di Lucio Leante
La Germania è oggi la nazione in cui viene sperimentato al massimo grado il tentativo dell’attuale establishment tedesco ed europeo di resistere all’assalto dei partiti di destra con una serrata e sofisticata manovra propagandistica. La manovra è intesa a fornire una protesi (quella dell’antiputinismo e della russofobia) alla vecchia pregiudiziale antifascista che sembra zoppicare e non sembra più sufficiente ad escludere dal potere politico i partiti di destra “anti-establishment”, descritti come sia “anti-democratici”, sia “filo-putiniani”.
Una manovra simile sembra essere stata messa in atto dalla magistratura in Romania e in Francia, con l’esclusione, per via giudiziaria, di Georgiescu e della Le Pen dalle competizioni elettorali.
In Germania, invece, finora protagonisti di questa manovra sono stati i due servizi di sicurezza tedeschi, quello esterno BND e quello interno BFV.
Entrambi nel giro di un mese, con due insolite esternazioni pubbliche di allarme e con la copertura della loro funzione istituzionale di stato e perciò con l’apparenza di oggettiva neutralità, sono scesi in campo giocando un ruolo di iniziativa politica mirante esplicitamente a mettere fuori gioco, il partito di destra Alternative fur Deutchland (AfD) in via di costante crescita nei sondaggi di opinione.
E’ questo l’obbiettivo esplicito della rivelazione da parte del servizio interno BFD. delle conclusioni di un voluminoso rapporto (di ben 1.110 pagine ancora coperte da segreto), in cui l’AfD (Alternative fur Deutschland) viene definito “partito estremista di destra” e ne suggerisce la messa fuori legge in quanto “pericolo per la democrazia”.
Ma già il 6 aprile scorso il Servizio federale di Intelligence (BND), per bocca del suo stesso capo Bruno Kahl, aveva segnalato la possibilità di un attacco della Russia all’Alleanza Atlantica in Europa “entro il 2030, al più tardi”.
L’obbiettivo istituzionale sembra la tutela della sicurezza dello Stato e della nazione, ma l’obbiettivo politico sembra ancora essere quello di accentuare le accuse all’AfD di essere un partito non chiaramente anti-russo ed anti-putiniano davanti ad una minaccia russa alla sicurezza nazionale tedesca ed europea certificata dal BFD.
Ma non basta. Il solerte Kahl, per aggiungere drammaticità al suo allarme, aggiunse che la possibilità di un attacco russo all’Europa potrebbe verificarsi “anche prima del 2030” se la guerra in Ucraina si concludesse a breve. Il che significava che il servizio esterno tedesco stava raccomandando direttamente al proprio governo- e indirettamente a tutti i governi europei- un prolungamento sine die della guerra russo-ucraina per allontanare nel tempo la possibile realizzazione della minaccia russa. Di consguenza un partito come l’AfD che vuole la cessazione della guerra in tempi rapidi appare come un partito contrario all’interesse nazionale.
Nella sua insolita intervista Kahl, infatti, dichiarò: “Questo lasso di tempo (il 2030, NdR) si basa su dati molto affidabili, ma dipende anche da sviluppi specifici. Quindi, se il conflitto militare in Ucraina si calma prima, allora, certo, tutte le risorse (russe, NdR), sia materiali che tecniche, comprese le armi, e le risorse umane, la coscrizione, potranno rappresentare una minaccia per l’Europa molto presto. E poi potrebbe succedere che un ricatto da parte della Russia possa avvenire anche prima di quanto ci aspettiamo”.
Kahl aggiunse anche che le forze militari russe, da lui descritte come in via di accelerato rafforzamento, potrebbero stare preparandosi a “testare” la prontezza della Nato in tempi relativamente brevi. E’ evidente il carattere allarmistico e fortemente politico di quella esternazione del capo dei servizi esterni tedeschi.
Non sembra un caso che essa sia stata seguita dalla decisione della Commissione dell’UE di ridenominare “Readyness 2030” il piano di riarmo europeo fino allora chiamato “Rearm Europe”.
Si noti che quel piano fu subito prontamente sostenuto dall’attuale establishment tedesco (la grande coalizione tra democristiani, socialdemocratici e verdi) che ha già fatto approvare in tutta fretta, e con una forzatura costituzionale, dal Bundestag uscente un piano di riarmo tedesco per 1000 miliardi di euro inteso soprattutto a favorire una riconversione verso produzioni militari dell’industria automobilistica tedesca, massacrata dalla transizione verde ed a rilanciare la spesa pubblica in funzione anti-recessiva.
L’allarme dei servizi su una presunta minaccia russa imminente, per la credibilità della fonte istituzionale da cui proviene, ha creato in Germania un clima di emergenza sicurezza utile alle forze di governo a rinsaldare politicamente e finanziariamente la nuova “grosse-koalition” che si prepara ad insediarsi al governo la settimana prossima a Berlino. Inoltre, essa è di fatto utile a rafforzare il cordone sanitario anti-AfD, che oltre ad essere suscettibile di pregiudiziale anti-fascista viene anche accusato di avere un orientamento ambiguo (e quindi “filo-putiniano”) sulla guerra russo-ucraina.
Poi il 2 maggio è giunta inattesa la seconda esternazione dei servizi, quella, già citata sopra, con cui il servizio segreto interno, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV) ha definito l’AfD come “un’organizzazione estremista di destra” che costituirebbe “una minaccia per la democrazia e l’ordine costituzionale”.
