
Hamas al New York Times: “Vogliamo uno stato di guerra permanente. L’obiettivo non è governare la Striscia, ma uno stato di guerra permanente con Israele”.
Se c’erano dei dubbi sul fatto che ad Hamas tenga in nessuna considerazione la popolazione palestinese, che è carne da macello per obiettivi politici, ora questi dubbi sono del tutto fugati. Hamas si muove come longa manus dell’Iran per destabilizzare l’area medio orientale, distruggere gli Accordi di Abramo e impedire che possa essere realizzata la Via del Cotone.
Solo un allocco, ormai, o chi è in malafede, può credere che Hamas lavori per la liberazione della Palestina.
Hamas non è il rappresentante del popolo palestinese, ma una formazione politica e militare simile ad un esercito di ventura che agisce per scopi geopolitici che nulla hanno a che fare con gli interessi del popolo, non a caso impoverito e messo nella miseria, mentre le milizie al soldo del Qatar e dell’Iran spendono gli aiuti in armi e in residenze dorate.
A dire al verità, in un’intervista al New York Times a Doha in Qatar (sede dorata dei capi di Hamas), sono stati Khalil al-Hayya, membro del politburo del Movimento islamico e Taher El-Nounou, consulente per i media.
Era necessario “cambiare l’intera equazione e non solo avere uno scontro. Siamo riusciti a rimettere sul tavolo la questione palestinese, e ora nessuno nella regione è più tranquillo”: così Khalil al-Hayya, spiega lo scopo dell’attacco senza precedenti in Israele. “Spero che lo stato di guerra con Israele diventi permanente su tutti i confini e che il mondo arabo sia al nostro fianco”, gli ha fatto eco Taher El-Nounou, consigliere per i media di Hamas.
Un portavoce di Hamas nella striscia sostiene, nel frattempo, che la sola via per gli ostaggi è lo scambio di prigionieri. Abu Obeida, il portavoce delle Brigate al Qassam, ala militare di Hamas a Gaza, ha detto che “la strada unica ed evidente per la liberazione degli ostaggi è un accordo che preveda lo scambio di prigionieri totale o parziale”.
A dare ulteriore forza al messaggio inviato da Hamas sul NYT, arrivano le dichiarazioni iraniane, la vera testa del serpente.
Il ministro della Difesa dell’Iran, Mohammadreza Ashtiani, ha affermato ieri: “Il regime sionista occupante non raggiungerà nessuno dei suoi obiettivi a Gaza” e ha definito gli attacchi di Hamas contro Israele “un’operazione di successo che ha rivelato la falsità del potere sionista”. Il sostegno da parte degli Usa e di alcuni Paesi europei per Israele nella guerra a Gaza ha complicato la situazione nella regione, ha detto Ashtiani durante un incontro con l’ambasciatore turco a Teheran, Hicabi Kirlangic, come riporta Mehr. Il ministro iraniano ha anche lanciato un appello ai “governi islamici” affinché adottino misure pratiche contro Israele, come l’imposizione di sanzioni economiche e l’embargo sull’esportazione di energia e carburante.
Mentre Hamas e l’Iran lanciano messaggi sugli organi di stampa, la guerra nella Striscia continua, con una settantina di comandanti di Hamas, tra quelli di alto rango e quelli operativi sul campo, uccisi da Israele dall’inizio delle operazioni.
Il calcolo – basato su una stima estrapolata dai dati disponibili – è ricavato dalla lista fornita lo scorso fine ottobre dal portavoce militare che ha elencato circa 60 esponenti della fazione islamica, compresi membri dell’Ufficio politico di Hamas.
A questi se ne aggiungono altri 10 di cui negli ultimi giorni l’esercito ha dato notizia, relativi a comandanti militari di zona equivalenti a responsabili di battaglione o di brigata.
Dal G7 di Tokyo è arrivata ieri la condanna senza appello degli attacchi terroristici di Hamas e pieno riconoscimento a Israele a esercitare la sua “legittima difesa”, ma anche la richiesta a Tel Aviv di muoversi nel solco del diritto internazionale e di favorire “pause umanitarie che sono urgenti e necessarie”, evitando una escalation che danneggia solo la popolazione civile.
“Le pause e i corridoi umanitari per facilitare l’assistenza sono urgenti e necessarie”, si legge nel documento finale, così come urgente è “il movimento dei civili e il rilascio degli ostaggi”. Il G7 condanna anche “l’aumento della violenza estremista commessa dai coloni contro i palestinesi” e la definisce “inaccettabile perché mina la sicurezza in Cisgiordania e minaccia le prospettive di una pace duratura”. I membri del G7 inoltre, annunciano una serie di “sanzioni o altre misure nei confronti di Hamas”, per negargli “la capacità di raccogliere e utilizzare fondi per compiere atrocità”.
I G7, inoltre “si impegnano a lavorare a stretto contatto con i partner per preparare soluzioni sostenibili a lungo termine per Gaza: una soluzione a due Stati, che prevede che Israele e uno Stato palestinese vivano fianco a fianco in pace, sicurezza e riconoscimento reciproco, rimane l’unica via verso una pace giusta, duratura e sicura”.





