
di Giovanni Bernardini
La guerra fra Iran ed Iraq durò circa otto anni, causò almeno un milione di morti, probabilmente molti di più, la cifra esatta non si saprà mai, venne combattuta da entrambe le parti in maniera barbara. Nè i teocrati iraniani né i finti laici che governavano l’Iraq cercarono di limitare le sofferenze dei civili, di quelli del paese nemico come dei propri.
Non ci furono corridoi umanitari, nessuno avvisò i civili iraniani o iracheni di imminenti bombardamenti, nessuno degli eserciti in lotta posticipò le operazioni militari per permettere ai civili di mettersi in salvo. Nessuno fece passare convogli carichi di cibo e medicinali destinati ad alleviare le sofferenze delle popolazioni.
Eppure nessuno parlò di “genocidio”, i media non dedicarono alle sofferenze dei civili iraniani ed iracheni i titoli di apertura. I TG non ripeterono all’infinito che la situazione in Iran o in Iraq era “catastrofica”.
Gli israeliani sono in questi giorni impegnati in una azione militare che ha il fine esplicito di distruggere Hamas, l’organizzazione terrorista che governa Gaza e che ha il fine esplicito di distruggere lo stato ebraico, massacrarne la popolazione o, nella migliore delle ipotesi, ridurla in uno stato servile.
Malgrado che gli israeliani cerchino con tutti i mezzi di ridurre le inevitabili sofferenze dei civili di Gaza i media non fanno altro che ricordare al popolo bue che questi civili soffrono. Bella scoperta! Nelle guerre soffrono anche i civili. Qualcuno pensa che gli abitanti di Mosca, Stalingrado, Berlino, Londra, Tokyo non abbiano sofferto durante la seconda guerra mondiale? Questo poteva forse voler dire mettere sullo stesso piano tutti i paesi impegnati nel conflitto o, peggio, chiedere alle armate alleate di cessare gli attacchi alla Germania?
Se Hamas si arrendesse le sofferenze dei civili di Gaza, che comunque gli israeliani cercano di minimizzare, cesserebbero immediatamente. Perché i vari “pacifisti” non chiedono la resa dei terroristi assassini di Hamas?
No, i “pacifisti” chiedono la fine delle azioni militari israeliane, il che vorrebbe dire permettere ad Hamas di riorganizzarsi, preparare nuovi massacri e nuove guerre.
Bel pacifismo!





