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GIOCO A SCARICA BARILE SULLA PELLE DEL MONDO

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Ormai la vicenda del conflitto tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza sta assumendo delle caratteristiche assurde: una sorta di gioco scaricabarile, dove si è persa la realtà a favore della propaganda e dell’incrocio delle narrazioni che, evidentemente, contengono, da ambo le parti, tutto fuorché la verità.

Israele sostiene che Hamas finge di trattare e forse ha ragione, se si considera che probabilmente gli ostaggi sono ridotti a qualche unità, essendo la maggioranza di loro morti da tempo.

Questa è una verità indicibile per Hamas, che si trova senza carte per la trattativa ed è indicibile anche per Israele, che sugli ostaggi ha puntato gran parte della tenuta interna.

Se Israele sostiene che Hamas finge ed è inaffidabile, il quotidiano israeliano Haaretz riferisce che un alto funzionario di Hamas ha accusato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di aver riportato al punto di partenza i negoziati per il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza.

Il funzionario ha dichiarato al quotidiano del Qatar The New  Arab che Netanyahu ha fatto questo per guadagnare tempo ed ha affermato che “le famiglie degli ostaggi devono sapere che l’ultimo round di negoziati è l’ultima possibilità di riportare indietro i loro figli”.

Il fatto è che non c’è niente di chiaro.

Martedì sera, più di un giorno dopo che Hamas aveva affermato di aver approvato quella che a suo dire era la proposta dei mediatori egiziani e del Qatar “riguardante un accordo di cessate il fuoco”, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Matthew Miller ha finalmente dichiarato pubblicamente: “Non è quello che hanno fatto”. Piuttosto, ha detto Miller, “hanno risposto con emendamenti o con una controproposta”. Gli Stati Uniti, ha detto, stanno “lavorando sui dettagli adesso”.

“In effetti – scrive The Times of Israel – un attento esame del documento di Hamas, così come emesso in arabo dallo stesso gruppo terroristico, mostra che, lungi dal contenere “emendamenti” o una controproposta anche lontanamente praticabile, è costruito con sofisticatezza incendiaria per garantire che Hamas sopravviva alla guerra e riconquisti la propria posizione. Controllo su tutta la Striscia di Gaza”.

In buona sostanza il gioco a scaricabarile continua, con una finzione esasperante relativa ad un possibile accordo che non c’è e, probabilmente, non ci sarà, perché prima ci sarà stata la definitiva operazione di ripulitura della Striscia.

Nel frattempo il vice direttore per gli Affari a Gaza dell’agenzia Onu Unrwa, Scott Anderson, ha detto alla CNN che “circa 50 mila persone” hanno lasciato la città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, nelle ultime 48 ore dopo l’ordine di evacuazione arrivato da Israele.

“Li abbiamo visti – ha aggiunto Anderson – andare a Khan Younis, alcuni sono andati nell’area umanitaria ampliata di Al-Mawasi, altri sono andati a Deir al-Balah”.

Il quotidiano israeliano Haaretz ha riportato che l’Idf sta continuando ad operare nella parte orientale di Rafah e ha anche riferito che durante la riunione del gabinetto di guerra di giovedì scorso, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha proposto di avviare l’operazione militare a Rafah il prima possibile e di portarne avanti i preparativi. Lo avrebbe fatto, scrive Haaretz, nonostante le valutazioni degli alti funzionari israeliani secondo cui Hamas era vicino ad accettare il rilascio degli ostaggi e un cessate il fuoco.

Quale sia la verità nessuno lo sa.

Hamas ha reso noto che i suoi combattenti stanno combattendo contro le truppe israeliane a est di Rafah.

Altra questione nebbiosa.

Secondo quanto ha affermato un alto funzionario statunitense, gli Stati Uniti hanno sospeso la consegna di un carico di bombe dopo la mancata risposta di Israele alle “preoccupazioni” di Washington in merito all’annunciata offensiva su Rafah, nel sud della Striscia di Gaza.

“Abbiamo sospeso la consegna di una spedizione di armi” a Israele, ha aggiunto il funzionario, “la scorsa settimana: si tratta di 1.800 bombe da 910 chili e 1.700 bombe da 225 chili”.

Sospensione confermata dal Segretario alla Difesa Lloyd Austin che, come scrive ancora Haaretz , è il primo alto funzionario statunitense a confermare pubblicamente di aver messo in pausa un trasferimento di armi a Israele per le preoccupazioni legate all’operazione militare a Rafah

Austin ha detto che gli Stati Uniti sono stati chiari fin dall’inizio sul fatto che Israele deve rendere conto dei civili a Rafah.  

Queste le dichiarazioni pubbliche.

Daniel Hagari, portavoce dell’IDF, minimizza il ritardo nelle spedizioni di armi statunitensi e afferma che i disaccordi si sono risolti privatamente.

Anche qui tra realtà e propaganda c’è di mezzo il mare.

E a proposito di mare, gli aiuti diretti a Gaza ora sono caricati su nave a Cipro dopo il completamento del molo statunitense che ha dato un porto alla Striscia.

Equivoche anche le dichiarazioni di Joe Biden, il quale ha detto che comunque, anche se c’è disaccordo tra Washington e Tel Aviv, il sostegno a Israele non è in discussione.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden martedì ha espresso la sua condanna più energica fino ad oggi delle proteste anti-israeliane nei campus, che hanno fatto esplodere una “feroce ondata” di antisemitismo e negazione delle atrocità di Hamas del 7 ottobre.

“Non 75 anni dopo, ma solo sette mesi e mezzo dopo, e la gente sta già dimenticando, sta già dimenticando che Hamas ha scatenato questo terrore, che è stato Hamas a brutalizzare gli israeliani, che è stato Hamas a prendere e continua a tenere ostaggi”, ha detto Biden in un discorso alla commemorazione annuale del Museo Memoriale dell’Olocausto degli Stati Uniti.

“Io non l’ho dimenticato, e nemmeno tu. E non dimenticheremo”, ha aggiunto.

Peccato che a finanziare le proteste nei campus, oltre al Qatar e all’Iran, ci siano gli stessi miliardari che finanziano i Democratici: i soliti Soros, Gates, ecc..

In effetti la maggioranza degli oltre 2.000 arrestati nelle ultime settimane non erano in realtà studenti universitari e un sondaggio pubblicato martedì sul sito di notizie Axios ha rivelato che solo l’8% degli studenti ha partecipato alle proteste. I 1.250 intervistati hanno classificato il Medio Oriente come il meno importante tra le altre nove questioni che tengono a mente durante il voto.

Gli ultimi avvenimenti, comunque, confermano che Israele non ha alcuna intenzione di concedere spazio ad Hamas per riorganizzarsi.

L’esercito israeliano ha preso il controllo a Gaza del valico di Rafah con l’Egitto con un’operazione fulminea, isolando di fatto la Striscia dove, oltre Rafah, sono chiusi anche il valico di Erez (al nord) e quello di Kerem Shalom (a sud), colpito nei giorni scorsi da Hamas con il tiro dei mortai.

Il valico di Rafah è praticamente l’unico punto di uscita da Gaza verso il mondo esterno, dove finora sono transitati aiuti e persone evacuate verso il Sinai egiziano.

Tra una dichiarazione e l’altra, tra una bugia e l’altra, la gente muore.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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