, ormai indicati come i veri responsabili della deriva ideologica green e climatica.
Al posto del green arriva il capitolo difesa.
Ursula von del Leyen ha giocato d’anticipo e ha detto che vuole nominare un commissario europeo per la difesa con un ruolo specifico per promuovere l’industria europea delle armi.
Qui il ballo si fa pesante e faticoso. Gli interessi di Francia e Germania in fatto di industria bellica sono divergenti. L’Italia ha interessi precisi con l’Inghilterra e con il Giappone.
In fatto di tecnologia bellica è, oggi, impossibile prescindere dagli Stati Uniti.
Comunque sia, secondo la Bild am Sonntag, Ursula Von Der Leyen era il secondo ministro meno popolare in Germania prima che, eletta presidente della Commissione Europea, lasciasse la guida della Difesa ad Annegrette Kramp-Karrenbauer.
Per Martin Schulz, ex leader dell’Spd, era il “membro più debole” del governo di Berlino.
‘Die Welt’ ha scritto addirittura che la sua nomina alla guida dell’esecutivo comunitario era una “liberazione” per il suo Paese.
In Germania, la gestione della Difesa da parte della baronessa è stata segnata da una sequela di scandali ed errori.
Giusto per non perdere la memoria, mentre assistiamo al ballo in giro tondo (o in presa in giro), oltre ad aver ridotto le forze armate tedesche in uno stato pietoso, la gestione del mandato di Von Der Leyen va ben oltre.
Scrive Francesco Russo (Agi) il 17 luglio 2019: “Tra gli scandali che hanno segnato i suoi anni alla Difesa il più grave è quello che riguarda i ricchissimi contratti assegnati a società di consulenza esterne in maniera diretta, ovvero senza gara. La questione, sollevata dalla Corte dei Conti, ha portato all’apertura di una commissione parlamentare d’inchiesta. L’accusa è di appalti illeciti e, essendo l’indagine ancora in corso, Von Der Leyen verrà molto probabilmente chiamata a risponderne di fronte al Bundestag nei prossimi mesi. Si tratta di una vicenda molto complessa che ha al suo centro Katrin Suder, un ex manager di McKinsey assunta nel 2014 come segretario agli armamenti. Il suo ruolo, sulla carta, era quello di velocizzare le procedure di approvvigionamento. Un ruolo che Suder avrebbe interpretato con molta disinvoltura. Durante il suo mandato, le spese in consulenze esplosero. Molti contratti furono aggiudicati alla McKinsey stessa. Altri alla rivale Accenture, che dal 2014 al 2018 vide le commesse dalla Bundeswehr crescere di oltre 40 volte, passando da meno di mezzo milione a ben 20 milioni. Contratti che risulterebbero illeciti non solo perché assegnati in maniera irregolare ma perché non necessari”.
Delle vicende giudiziarie ci interessa poco, ma in quanto a contratti, quelli relativi ai vaccini sono ancora contrassegnati da una nebbia profonda.
Se il Green Deal è stato un fallimento, dal quale ora i protagonisti prendono da ignavi le distanze, la partita delle armi, dati i precedenti, si annuncia un disastro.
Comunque sia, con il sostegno del Ppe, di Ecr e dei leader più importanti, da Macron a Meloni, von der Leyen si presenta per la successione a se stessa, ma in tema di alleanze non è pensabile ad un’ammucchiata tipo governo Draghi.
Il socialista spagnolo Pedro Sanchez ha speso il suo parere favorevole al secondo mandato di Ursula. Scontato il sostegno dei socialdemocratici tedeschi. Tuttavia la Meloni ha già detto che non ci saranno inciuci con i socialisti. Se yiene fede a quanto ha detto, i socialisti sono in possibilità di esclusione.
Conteranno i voti e qui bisogna dire che, finalmente, gli elettori, chiamati a condividere il ballo dell’Ursula, possono cambiare il giochino trasformista e imporre una svolta.
Al ballo partecipano, in questi giorni, esponenti della cosiddetta sinistra, i quali si stanno dichiarando in tutti i modi possibili avversari dello zar di tutte le Russie, per qualche giorno sulle prime pagine dei giornali, a causa delle morte di Navalny, carcerato nel gulag artico.
Anche loro ballano in tondo cambiando casacca, essendo stati clientes di Putin in tempi in cui lo zar aveva già occupato la Crimea e sicuramente non era molto diverso da oggi in quanto a comportamenti autocratici interni.
Ricordiamoci che Enrico Letta, a pochi mesi dall’invasione della Crimea, si recò a Sochi dallo zar. A stringere la mano allo zar, a Crimea occupata e con qualche cadavere eccellente sul tappeto, sono stati anche Gentiloni e Mattarella.
Navalny non è altro che uno della serie, preceduto da Politaovkaja, assassinata da un killer e da Litvinenco, ucciso con il polonio.
Gli accordi per il gas a basso costo non li ha fatti solo la Merkel, ma anche molti di quelli che oggi si strappano le vesti e urlano contro il despota del Cremlino.
Memoria corta? No. Ballo dell’Ursula. Trasformismo gesuitico. La folla assiste al ballo.
Prego:
vuoi ballare con me?…
Grazie,
preferisco di no:
non ballo il tango climaté
perciò…
grazie.
Prego, grazie, scusi…
tornerò.
No, non torni. Sia cortese. Anzi, torni a casa.





