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I CATTIVI MAESTRI CHE CI PARLANO DELLA FELICITA’ PRESENTE IN UN MONDO PEGGIORE

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di Vito Schepisi

Qualche tempo fa, commentando con favore, i risultati dei sondaggi a favore della coalizione di Governo, mentre PD e M5S (chi più e chi meno) si consumavano a beneficio di AVS, sono stato raggiunto da un messaggio privato d’un amico di sinistra.
Siiii! Ho tanti amici di sinistra ed è una delle ragioni per cui la sinistra mi inquieta sempre più.
Le perplessità dell’amico per lo più ruotavano attorno alla mia tradizionale equidistanza liberale, ragionata e razionale.
Il solito gioco che riassumo in sintesi:
– sei un liberale e non puoi esultare per l’avanzata del fascismo in Italia;
– sei cambiato sei sempre stato coi lavoratori e per i diritti;
– parteggi (uscendo fuori dal tema dei sondaggi) con gli israeliani per il genocidio in atto a Gaza;
– non c’è argomento che tratti nei tuoi post e nei tuoi articoli in cui non ti schieri contro la sinistra;
– questo Governo è contro i lavoratori, contro i diritti, contro il popolo, contro l’Europa, reazionario, fascista, razzista, intollerante e fallimentare.
Naturalmente ho replicato a tutto, come sono solito fare, con dovizia di particolari e di circostanze che (chissà come mai!?) sfuggono sempre a chi vede le cose col pregiudizio ideologico.
Liquidando l’accusa d’essere dalla parte dei fascisti, perché è cosa così insulsa, ignorante e ridicola da non doverla neanche commentare.
Sono da sempre crociano, quindi non sono né a destra e né a sinistra, ma avanti: riformatore, rivoluzionario e progressista.
I fascio-nazisti ed i comunisti per me sono la stessa cosa.
Ho iniziato dall’ultima denuncia, quella sparata là e che fa effetto, sul Governo fallimentare.
Per fortuna su internet ci sono tabelle che riportano, tempo per tempo, l’andamento di tutto:
dai conti dello Stato, al debito sovrano; dal PIL, ai dati dell’esportazione, all’andamento della bilancia dei pagamenti; dall’evasione scolastica, alle famiglie in difficoltà; dal numero degli occupati, a quello dei disoccupati; dal numero delle aziende che sono state avviate, a quelle che sono state chiuse; dai flussi migratori, alla popolazione carceraria; dal risparmio, al debito delle famiglie; dalle abitazioni popolari occupate, ai numeri di chiede un alloggio popolare.
E’ possibile, volendo, anche avere idea dell’incidenza sul futuro dei conti italiani del superbonus e del R. di C.: il primo che ha agevolato i proprietari di immobili a spese di chi non ha niente; il secondo che ha finanziato chi non lavorava, incentivando sia il ricorso al lavoro in nero, sia il disinteresse a cercarlo.
Oltre alle nuove criticità – ad esempio quelle degli alloggi per gli studenti nelle grandi città, venuti meno per la marea delle trasformazioni di queste abitazioni in B&B (su cui occorrerà fare alcune riflessioni che, senza danneggiare alcuno, facciano rientrare le criticità avvertite) – l’unico dato difficile riscontrato in queste tabelle, è quello relativo alla produzione industriale.
Negatività, però, inferiori a quelle riscontrate in paesi come la Francia o, ancor più intensamente, la Germania e generalmente in tutti paesi industriali europei.
Il fenomeno, come si sa, è dovuto alla profonda crisi in Europa del settore automobilistico. In Italia incide (sia direttamente e sia indirettamente, in quanto anche produttrice della componentistica del settore automotive) sulla produzione di auto.
Oggi dire bugie (come fa da sempre la sinistra, basti ricordare il paradiso terrestre in URSS del PCI di Togliatti!) è diventato più difficile.
C’è Internet che in tempo reale ci snocciola dati e situazioni.
Nonostante la trasparenza della conoscenza, però, ci sono ancora le narrazioni speciose – in gran parte manipolate – che servono ad abbindolare i creduloni o ad eccitare le fantasie degli imbonitori da piazza che, per il proprio tornaconto, s’inventano sempre di tutto.
E’ difficile dire bugie anche per quei filosofi al contrario, cioè per coloro che partono dal proprio interesse per pensare di dover dire una balla.
I filosofi al contrario sono quelli che affermano d’avere la ricetta per un contesto migliore, predicando, però, la felicità in un mondo peggiore.

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