Le riflessioni di Bobbio su “Destra e Sinistra”
L’interrogativo è interessante e la mia risposta è che resto ancorato alle riflessioni di Bobbio su “Destra e Sinistra”.
La prima affermazione che mi sento di riportare è che non è mai esistita una sola sinistra. Quando crollò il comunismo, si consumò “una” delle sinistre – appunto quella comunista – non “la” sinistra.
Ma restò in piedi la sfida che il comunismo aveva interpretato a suo modo, e dunque la necessità di ricercare strade e strumenti diversi da quelli proposti dal comunismo perché la sfida venisse vinta.
Ecco: il primo punto che affermo è che i socialisti non “devono stare a sinistra”. Perché sono stati la sinistra: quella che è rimasta in piedi dopo il disfacimento del “socialismo reale”.
E l’altra sinistra, il PCI di allora, tentennante di fronte ad ogni iniziativa che la sganciasse in modo completo dall’eguaglianza come loro l’hanno predicata e praticata.
Perché la sfida, concordo in pieno con Bobbio, non è quella dell’eguaglianza intesa come livellamento o come uniformità (i balilla in divisa erano tutti eguali), quella ideologica ancora più; né come l’opposto della diseguaglianza, se con tale termine si intende la difesa della irriducibile singolarità di ogni individuo; non come l’utopia di una società in cui tutti gli individui siano eguali in tutto, ma come ricerca del cosa fare e del come farlo per “rendere più eguali i diseguali”.
Per questo, non credo che Bad Godesberg sia qualcosa di estraneo alla sinistra: è semplicemente e luminosamente sinistra non comunista. Rispetto a quest’ultima si allontana da ogni ipotesi rivoluzionaria, punta dunque sulle alleanze, sceglie quella con un liberalismo riformatore.
Rispetto a quest’ultima e al suo fallimento ha riportato successi in quasi tutta Europa. A guidare quei Governi c’è sempre stato un socialista. Che all’epoca veniva etichettato spesso come socialdemocratico. Come se esserlo fosse un’offesa alla sinistra: certo, mossa da chi il socialismo lo aveva avvilito con i regimi sanguinari di decenni. E qualche genocidio.
Olof Palme in Svezia, Suarez e Gonzales in Spagna, Soares in Portogallo, Mitterand ed i suoi governi in Francia, Schmidt in Germania, proiettarono i loro Paesi verso forme di socialismo vero. E Lech Walesa con Solidarnosc preparava una rivoluzione non violenta. Vinsero molte sfide.
Poi qualcuno ha deciso che era troppo: e ha segato le gambe silenziosamente. In Italia rumorosamente.
In Italia Craxi scelse l’alleanza con la cultura riformista-cattolica perché era il modo per affrontare la sfida dell’idea di sinistra. Il PCI, ripeto, rimase lontano dal concetto socialismo liberale e di eguaglianza espresso da Bobbio e che per Bobbio è l’unico elemento veramente caratterizzante della sinistra rispetto alla destra.
Eppure, tentativi di dialogo ve ne furono. La spinta di Craxi per il PCI nel PSE lo dice. La risposta, anni dopo, è nota.
Che oggi si possa chiamare sinistra l’accoppiata Schlein-Conte e cespugli vari è qualcosa che a me ripugna.
Ma, per dirla sempre con Bobbio: “Guardando le cose con un certo distacco, … non mi domando chi ha ragione e chi ha torto, perché non credo sia di qualche utilità confondere il giudizio storico con le mie opinioni personali. Anche se non faccio mistero, alla fine, di quale sia la mia parte”.
E il giudizio storico incontrovertibile è che il PSI è sinistra. E chi si sente socialista deve tornare ad accettare “la sfida”. Con chi, è valutazione che attiene a cosa si può portare a casa come risultati. Senza i quali non c’è nessuna ragione per “stare con….”.
Chiunque esso sia.





