Home Opinioni “GIÙ LA MASCHERA “ NEL MONDO TV SIAMO NEL REGNO DELLA CONFUSIONE

“GIÙ LA MASCHERA “ NEL MONDO TV SIAMO NEL REGNO DELLA CONFUSIONE

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La pedagogia del mondo delle tv non smette un solo minuto di dimostrare una logica di scarso rispetto per un confronto civile da proporre al pubblico che paga il canone tramite la bolletta della luce: un’azione obbligata per legge degna di un regime .
Lo stile di governo dell’informazione, permanentemente scarso, se non addirittura professionalmente scadente, giornalmente presenta una spocchia in quanto pretende di operare senza il principio di un onesto esame di realtà sui fatti anche scabrosi che di giorno in giorno accadono . Ancor meno su questioni che riguardano le vicende istituzionali gravi,  come è stata la vicenda del Covid e di conseguenza la vicenda della gestione strampalata dei vaccini, tanto in sede italiana come in quella della presidente Ursula Von der Leyen.
Alla cultura della civile verifica dei fatti, anche attraverso un pluralistico dibattito pubblico, segno di reale rispetto della pratica democratica, assistiamo alla sostituzione esclusivamente di una ricerca di protezioni istituzionali ai massimi livelli, sostenuta da una televisione che dovrebbe operare all’opposto nella direzione di un informazione pluralistica e trasparente verso il pubblico, assumendola come obbiettivo prioritario .
Seminare paura con la complicità delle più alte cariche istituzionali è stata nel passato la bussola politica costante che ha lacerato l’opinione pubblica .
È in questo contesto che è inserita, nell’attuale gestione del consiglio di amministrazione Rai, espressione di una compagine di governo di centro destra, la rimozione di una trasmissione dal titolo “Giù la maschera “, voluta e gestita dal ex presidente Rai Marcello Foa con un uno staff professionale  di prim’ordine composto da giornalisti in grado di praticare una corretta informazione basata sulla ricerca e l’attuazione di verifiche dei fatti e delle notizie fuori dai canoni della becera propaganda.
La cultura scientifica da sempre ha il suo cardine di ricerca fondato sul dubbio e sulla verifica ,mai ha avuto il suo cardine sulla centralità nella cultura della paura diffusa irresponsabilmente a piene mani in modo istituzionale .
“Giù la maschera “ indubbiamente era un esempio di comunicazione professionale che disturbava le élite non poco .
Oggi molti di questi nodi arrivano al pettine: manipolazioni di verbali sulla questione della strampalata gestione dell’ epidemia, ampi interessi finanziari intrecciati .
Nodi che inducevano ad una doverosa e sensata azione di trasparenza in profondità su responsabilità precise e documentate .
E qui però sta il problema di fondo ,dove emergono i veri mali di un’informazione cialtrona e fideistica che rifiuta il fronte della verifica.
Assistiamo ignominiosamente ad azioni di ingannevole rimozione di ogni forma approfondimento anche attraverso un pluralismo di voci su fatti che debbono  essere indagati con onestà intellettuale, rifuggendo da furbizie e credenze ideologiche.
La tv pubblica non può essere governata da trasformisti opportunisti ,cacicchi servitori di lungo corso dediti ad addormentare un pubblico che pure ha potere elettorale e a censurare programmi culturalmente pluralistici e per questo scomodi.
Ecco perché il segno delle parole ha un valore che va portato al cuore dei fatti e non certamente narcotizzato per operazioni di puro tatticismo buono solo per i convegni come quello tenutosi in questi giorni a Rimini .
Servono come il pane giornalisti con la schiena diritta, che rifiutano di fare i camerieri su ogni frontiera coprendosi con lo schema delle agenzie nate nel solco della cultura inglese colonialistica a servizio della corona, riprodotta acriticamente anche nel nostro paese.
Ecco il sintomo di un’ubriacatura ideologica che ha la pretesa di edulcorare la realtà ,una vergogna da correggere con la dovuta priorità .
Quando la platea della stampa fa veramente pietà è quando i giornalisti arretrano a scambiare il fallimento del loro sistema pensionistico e in pratica accettano nella sostanza  lo scambio di bassi servizi ,mettendo i loro debiti nel calderone dell’INPS – alternativa all’attuazione delle norme di legge previste -per salvare i loro artificiosi privilegi pensionistici in cambio di penosa benevola sottomissione alle istituzioni ad ogni livello .
Va pur ricordato che il tutto si è svolto sotto il segno della presidenza del consiglio di Mario Draghi e il sostegno di Sergio Mattarella sull’intervento del fallimento. Era quello dove si assisteva ai rimbalzi degli applausi preventivi dei giornalisti a servizio permanente ad ogni gesto di Mario Draghi.
Come si addomestica la libertà. Ecco una significativa dimostrazione. E’ così che si implementa il trasformismo politico e culturale e con esso di conseguenza mille disastri che su questa strada non può produrre un vero ricambio di percorso per una futura classe dirigente del Paese.
Ricordava D.J.Vance a Monaco che la democrazia si pratica non ci si limita a declamarla.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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