
Scrive Lucio Caracciolo: “Nell’Office of Net Assessment, laboratorio di intelligenza pratica diretto dal mitico Andrew Marshall alias Yoda tra 1973 e 2015, abilitato dal Pentagono a pensare fuori dalla scatola, il computer era vietato. Per Yoda i modelli matematici sono devianti perché confortano le valutazioni care all’utente né possono considerare le variabili immateriali che agitano i conflitti reali. A cominciare dall’unknown unknown, l’ignoto sconosciuto che deraglia le orgogliose equazioni scientifiche”. (Limes 11/2023)
Aggiunge Caracciolo alla fine del suo editoriale di Limes: “L’intelligenza è arte. Dunque gioco”.
La pessima figura fatta da Mossad e Shin Bet nella recente tragedia del 7 ottobre che ha scatenato l’attuale guerra di Gaza è la prova di un deficit di intelligenza umana.
Ieri Israele è andato all’attacco dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi, affermando che i suoi dipendenti hanno partecipato agli assalti di Hamas del 7 ottobre scorso.
La gravissima accusa è stata lanciata dai servizi segreti dello Stato ebraico alla vigilia della riunione della Corte di giustizia dell’Aja, con Israele chiamato dal Sudafrica a rispondere di “tentato genocidio a Gaza”.
La radio militare israeliana ha denunciato che fra i miliziani di Hamas autori delle stragi del 7 ottobre “vi erano dipendenti dell’Unrwa”. L’emittente ha citato informazioni arrivate allo Shin Bet e altre indicazioni in base alle quali l’Unrwa, pur essendo considerata un’organizzazione umanitaria, avrebbe cooperato in “attività terroristiche”.
Al di là della notizia in sé, la rivelazione evidenzia il dato di fatto che l’intelligence, quando si basa sulla Sigint e non sull’Humint non riesce ad avere il polso della situazione. Il fattore umano è assolutamente necessario e imprescindibile.
Humint (acronimo di Human Intelligence), è l’attività di intelligence consistente nella raccolta di informazioni per mezzo di contatti interpersonali, e come tale si contrappone ad altri canali informativi più “tecnologici”, come Sigint, Imint, Masint.
La Nato definisce la Humint come “una categoria di intelligence derivata da informazioni raccolte e fornite da fonti umane.
La Humint non è una fonte di sola intelligence diretta, ma anche di informazioni di pregnante valore “controspionistico”. I contatti umani che costituiscono la sostanza della Humint devono costantemente essere finalizzati ad entrambe queste funzioni.
Sigint (acronimo di Signals Intelligence ovvero “Spionaggio di segnali elettromagnetici”) è l’attività di raccolta di informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia emessi tra persone (ad esempio comunicazioni radio) sia tra macchine (è il caso dell’Elint, lo spionaggio di segnali elettronici) oppure una combinazione delle due. Dal momento che molte comunicazioni riservate sono criptate, le operazioni di Sigint spesso si avvalgono di strumenti di crittoanalisi.
Imint, acronimo di Imagery Intelligence, è l’attività di raccolta di informazioni mediante l’analisi di fotgrafie aeree o satellitari. L’Imint è complementare alla Masint (Measurement and Signature intelligence) che raccoglie informazioni non visibili tramite sensori elettronici o radar.
Puoi mettere assieme tutti gli “int” che vuoi, ma se manca l’intervento diretto dell’intelligenza umana il flop è garantito.
Ad esempio, come è possibile che Mossad e Shin Bet non siano stati in grado di infiltrarsi tra i dipendenti dell’Onu per avere informazioni prima del 7 ottobre?
Giorgio Cuscito, su Limes (11/2023) fa un’affermazione che è fondamentale per capire come può determinarsi un deficit di intelligence: “Ciò che a noi risulta razionale può non esserlo agli altri. E’ il cosiddetto errore fondamentale di attribuzione. Di qui il bisogno dell’intelligence di compiere lo sforzo di vestire i panni delle collettività altrui, di capire come ragionano e, sulla base dei dati in proprio possesso, elaborare delle analisi che marginalizzino il più possibile lo sbaglio”.
Lo può fare la tecnologia? No.
Un amico che è stato per anni nei Servizi militari italiani, in posizioni apicali, già diversi anni fa, a fronte di fallimenti evidenti dell’intelligence occidentale, li attribuiva al troppo affidamento fatto ai mezzi tecnologici a discapito del fattore umano.
L’amico mi raccontò l’aneddoto di un nostro colonnello dell’esercito, il quale, di padre italiano e di madre siriana, ha passato la vita in Siria a fare il commerciante per svolgere al meglio il suo mestiere di sensore umano intelligente.
Il culto della tecnologia, che è endemico nella cultura degli Stati Uniti d’America, considerando che è l’unico prodotto culturale non importato nella giovane nazione che si immagina indispensabile per il mondo, ha causato guai anche nella capacità di intelligence delle ben 17 agenzie governative, spesso in lotta tra di loro.
Un ulteriore pericolo è innamorarsi del modello.
George Friedman ricorda come Eli Zeira, capo dell’intelligence militare israeliana al tempo della guerra arabo-israeliana del 1973, aveva “sviluppato un modello che desciveva quali dovessero essere le precondizioni di un attacco nemico. Nonostante sapesse che erano state schierate forze massicce, Zeira ha ritenuto la guerra impossibile perché non rispettava i criteri previsti”. (Limes 11/2023).
E’ lo stesso errore che hanno fatto gli Usa con l’Ucraina, imponendo agli ucraini la dottrina Nato che presume, in guerra, la copertura aerea. Il fatto è che l’Ucraina non ha una flotta aerea e così la cosiddetta controffensiva si è rivelata un fallimento tatale.
C’è infine una questione da considerare, che riguarda, in questo caso gli operatori umani: l’accondiscendenza ai vertici, ovvero il lisciare il pelo al potere politico del momento fornendo analisi compiacenti.
Di Humint si parla oggi in un convegno interessante della Fondazione Germani.
Nella fotografia accanto al titolo: Andrew Marshall alias Yoda