Sono interessanti le motivazioni addotte: il partito AfD non viene più accusato, come in passato, di “neo-nazismo”, ma per sue posizioni “discriminatorie” nei confronti dei tedeschi di origine straniera. Il partito, ha precisato il BfV, “mira a escludere determinati gruppi di popolazione da una partecipazione paritaria alla società, a sottoporli a una disparità di trattamento incostituzionale e quindi ad assegnare loro uno status svalutato giuridicamente”. L’Ufficio federale ha rilevato anche che l’AfD non considera le persone con “una storia di migrazione da Paesi prevalentemente musulmani come membri uguali del popolo tedesco”.
Si tratta di accuse deboli perché finora non vengono citati e denunciati reati o atti concreti commessi dall’AfD, e nemmeno proposte di legge incostituzionali, ma solo presunte intenzioni e generiche opinioni, dedotte dagli orientamenti politica dell’immigrazione miranti a mettere fine a quella irregolare.
L’Afd è noto per la sua parola d’ordine della “remigrazione”, cioè dell’espulsione degli immigrati irregolari. Tuttavia, a fine gennaio scorso, a meno di un mese dalle elezioni del 23 febbraio, il Bundestag tedesco approvò, di stretta misura e con l’appoggio decisivo dell’AfD, una mozione di Cdu-Csu per confini sicuri e la fine dell’immigrazione illegale.
Con quella mozione in cinque punti il Bundestag chiese al governo di ripristinare controlli costanti su tutti i confini tedeschi, l’espulsione immediata di tutti coloro che non hanno diritto di restare in Germania, che coloro che si trovano sul territorio nazionale senza averne diritto non possano restare in libertà ma vengano arrestati, di sostenere gli Stati federati nell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione, di accelerare le procedure di espulsione per chi avesse compiuto reati.
Sembra difficile, dopo questo precedente, che l’AfD possa essere messo fuori legge dalla Corte costituzionale, come auspicato dal servizio di sicurezza interno “per la ptotezione della Costituzione”.
Quel che sembra spiegare l’improvviso indurimento del servizio di sicurezza interno verso l’AfD è un fatto politico allarmante per le forze di governo e in particolare per l’SPD: alle elezioni di febbraio l’Afd ha riscosso circa il 20% dei voti e soprattutto il fatto che, negli ultimi sondaggi successivi, sembra che stia aumentando i suoi consensi fino a circa il 26%, appaiandosi alla CDU e avvicinandosi così alle dimensioni di primo partito tedesco. Se a questo si aggiunge il fatto che l’AfD, pur essendo diviso sulla guerra russo-ucraina, esprime posizioni non anti-russe e contrarie alla continuazione della guerra e degli aiuti tedeschi all’Ucraina, tutto torna ed il quadro è completo. “Vediamo il futuro dell’Ucraina come uno stato neutrale al di fuori della NATO e dell’UE,” si legge nel programma del partito AfD, che include anche un appello a ripristinare le relazioni diplomatiche, il “normale commercio con la Russia” ed, in particolare le forniture di gas russo alla Germania.
Uno sguardo di insieme sulle “esternazioni” dei servizi segreti tedeschi getta luce sul progetto propagandistico non solo dell’attuale establishment tedesco, ma anche di quello europeo.
L’obbiettivo generale dell’establishment è, ovviamente, quello di conservare il potere dell’attuale “maggioranza Ursula” (popolari più socialisti, a cui si aggiungono qui e là i verdi) che tiene banco sia a Berlino, sia a Bruxelles, sia in altre capitali europee. Il “cordone sanitario” (fondato sulla religione antifascista e quella dei diritti umani universali), che finora è servito ad escludere i partiti di destra (a cui vengono attribuite connotazioni e intenzioni anti-democratiche e fasciste) è zoppicante e non funziona più come nel passato. Il proletariato interno e i ceti medi non ci credono più e si orientano a votare per quei partiti finora ostracizzati dall’establishment. Alla pregiudiziale antifascista serve quindi una “protesi”. A costruirla è utilissima l’ipostatizzazione di un nemico comune dipinto come una minaccia alla sicurezza comune, oltre che la diffusione di un clima di emergenza nazionale. La Russia di Putin si presta bene a rappresentare quella minaccia. L’anti-putinismo (con forti tinte russofobe) è la protesi necessaria alla pregiudiziale antifascista zoppicante, a cui comunque non si rinuncia del tutto. L’Afd non viene più descritto come un partito neo-nazista, ma come qualcosa di equivalente, dato che è discriminatorio verso i musulmani (come i nazisti lo furono contro gli ebrei). E poi – e qui interviene la protesi anti-russa- l’Afd, pur non essendo apertamente un partito filo-russo, lo è surrettiziamente perché vuole ristabilire le relazioni commerciali e diplomatiche con la Russia e non vuole continuare la guerra di religione contro l’autocrazia russa ed il suo leader-dittatore.
Tanto è bastato ai servizi di sicurezza tedeschi per scendere in campo contemporaneamente sia in difesa sia della sicurezza dello stato, della nazione e della democrazia, dell’establishment politico tedesco (ed europeo). Le due cose sembrano, ai loro occhi e a quelli di molti tedeschi, coincidere, per ora.




