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GLI USA ATTACCANO L’ISIS IN NIGERIA

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Attacco mirato contro l’Isis in Nigeria a Natale: operazione ad alta intensità e messaggio strategico

L’operazione militare condotta contro le forze jihadiste nel nord-est della Nigeria rappresenta uno degli interventi più robusti degli ultimi anni contro l’insorgenza legata allo Stato Islamico nell’area del Lago Ciad. A rivendicarne l’impostazione politica è stato Donald Trump, parlando di un’azione “potente e mortale” contro gruppi responsabili di massacri sistematici di civili cristiani.

Secondo fonti di sicurezza regionali, l’attacco ha preso di mira cellule operative dell’ISWAP, branca locale dello Islamic State, attiva principalmente nel Borno State. Parliamo di un’area grande quanto mezza Italia, dove operano tra i 3.000 e i 5.000 combattenti jihadisti, suddivisi in unità mobili da 50–150 uomini.

Dal punto di vista tecnico, l’operazione si sarebbe basata su tre asset chiave. Primo: intelligence multilivello, con sorveglianza satellitare e SIGINT per l’intercettazione delle comunicazioni. Secondo: droni armati MQ-9 Reaper, capaci di restare in volo oltre 27 ore, con un raggio operativo superiore ai 1.800 km e armati con missili AGM-114 Hellfire, dal costo unitario stimato tra 70.000 e 110.000 dollari. Terzo: supporto aereo tattico locale, con jet leggeri e velivoli d’attacco dell’aeronautica nigeriana impiegati per colpire obiettivi già “marcati”.

Le stime preliminari parlano della distruzione di almeno 3 campi logistici, depositi di armi leggere e munizioni, e di un centro di comando. Le perdite jihadiste, difficili da verificare in modo indipendente, oscillano tra 80 e 120 combattenti neutralizzati. Un numero significativo, se si considera che l’ISWAP perde mediamente 300–400 uomini l’anno tra combattimenti, diserzioni e operazioni antiterrorismo.

Il contesto resta drammatico. Dal 2015 a oggi, l’insorgenza jihadista nel nord della Nigeria ha causato oltre 35.000 morti e più di 2,5 milioni di sfollati interni. Solo nel 2024, secondo dati ONU, più del 60% degli attacchi contro civili ha avuto una matrice religiosa, con particolare accanimento contro villaggi cristiani.

L’operazione non è solo militare: è un segnale strategico. Introduce una deterrenza esplicita, lega la protezione delle minoranze religiose all’uso della forza e rafforza il ruolo della Nigeria come fronte avanzato della guerra al jihadismo in Africa occidentale. In una regione dove l’instabilità è ormai strutturale, il messaggio è chiaro: la soglia di tolleranza si è abbassata, e il prezzo dell’insorgenza si misura sempre più in termini militari, non negoziali.

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  • Redazione

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