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GLI SCONTRI DI BOLOGNA

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di Antonello Tomanelli
 
Vivendo a Bologna a due passi dalla stazione centrale, sabato pomeriggio ho voluto vedere coi miei occhi cosa stava accadendo. Ho raggiungo lo spiazzo dove erano concentrati, all’imbocco della Galleria 2 Agosto, quelli di CasaPound, le «300 camice nere» alle quali il sindaco di Bologna, il wokissimo Matteo Lepore, ha dato una insperata visibilità. In realtà, si trattava soltanto di uno sparuto gruppo di scappati di casa, età media 50 anni, inavvicinabili agli estranei. Alcune teste rasate, altre tinte con un effetto lontano da quello sperato, tanti tricolori, slogan ormai consunti. Rapporti cordiali con le forze dell’ordine, tanto che a volte si faceva fatica a distinguere i due schieramenti.
Dall’altro lato della piazza, la contromanifestazione dei centri sociali, ovvero le «zecche rosse» di Salvini. Età media molto più bassa, bandiere della Palestina tante quanti gli slogan contro Israele, buona componente araba, aggressività manifesta, tensione alle stelle. Più che cariche, ci sono stati tentativi di sfondamento del cordone di polizia eretto per evitare contatti con i fascisti di CasaPound, che erano lì a un tiro di fionda. I celerini sembravano timorosi, non dei manifestanti, ma delle interrogazioni parlamentari che sarebbero fioccate per una manganellata su una mano.
Tenendomi alla estrema periferia di quest’ultima manifestazione, mi sono finto totalmente a digiuno di informazioni sul conflitto israelo-palestinese. Ne è venuta fuori una piccola diatriba tra chi sosteneva che Israele è stato fondato nel 1967 dopo una dimezzata «guerra dei tre giorni», e chi invece diceva che Israele non è ancora uno Stato: «proprio per questo si parla sempre di due popoli due Stati», ha chiosato una giovane ragazza italiana che indossava una gigantesca kefiah come fosse un hjiab.
Però questi votano. E lo si è ben capito ascoltando nei talk show quelli del Pd, che non se la sono proprio sentita di stigmatizzarli, riuscendo sempre a dirottare il discorso su chi ha autorizzato la manifestazione di CasaPound proprio a ridosso del luogo in cui si consumò la più efferata strage italiana dai tempi della seconda guerra mondiale.
Insomma, mentre il PCI i centri sociali li sgomberava, ed era il più grande partito di sinistra del mondo occidentale, oggi il Pd si è ridotto ad eleggerli a serbatoio di voti. Trova le differenze.

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  • Redazione

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