Molto è stato scritto sui limiti dello sviluppo ma vorrei provare a fare un ulteriore ragionamento su questa importante tematica che riguarda il futuro del genere umano.
Da quando l’uomo iniziò ad usare la selce nella storia dell’umanità ad oggi molti millenni sono trascorsi. Negli ultimi 100 anni si sono visti progressi sbalorditivi nel campo della scienza e della tecnica che hanno influenzato il modo di vivere di milioni di individui, migliorando la loro qualità di vita e il loro benessere. Sulla terra nel 1900 vivevano un miliardo e mezzo di persone mentre oggi ci vivono 8 miliardi di individui. Circa 3 miliardi di persone negli ultimi 30 anni sono usciti dalla povertà assoluta grazie ai processi di globalizzazione che sono riusciti a garantire migliori condizioni di vita e più lavoro nei paesi in via di sviluppo.
Ma esiste un limite a questo sviluppo? Oggi negli spot televisivi ci informano che un modello più sostenibile di fare economia si deve adottare mettendo in guardia l’umanità da possibili catastrofi climatiche. Molti credono che con l’attuale trend di crescita occorrerebbero nel 2050 tre pianeta terra per far fronte al bisogno di energia degli attuali sistemi economici. Il capitale industriale è aumentato molto e richiede molte risorse.
Un grave rischio è rappresentato dal fatto che il sistema richiede sempre ripeto, maggiori risorse e i prezzi di queste ultime aumentano in modo considerevole e questo causa minori fondi da investire per lo sviluppo futuro delle imprese. Gli investimenti rischiano di non stare più al passo con il loro deprezzamento, causando un possibile collasso della base industriale portando con se il settore dei servizi e dell’agricoltura che dipendono molto dal settore secondario.
Possiamo parlare della curva di Hubert per evidenziare il fatto che se si arriva ad un sovrasfruttamento di risorse anche se rinnovabili c’è il rischio di perdere per sempre queste ultime. Paradossalmente si può arrivare ad un punto in cui possiamo adottare misure per combattere l’inquinamento dall’utilizzo dei fossili che potrebbe causare un ulteriore sfruttamento delle risorse. L’umanità sta cercando di studiare metodi per evitare questo sovrasfruttamento, ma per quanto si possa essere bravi si può verificare che non si riesca a limitare lo sfruttamento causando più consumo di risorse di quanto si riesca a rimpiazzare.
La nostra civiltà sta arrivando al suo picco di sviluppo e credo che occorra essere freddi e fare un bilancio per capire dove si desidera andare, in quale direzione di marcia e capire quali rischi si corrono se non si cambia direzione. Questa riflessione deve essere accompagnata da un accurato piano che studi per ogni settore coinvolto dalla transizione ecologica le possibili perdite di posti di lavoro causate in questo cambio di paradigma e le possibili alternative di reimpiego a causa del cambiamento delle catene del valore con minori danni collaterali possibili. Il collasso non è irreversibile possiamo ancora farcela.
Mi piace molto la metafora che si basa sul racconto del filosofo Tainter che descrive un dialogo tra l’Imperatore Marco Aurelio e un druido Britannico. Il druido suggerì a Marco Aurelio di diminuire l’organico dell’esercito e snellire la burocrazia per far fronte alla diminuzione delle entrate a causa del limite massimo raggiunto dalle conquiste territoriali di Roma. Suggerì all’Imperatore di piantare alberi al posto del grano nei terreni per farli riposare rendendoli di nuovo fertili.
Marco Aurelio rispose che se si smetteva di produrre grano ci sarebbe stata una carestia che avrebbe affamato il popolo. Il druido suggerì di chiedere ai patrizi, ai ricchi di ridurre i loro lussi suggerendo inoltre di far abbandonare i confini dell’Impero in modo graduale. Marco Aurelio sottolineò che in questo modo i barbari avrebbero sicuramente invaso l’Impero. Il druido gli rispose dicendo che avrebbe dovuto concentrarsi sulla difesa delle città e riconvertire le truppe in milizie cittadine creando delle difese sostenibili. L’imperatore che traeva il suo potere dal sostegno che l’esercito gli garantiva, rimandò il druido in Britannia chiedendogli di non tornare più a Roma. In realtà il druido parlando di alzare le mura intorno alle città, di fortificare le difese, di creare milizie cittadine stava immaginado già l’avvento del Medioevo. Questo sarebbe arrivato prima o poi ma i traumi sarebbero stati minori per la popolazione se l’Imperatore avesse accettato i suoi consigli .
La disgregazione del sistema sarebbe comunque arrivata ma si sarebbe potuta affrontare la situazione con maggiore organizzazione evitando persino il crollo definitivo ed irreparabile. Credo che la gente oggi sia spaventata, timorosa di perdere tutto, quel poco di benessere rimasto e si sente senza futuro senza la possibilità di progettare la sua esistenza e quella dei propri figli, in balia di una tempesta che non si riesce più a governare. Occorre essere consapevoli che tutto può cambiare da un momento all’altro e quindi dobbiamo essere preparati, organizzati, dovremmo ascoltare il consiglio di qualche druido dei tempi moderni e non essere privi di una visione per evitare di commettere gli stessi errori di Marco Aurelio.
Oggi i nostri decision makers devono comprendere che per quanti sforzi si possono compiere non si riuscirà mai a contrastare le leggi fisiche della natura. Prima o poi le risorse fossili finiranno e quindi occorre accompagnare la civiltà moderna in questo nuovo mondo utilizzando la ricerca per scoprire nuovi sistemi di utilizzo delle risorse rinnovabili. Questi limiti fisici ci riporteranno con i piedi per terra per diventare più consapevoli immaginando una possibile via di uscita. Nessuno di noi desidera ritornare al Medioevo che abbiamo già studiato nei libri di storia dopo il crollo dell’Impero Romano, ma forse arriveremo ad una sorta di Medioevo più tecnologico. L’unico problema è arrivarci cercando di tutelare i più deboli affinchè non si ritorni ad una situazione in cui viga lo “ius primae noctis”, ma questo necessita la collaborazione di tutti i cittadini per contrastare le situazioni spiacevoli di natura economica studiando nuove forme di redistribuzione della ricchezza. Se saremo in grado di prevenire il possibile collasso della nostra civiltà e riorganizzarci forse ci sarà ancora speranza per le nuove generazioni.
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