Home Opinioni GUIDO SALVINI, IL MAGISTARTO, L SUO APPELLO AI GIOVANI COLLEGHI

GUIDO SALVINI, IL MAGISTARTO, L SUO APPELLO AI GIOVANI COLLEGHI

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di Valter Vecellio
 
Guido Salvini, magistrato: ha condotto molte impegnative, importanti, inchieste che hanno richiesto dedizione, rigore; condotte spesso in solitudine, tra rancori e incomprensioni dei suoi stessi colleghi (una per tutte: quella sulla strage alla Banca dell’Agricoltura del 1969).
Salvini va in pensione, lascia l’incarico retto per molte decine di anni a palazzo di giustizia di Milano.
Da cittadino gli sono grato per quello che ha fatto, è riuscito a fare. E’ uno dei magistrati (non arrivo, nel conto, a completare le dita delle due mani) da cui sarei andato a cuor leggero se mi avesse convocato nel suo ufficio: sicuro che i miei diritti sarebbero stati garantiti e tutelati.
Da cittadino gli sono particolarmente grato per un’inchiesta: quella sull’inquinamento e il disastro ambientale provocato dalla libica Tamoil sul Po, all’altezza di Cremona. Iniziativa esemplare condotta da Sergio Ravelli, Gino Ruggeri e i radicali cremonesi. Hanno trovato in Salvini un magistrato sensibile e attento, rigoroso, che non si è fatto intimidire.
Salvini rivolge ai colleghi più giovani una sorta di appello che è un po’ il manifesto della sua vita, e anche per queste sue parole: grazie.
Ai giovani magistrati dico: siate curiosi e sensibili
Di Guido Salvini
I momenti più coinvolgenti di questi quarant’anni di lavoro sono stati certamente gli anni del terrorismo durante i quali con altri colleghi siamo riusciti a convincere centinaia di giovani ad abbandonare la lotta armata e a reinserirsi nella società. Così come sono state coinvolgenti, per me che ero studente all’epoca dei fatti, e le indagini che hanno consentito di dare una paternità storico-giudiziaria alla strage di piazza Fontana. Un momento certamente molto intenso è stata anche la scoperta dei responsabili dell’omicidio Ramelli che era una vittima serie B, lo stesso impegno che vi è stato per Fausto e Iaio per i quali purtroppo non sappiamo ancora la verità. Credo che i giovani colleghi di oggi siano molto preparati ma non basta conoscere le sentenze della Cassazione né fare bene i tre temi in un concorso per essere un buon giudice. Serve curiosità, conoscenza del mondo, sensibilità, capacità di parlare con gli avvocati e le parti e una cultura generale e spesso queste doti oggi sono insufficienti.
L’esempio è stato quello di mio padre che è stato Presidente della Corte d’assise negli anni ‘70-80, gli anni più difficili. Quello che ho sempre cercato di fare è avere cura dei processi piccoli come di quelli grandi che danno visibilità perché per l’imputato comune quel piccolo processo è il “suo” processo. Dopo il caso Palamara non è cambiato nulla, sono stati sanzionati solo coloro che erano presenti all’Hotel Champagne e pochi altri ma il core business delle correnti è rimasto quello di sempre, un nominificio. Io per prima cosa sposterei il Csm da Roma per ridurre le occasioni malsane di incontro. Per questo io mie sono sempre tenuto lontano dalle correnti. Del resto, penso che il lavoro del magistrato sia essenzialmente individuale, un esercizio di coscienza nel senso umanistico del termine e la presenza oppressiva di gruppi stabili di magistrati organizzati in partiti sia già di per sé una stortura. Allo stesso modo non sono mai stato interessato ad incarichi direttivi. Sono ruoli quasi sempre burocratici e quasi inutili. Invece quello che mi è sempre interessato è capire e intervenire sulla realtà della nostra città fare qualcosa di utile, tentare di trasformare qualcosa di male in bene.

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  • Redazione

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