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I POLLI DEL CAMPO LARGO COME QUELLI DEL MANZONI

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Forse per descrivere quanto avviene nel centro-sinistra, nel sinistra centro, nel centro senza sinistra o nella sinistra senza centro, ci vorrebbe un redivivo Alessandro Manzoni, con il suo Don Abbondio, il suo Azzeccagarbugli, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, e via elencando.

Probabilmente Manzoni dovrebbe soffermarsi per ampliare il terzo capitolo dei Promessi sposi, laddove si occupa dei polli che Renzo sta portando ad Azzeccagarbugli.

Scriveva Alessandro Manzoni: “Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.[1]

Dopo aver sproloquiato sulla grande vincita in Sardegna (dove se si contano i voti dei partiti ha vinto il centro destra) e dopo la batosta dell’Abruzzo, il centro sinistra o sinistra centro che dir si voglia, più che a un campo sembra un insieme di capponi, come quelli di Renzo Tramaglino, legati da un comune destino: finire nella padella di Azzeccagarbugli.

Domenico Lacerenza, candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del 21 e 22 aprile in Basilicata, ha detto che ritira la candidatura.

In Piemonte il campo largo è in crisi, dopo la decisione maturata dal Pd di ufficializzare la candidatura di Gianna Pentenero alle prossime elezioni regionali. I Cinque Stelle sceglieranno un proprio candidato presidente.

Domenico Lacerenza, oculista pescato all’improvviso, ha detto: “Dopo un’attenta riflessione voglio comunicare la mia rinuncia alla candidatura a presidente della Regione Basilicata”.

“È una decisione presa con assoluta serenità e anche nell’interesse delle forze politiche che hanno voluto propormi”, ha spiegato l’oculista. “Avevo dato la mia disponibilità, ma non posso non registrare le reazioni che ci sono state in seguito. In ogni caso voglio che lo spirito che ha portato alla proposta che ho ricevuto, cioè la ricerca dell’unità dei moderati e progressisti e l’offerta di una coalizione capace di battere il centrodestra in Basilicata, sia preservato, e per questo faccio un passo indietro”.

In Piemonte il M5S ha detto che registra “questo cambio di passo e di metodo. Una decisione che cozza con il dialogo che, seppur tra difficoltà e differenze, era stato intavolato in trasparenza e franchezza in questi mesi per definire gli aspetti programmatici di una proposta politica condivisa e unitaria. Alla luce di tutto questo – prosegue la nota del Movimento – nei prossimi giorni il Movimento 5 Stelle illustrerà il proprio programma elettorale e avvierà il percorso per la scelta del proprio candidato presidente, convinto che il nodo per far voltare pagina al Piemonte sia quello di un’agenda programmatica all’altezza della volontà di cambiamento richiesta dai cittadini”.

In Basilicata Angelo Chiorazzo era stato costretto a farsi da parte in quanto inviso al M5s. Roberto Speranza chiamato in campo, avendo visto che più che altro trattavasi di pollaio, ha declinato l’invito e così hanno pescato Lacerenza, che a sua volta ha abbandonato.

Elly Schlein e Giuseppe Conte sono adesso senza candidato a poche settimane dalle elezioni regionali. C’è di più.

La scelta di Lacerenza era stata bocciata da Azione e Italia Viva.

Italia viva di Renzi avrebbe deciso di sostenere il candidato di centrodestra Vito Bardi.

Azione ragiona sulla candidatura di Pittella.

Carlo Calenda al Foglio ha detto: “Pd e M5s sono dilettanti allo sbaraglio, è un suicidio politico. Io non ho nulla in comune con loro. Questo non è fare politica. In Basilicata ero rimasto al veto di Conte. Non ho più sentito Schlein. E’ chiaro che sono alleati del centrodestra”.

Giuseppe Conte si difende: “Lacerenza impallinnato da gioco di correnti”.

Altro che campo largo. Un pollaio.

Le cose non vanno meglio nel campo stretto del centro, dove si vorrebbe formare un cartello elettorale di Centro in nome degli “Stati uniti d’Europa”, ossia di una delle tante utopie che corrono tra i soliti che non hanno capito o fanno finta di non capire che l’Unione Europea è il mercato della Nato, come ha spiegato bene Stoltemberg, dicendo a chiare lettere che i Paesi dell’Europa devono pagare per il riarmo, ma gli standard e i target li stabilisce la Nato, ossia, Washington.

