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GIORGIA, “SARÒ SEMPRE E SOLO UNA DI VOI”

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A chi osserva le dinamiche della politica non da credente, da tifoso o da accasato, ma con l’intento di capire cosa accade, anche per capire, per quanto è possibile, quando accadrà, il discorso di Giorgia Meloni a Pescara segna una svolta significativa nella politica italiana.

Giorgia Meloni, con un colpo comunicativo magistrale, nell’annunciare la sua candidatura alle elezioni europee, ha detto di mettere sulla scheda solo il suo nome.

“Solo Giorgia, il mio nome di battesimo” perché “io sarò sempre e solo una di voi, una del popolo”.

In un colpo solo identità personale, identità religiosa, identità popolare.

Sulla scheda elettorale ci sarà “Giorgia Meloni detta Giorgia”, dicitura che consentirà di indicare come preferenza solo il nome.

Non si sentiva da tempo una così netta rivendicazione orgogliosa di essere del popolo, perché da troppo tempo la sinistra, che doveva essere del popolo, per il popolo e con il popolo, ha preferito, sul piano generale, accomodarsi nel vassallaggio della finanza speculativa, fino a mettersi in modo aperto, direi spudorato, con George Soros, finanziere speculativo, autonominatosi filantropo; l’ungaro americano di origine ebraica che, come ha scritto Roberto Pecchioli (autore di George Soros e la Open Society) su questo giornale “confiscava beni ai suoi correligionari”.

Di Gyorgy Schwartz, il nome originale di Soros, così scrive, in George Soros e la Open Society, Roberto Pecchioli: “Fu forse il padre a instillare per primo nel piccolo Gyorgy il cosmopolitismo e il fastidio per le identità che diverrà uno dei suoi tratti caratteristici. L’occupazione nazista costrinse la famiglia a numerosi spostamenti e il giovanissimo Soros fu fatto passare per il figlioccio cristiano di un collaboratore degli occupanti impegnato nella confisca dei beni della fiorente comunità israelitica. Questa macchia giovanile gli è stata spesso rimproverata, ma non ci sentiamo di addossare particolari responsabilità a un adolescente che cercò senza dubbio di destreggiarsi senza eccessivi scrupoli nella bufera con l’aiuto del padre. Pure, è stupefacente che, in un’intervista al canale Fox News dell’11 novembre 2010, egli abbia considerato quei drammatici giorni «probabilmente il periodo più felice della mia vita»”.

A proposito di identità. Ci sarà pure una differenza tra chi si sente orgogliosa di essere del popolo “sarò sempre e solo una di voi” e chi ha ripudiato quell’essere “uno di voi”, ossia di essere ebreo, che ha scelto di martoriare i suoi simili e che nel 2010 ha considerato quel periodo di ignominioso tradimento della sua identità «probabilmente il periodo più felice della mia vita».

Gli antifascisti, antinazisti che prendono i soldi di Soros non sentono intorno ai quei soldi l’odore acre dei forni crematori?

Evidentemente, la sinistra che si alimenta di profumi, possibilmente taccheggiati in duty free aeroportuali, ha il naso condizionato. Del resto, l’antica locuzione latina: “Pecunia non olet” è rassicurante per le elevate menti delle élite che si considerano antropologicamente superiori.

Come sempre l’armocromica segretaria del Pd non ha capito la portata del messaggio mediatico e ha commentato pigolando: “Ieri ho ascoltato Giorgia Meloni: non ha parlato di sanità pubblica, di salari bassi e di precarietà. Non ha parlato di 5 milioni di lavoratori in attesa del rinnovo del contratto. Ha parlato del Paese delle meraviglie, la gente fa fatica a far la spesa. Questa è la realtà, forse Giorgia Meloni fa fatica a vederla, chiusa nel suo palazzo”.

La segretaria del Pd, reduce dalle campagne elettorali dei Dem Usa, dovrebbe ricordare che il progressismo californiano, al quale si riferiscono i progressisti italiani ed europei, si fonda sullo sfruttamento della manodopera.

“Vasti settori dell’industria e dell’agricoltura californiana – scrive su Domino 4/2024 Alberto Marcelli – sono divenuti dipendenti dalla continua e copiosa disponibilità di manodopera ispanica a prezzi stracciati. Questo ha permesso alle multinazionali statunitensi di produrre a basso costo aprendo maquiladoras oltre confine, pagando i lavoratori messicani salari più bassi e risparmiando sui dazi”.

Le maquiladoras messicane sono stabilimenti industriali posseduti o controllati da soggetti stranieri in cui avvengono trasformazioni o assemblaggi di componenti temporaneamente importati in Messico in un regime di duty free (esenzione fiscale).

La California, oltre ad essere il mondo distopico che si è lanciato nel green, che diffonde il woke, che punta ad una mentalità post-storica (cosa voglia dire lo sanno solo i possessori di menti superiori) è anche il laboratorio dal quale è partita la globalizzazione e la delocalizzazione delle aziende in luoghi di schiavitù, dove i diritti di chi lavora, ossia del popolo, non esistono.

Guarda caso il progressismo non vuole muri, perché la manodopera a basso costo fa comodo alla fabbrica delle menzogne che dimentica, guarda caso, che la costruzione dei primi mille chilometri della barriera, il Secure Fence Act, fu votato dagli allora senatori Hillary Clinton e Barack Obama.

Che la sinistra sia allo sbando, in tutti i sensi, lo si era capito.

Lo ha capito anche Giorgia Meloni che con un colpo d’ala comunicativo, degno di un’aquila al cospetto di un pollaio, ha detto una verità rivoluzionaria: “Io sono io”.

Non solo, ma io che so di essere io, so anche da dove vengo, ossia dal popolo e non ho intenzione di entrare nel trasformismo in base al quale la politica serve a cambiare censo.

Ovviamente, alcuni intellettuali antifascisti compileranno monologhi e altri cercheranno di capire quanto sia nazista nell’anima Giorgia Meloni, perché non si rassegnano ad avere di fronte una che dice: “Io sarò sempre e solo una di voi, una del popolo”, mentre i sinistri, per stare in ambiente romano, sentendosi il Marchese del Grillo, leccapiedi del Papa, dicono al popolo: “Mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un cazzo”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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