di Sergio Restelli
Siamo milioni di individui, monadi abituate a fare da sé, spesso ignorando il resto del panorama. L’Italia, storicamente, sembra sfuggire a grandi analisi di sistema. Quindi prima di trarre conclusioni sulle conseguenze sociali e politiche dell’impoverimento del Paese, è importante capire quanti cittadini stiano effettivamente vivendo una situazione peggiore.
Si ritiene che il numero di coloro che stanno affrontando difficoltà finanziarie sia inferiore a quanto si possa pensare. Spesso si sottovaluta tutto ciò che sta al di sotto delle macro-teorie, ignorando le realtà individuali.Tuttavia, i numeri parlano chiaro e mostrano una situazione preoccupante. Le rate non pagate per 15 miliardi di euro, i risparmi erosi dall’inflazione per 90 miliardi di euro e i salari inferiori rispetto ad altri paesi europei rappresentano sfide concrete. Inoltre, l’esclusione dei giovani e delle donne dal mercato del lavoro è una forma di disuguaglianza che non possiamo ignorare.
Il tema delle disuguaglianze spesso viene affrontato in modo ideologico, dimenticando che lo sviluppo non è mai equilibrato durante le fasi di transizione. Tuttavia, va presa seriamente la questione delle disuguaglianze e impegnarci attivamente per ridurle. L’Italia è sempre stata nota per la sua abilità nel sapersi adattare ai nuovi contesti, anche attraverso i cosiddetti “lavoretti” che oggi vengono disprezzati. Nonostante questi lavori possano sembrare poco remunerativi e di scarso impatto sulla ricchezza collettiva, per molti rappresentano una realtà normale.
Non si può accettare l’idea che arrangiarsi sia l’unica soluzione. Il sistema disordinato e l’assenza di premi al merito sono sicuramente problemi significativi. La mentalità dell’arrangiarsi continua, richiama a paesi meno sviluppati e, sebbene possa avere funzionato fino a un certo punto, escluderla dalla nostra analisi dell’Italia sarebbe un errore e non si vede al momento un rischio di trasformazione del disagio sociale in rabbia politica. Infatti, la diminuzione del saldo sul conto corrente non è sufficiente a scatenare una reazione di tale portata.
Il laureato che si trova a lavorare come rider o l’impiegato che lascia il lavoro per una maggiore tranquillità potrebbero essere considerati impoveriti da un punto di vista economico e sociologico, ma probabilmente non si sentono traditi. Semplicemente, il loro orizzonte è cambiato, adattandosi alla nuova realtà. L’unico momento in cui abbiamo visto un’esplosione di rancore è stato con il successo del Movimento 5 Stelle, e non a caso era legato a una serie di sentimenti di tradimento.
Era la rabbia che seguiva il lutto per tutto ciò che si era sognato ma che non si era avuto: un matrimonio come quello dei nonni, una carriera, i soldi. Da qui è scaturito un forte senso di frustrazione e ribellione. Tuttavia, quella reazione non è durata nel tempo perché chi ha cavalcato quella fase populista ha commesso l’errore di non capire che, a lungo andare, gli italiani non vogliono interrompere le relazioni, ma utilizzarle per migliorare la propria situazione personale.
Nella situazione attuale i populisti non stanno vincendo, almeno non nella loro interezza. La destra guidata da Giorgia Meloni può essere considerata solo parzialmente populista. Gli italiani si sono stancati rapidamente del populismo perché, come individui, hanno bisogno di prendersi cura del loro piccolo frammento di Paese e concentrarsi su ciò che è più vicino a loro.
Perciò, una “bonaccia meloniana”, una fase di ritiro dopo il periodo di rancore, in cui viene premiato chi promuove un senso di sicurezza e protezione all’interno del proprio recinto e cortile di casa.
E’ importante sottolineare che questa visione non affronta la questione della povertà e delle disuguaglianze, anzi potrebbe addirittura accentuarle. La bonaccia meloniana si concentra principalmente sugli scontri di potere, come quelli con la magistratura, l’Europa o la Banca Centrale Europea.
Queste tematiche sono sovrastrutturali e distanti dalla vita quotidiana degli italiani. Attaccare personaggi come Christine Lagarde, per esempio, può sembrare giustificato, ma non risolve i problemi reali delle persone che non riescono a pagare il mutuo.
Non si può generare rabbia contro realtà così distanti,è quindi necessario analizzare attentamente le disuguaglianze e le sfide che l’Italia sta affrontando. Non vanno ignorati i numeri e i dati che dimostrano l’esistenza di problemi strutturali nel paese. Le disuguaglianze non possono essere trattate solo come un’ideologia, ma vanno affrontate con azioni concrete, politiche inclusive e investimenti mirati.
È necessario creare un futuro più equo per tutti gli italiani,rispondendo ai problemi reali e promuovendo una maggiore giustizia sociale.