Nel corso di una riunione nella sede romana di +Europa, si sono poste le basi per un accordo per costruire una lista per le elezioni di giugno che dovrebbe comprendere, oltre alla formazione che fa riferimento a Emma Bonino, Italia Viva di Matteo Renzi, i socialisti, i liberaldemocratici di Andrea Marcucci e Volt.

Un’aggregazione che è ancora un cantiere aperto, ma che mira a conquistarsi uno spazio fra i “moderati con spiccata vocazione europeista” e a tentare di entrare al Parlamento di Strasburgo, superando la soglia di sbarramento al 4 per cento.

Alla riunione, convocata dal segretario di +Europa Riccardo Magi, presenti tra gli altri i parlamentari Benedetto Della Vedova e Raffaella Paita.

“È una piattaforma aperta a chi ci sta. Con Carlo Calenda ad esempio – dice Della Vedova – ho parlato a lungo. Lui è convinto che Azione debba andare da sola, ma noi fino all’ultimo lo aspettiamo”.

Auguri.

Nel frattempo la presidente del Pd riesce a superare se stessa. Dopo aver fatto votare nel Parlamento europeo i suoi per mettere in crisi i possessori di case, con le follie green, ora se la prende con chi cerca di stabilire buoni rapporti con il Nord Africa.

“Trovo gravissimo che domani la presidente della Commissione Europa Ursula von der Leyen voli in Egitto insieme a Giorgia Meloni per promettere risorse al regime di Al-Sisi in cambio del controllo e dello stop alle partenze”.
“Questo approccio – ha detto Elly Schlein nel corso di un videocollegamento con una conferenza del Pd di Trieste sul tema dell’Europa – in questi anni ha solo calpestato diritti fondamentali e non ha prodotto una soluzione di solidarietà europea per cui noi continueremo a batterci”.

La Schlein, oltre al campo ristretto, mostra di avere anche una visuale ristretta dei rapporti internazionali, probabilmente per il suo eccessivo concentrarsi sul pollaio manzoniano del centro sinistra.

Giorgia Meloni, infatti, questa mattina è al Cairo per una missione congiunta Ue con l’obiettivo di chiudere un accordo per arginare i flussi migratori irregolari. È previsto inoltre un vertice bilaterale della premier con il presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, nel corso del quale saranno siglate diverse intese riconducibili al Piano Mattei.

L’Unione Europea mira a stringere con l’Egitto un’intesa sul modello di quelle già siglate con Tunisia e Mauritania.

L’Ue è pronta a mettere sul tavolo circa cinque miliardi di euro per aiutare un Paese che, secondo l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, ospita al momento nove milioni di rifugiati, tra cui quattro milioni di sudanesi e 1,5 milioni di siriani.

A Est l’invasione israeliana di Gaza ha ammassato al confine un milione e mezzo di sfollati palestinesi, che l’Egitto non intende accogliere.

Un intervento che evidentemente non piace a chi sente il richiamo delle logiche di Soros.

Meloni, che sarà accolta questa mattina all’aeroporto dal ministro delle Antichità egiziano, Ahmed Issa, e dall’ambasciatore al Cairo, Michele Quaroni, verrà ricevuta al Palazzo presidenziale da Al Sisi, il quale avrà un colloquio bilaterale con ciascuno dei capi delegazione.

Si svolgerà quindi un summit congiunto dei leader presenti a cui seguiranno le dichiarazioni alla stampa. Nel quadro del Piano Mattei per l’Africa, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, l’Italia e l’Egitto firmeranno una serie di accordi che interesseranno i sei pilastri del Piano: istruzione e formazione; sanità; acqua e igiene; agricoltura; energia e infrastrutture.

Da un lato c’è chi guarda prospetticamente secondo le modalità della geopolitica e degli interessi dell’Italia, dall’altro chi tiene basso lo sguardo concentrandosi sul pollaio.

Non v’è dubbio che, in un campo largo in subbuglio dove i polli sono come quelli di Renzo Tramaglino, di logiche politiche e strategiche non c’è nemmeno l’ombra.

 

[1] Alessandro Manzoni, I promessi sposi, capitolo III

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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