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IL 25 APRILE TRA “ANTIFASCISTI” E “NON”

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di Achille Nobiloni

Questo tema mi sembra diventare ogni anno più complesso e controverso a causa di atteggiamenti che anziché alla sostanza dei fatti mi sembrano guardare sempre più ad aspetti formali, il più delle volte con fini strumentali non ultimi quelli elettorali.
Secondo me la vera natura delle persone la si misura nel modo di pensare, di comportarsi e agire, non nelle dichiarazioni formali strappate o dette nei talk show televisivi: “Sono fascista” (ma questa la dicono in pochi perché a rigore sarebbe perseguibile penalmente), “Sono antifascista”, “Non sono antifascista”, “Non sono fascista ma nemmeno antifascista”.
Il guaio è che ad andarsi a impelagare in queste schermaglie televisive o giornalistiche di corto respiro e nessuna utilità chi ha più da perdere sono proprio quelli che dovrebbero avere maggior giudizio, secondo me gli antifascisti, e dovrebbero quindi mostrare di saperlo usare… usandolo veramente!
Che senso ha ostinarsi a voler strappare una dichiarazione pubblica di antifascismo a Massimo Magliaro, il quale alla domanda esplicita: “Lei è antifascista” ti risponde: “Sono affari miei!”, o ad Alessandro Sallusti il quale ti dice che lui non può iscriversi al club degli antifascisti perché tra loro c’è anche il Prof. Canfora?
E se loro guardandoti dritto negli occhi ti rispondessero: “Si sono antifascista” tu cosa dovresti fare: dare loro del bugiardo? Dirgli: “Ah grazie, ne prendo atto e mi fa piacere”? Cosa avresti dimostrato o ottenuto di fronte a una eventuale loro dichiarazione formale così netta?
Il fatto è che oggi in Italia chi fa politica non è più abituato a raccogliere consensi mostrando la bontà del proprio pensiero e del proprio operato e una delle occupazioni principali è quella di andare a pescare nelle pecche altrui ed è per questo che si è passati dal voto convinto, al voto col naso turato, al voto utile, fino al meno peggio e non oso pensare cosa verrà dopo.
In realtà l’antifascismo andrebbe dimostrato tutti i giorni, tutto l’anno e in tutte le cose: nella lotta al malcostume, all’evasione fiscale, alla corruzione, ai brogli elettorali, al voto di scambio, ecc. ecc. ecc. non solo il 25 aprile nella caccia e nella conta a chi non si dichiara espressamente antifascista.
Dio santo, siamo un Paese in cui la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, si dichiara pubblicamente orgoglioso del suo busto di Mussolini e il 25 aprile di ogni anno andiamo a caccia di chi non si dichiara esplicitamente antifascista?!
La presidente del Consiglio ha scritto: “Nel giorno in cui l’Italia celebra la Liberazione, che con la fine del fascismo pose le basi per il ritorno della democrazia, ribadiamo la nostra avversione a tutti i regimi totalitari e autoritari. Quelli di ieri, che hanno oppresso i popoli in Europa e nel mondo, e quelli di oggi, che siamo determinati a contrastare con impegno e coraggio. Continueremo a lavorare per difendere la democrazia e per un’Italia finalmente capace di unirsi al valore della libertà”.
E’ tanto? È poco? Io non lo so.
Riferisce il Corriere della Sera che secondo i suoi detrattori la presidente Meloni non ha fatto un passo in più e non si è ancora dichiarata antifascista e Fratoianni dice che è il minimo sindacale e lui le darebbe un sei meno.
Da parte opposta lo staff di Palazzo Chigi definisce le critiche “polemiche sterili che interessano il 3% degli italiani e che alla fine screditano una cosa seria come l’antifascismo”. Il rischio grave è che i fatti diano ragione allo staff della presidenza del Consiglio: l’antifascismo è una cosa più importante della celebrazione di una ricorrenza una volta l’anno e chi dovrebbe difenderlo forse non lo ha ben percepito ma in questo modo rischia di non farlo ben percepire neanche ai cittadini… soprattutto ai più giovani!

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  • Redazione

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