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GIOVANNI O ENRICO TOTI?

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di Gianvito Caldararo

La storia di Enrico Toti, l’eroe bersagliere che lanciò la sua stampella verso il nemico al grido, in dialetto romano,” io non moro (io non muoio ), è una storia commovente, al quale eroe fu concessa la medaglia d’oro al valor militare. Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, dopo un estenuante interrogatorio di oltre otto ore davanti ai Pm Federico Manotti e Luca Monteverde, insieme all’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, ha depositato una memoria di ben 17 pagine a corredo dell’interrogatorio. Una memoria con la quale Toti, dichiara l’intenzione di ” spiegare le linee politiche e morali che, da quanto ho assunto l’onere di guidare la Regione Liguria, hanno sempre informato l’attività perseguita dalla Giunta regionale nella unica prospettiva di servire il bene e l’interesse comune dei cittadini liguri e delle loro istituzioni”.

Siamo in presenza di un Toti non avvilito, ma di chi afferma, con ferma e tenacia determinazione: “di non volersi sottrarsi al Vostro esame, ma oggi, così come in futuro, vi è da parte mia la ferma volontà di collaborare, con trasparenza ed onestà, alla ricostruzione della Verità nel supremo interesse della Giustizia, per restituire alla mia figura di uomo e di servitore dello Stato la dignità che ho costantemente cercato di preservare”. Una dichiarazione che sembra voler evidenziare la sua piena adesione e condivisione al rispetto dell’articolo 54 della Costituzione, ribadita sottolineando che “nel mio percorso politico ho sempre perseguito l’interesse pubblico il quale è il fine unico ed ultimo della mia azione politica”; sottolinea, peraltro, con vigore che “tale fine è seguito, come costantemente rivendicato dal programma  della maggioranza che mi sostiene, non già mediante la contrapposizione con le rivendicazioni dei privati, quanto piuttosto attraverso la veicolazione di queste verso l’interesse della collettività e del territorio, modalità con la quale si realizza la migliore essenza dell’interesse pubblico”.

Toti, quindi, che rivendica con forza la sua capacità di mediazione e non di subalternità agli interessi del mondo imprenditoriale. Infatti, rivendica di aderire e porre in essere il pensiero liberale, affermando: “che rappresenta il faro della nostra azione politica, che vede, infatti, nell’attività privata non già un fattore egoistico da contrastare ma una risorsa che, lasciata crescere nel rispetto delle regole, rappresenta un valore aggiunto per la collettività quale primario elemento di sviluppo sociale ed economico”. E quando affronta il rapporto tra amministrazione e imprese, non manca di sottolineare, che si è in presenza di “una visione di ampio respiro, che abbraccia tutto l’arco della mia presidenza, che si può apprezzare la nostra visione politica e comprendere appieno come tutte le azioni (anche quelle contestate) siano state ispirate, certamente dalla giusta attenzione verso le imprese operanti sul territorio, ma nell’unica prospettiva della tutela dell’interesse collettivo e del suo progresso”.

Toti, ribadisce con ferma convinzione, che tutte le imprese sono state trattate “con la medesima attenzione, nel postulato assoluto per cui ogni iniziativa imprenditoriale, purché non in contrasto con le leggi o con regole di mercato codificate, si possa considerare di interesse pubblico, portando sul territorio ricchezza e lavoro, in forma diretta ed indiretta”. Riguardo la trasparenza, afferma: “la mia azione è sempre stata tesa alla tutela della dignità e del lustro della Regione Liguria e delle istituzioni”. Non manca, altresì,  di affrontare i famosi incontri sullo yacht dell’imprenditore Spinelli, ai quali viene dato risalto, evidenziando quasi fosse un luogo nascosto e lussuoso di piacere. Basta conoscere le abitudini di vita e di lavoro di Spinelli per sapere che la barca è da sempre utilizzata come succursale dell’ufficio, essendo essa più vicina fisicamente ai terminal del Gruppo della abitazione di Spinelli.

La memoria riporta un lungo elenco delle attività di mediazione e di interventi tutti tesi all’interesse pubblico del territorio, in direzione e senza discriminazione sia nei confronti delle imprese finanziatrici del suo movimento politico e sia di quelle che non contribuivano al suo finanziamento. Non manca di evidenziare che il suo telefonino era sempre con sé, dal momento che voleva essere sempre reperibile.

Siamo di fronte ad un Toti pronto a lottare per difendere se stesso e la sua maggioranza, la sua dignità e la sua azione politica. Il centrodestra è in una fase di attesa ed è molto cauta nei confronti della magistratura. Le decisioni dipenderanno dall’esito delle elezioni europee. Un eventuale successo allontaneranno le dimissioni di Toti, mentre un deludente risultato eviterà lo scontro con la magistratura e Toti sarà dimissionato e lasciato solo a difendersi davanti ai giudici. E chissà se come l’eroe della prima guerra mondiale riuscirà ad essere destinatario di una medaglia d’oro, oppure, dopo anni di un lungo processo, sarà condannato o assolto. Al momento sembra deciso a resistere……resistere……resistere…….

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  • Redazione

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