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GERMANIA, UNA LEZIONE ELETTORALE

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di Marco Palombi

Le recenti elezioni in Germania del 2024 hanno segnato un’importante evoluzione nel panorama politico del paese. L’Alternativa per la Germania (AfD), il partito di estrema destra, ha ottenuto un risultato significativo, diventando il secondo partito più votato con circa il 23% dei voti. Questo risultato conferma l’ascesa costante dell’AfD, che ha guadagnato terreno soprattutto nelle regioni dell’est della Germania, dove è riuscita a superare la CDU in alcune aree chiave.

D’altra parte, la CDU (Unione Cristiano-Democratica), tradizionalmente uno dei principali partiti di centrodestra in Germania, è riuscita a mantenere il primo posto con circa il 28% dei voti, ma ha visto un calo rispetto ai risultati precedenti. Questo ha costretto la CDU a esplorare nuove alleanze per formare un governo stabile, data la frammentazione del voto.

La SPD, il Partito Socialdemocratico, ha subito un ulteriore declino, posizionandosi al terzo posto con circa il 17% dei voti, evidenziando la crisi di consenso che sta attraversando.

In questo contesto, il sistema elettorale tedesco, basato sulla rappresentanza proporzionale, ha ancora una volta portato alla necessità di formare coalizioni per governare. La CDU dovrà negoziare con altre forze politiche, probabilmente con i Verdi e i Liberali, per evitare l’influenza crescente dell’AfD, che continua a essere considerata inaccettabile dagli altri principali partiti.

Questa situazione riflette una dinamica simile a quella delle precedenti elezioni, dove il compromesso tra diverse forze politiche ha portato alla formazione di governi di coalizione.

Le elezioni federali in Germania del 2021 hanno visto la vittoria del Partito Socialdemocratico (SPD), che ha ottenuto il 25,7% dei voti, seguito dall’Unione Cristiano-Democratica (CDU/CSU) con il 24,1%. L’Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra, ha ottenuto il 10,3% dei voti, assicurandosi 83 seggi nel Bundestag.

Nonostante il calo rispetto al 12,6% delle elezioni del 2017, l’AfD ha mantenuto una presenza significativa in parlamento, ma è stato completamente escluso dalle trattative per la formazione del governo, a causa del rifiuto delle altre forze politiche di coalizzarsi con loro.

Nelle elezioni legislative francesi del 2024, Marine Le Pen e il Rassemblement National (RN) hanno ottenuto un notevole successo, conquistando tra 134 e 152 seggi all’Assemblée Nationale. Tuttavia, nonostante questo progresso, il RN non è riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per governare.

Emmanuel Macron, con la sua coalizione Ensemble, ha subito una significativa perdita di seggi, scendendo dai 245 ottenuti nel 2022 a un massimo di 163 seggi nel 2024. Questo risultato ha evidenziato una perdita di sostegno popolare durante il suo secondo mandato, caratterizzato da crescenti tensioni politiche.

Per evitare che il RN ottenesse un’influenza eccessiva, Macron ha dovuto cercare alleanze nel ballottaggio, dando vita a un “Fronte Repubblicano” con il ritiro strategico di alcuni candidati per consolidare i voti contro Le Pen. Queste alleanze, necessarie per mantenere la stabilità politica, sono state frutto di compromessi significativi.

Uno di questi riguarda la riforma delle pensioni, dove Macron ha dovuto attenuare la sua posizione originaria sull’innalzamento dell’età pensionabile, un punto contestato dai partiti di sinistra del NFP.

Inoltre, vi sono stati compromessi sulla spesa pubblica e sulle politiche sociali, dove Macron ha accettato di aumentare gli investimenti in programmi di welfare e in politiche ambientali più aggressive, in linea con le richieste del NFP.

Questi compromessi hanno anche coinvolto il settore dell’istruzione e del lavoro, dove Macron ha dovuto accettare alcune delle proposte del NFP volte a proteggere i diritti dei lavoratori e a promuovere un sistema educativo più equo, rispondendo così alle pressioni dei sindacati e dei movimenti giovanili, tradizionalmente sostenuti dalla sinistra. Questi aggiustamenti alle sue politiche iniziali erano necessari per ottenere il supporto del NFP, ma hanno portato a una diluizione delle proposte originarie di Macron, suscitando insoddisfazione tra alcuni dei suoi elettori più centristi

Sia in Germania che in Francia, emerge un modello comune: i partiti di estrema destra, nonostante ottengano una quota significativa di voti, non riescono a tradurre questo successo elettorale in potere governativo.

In entrambi i paesi, i sistemi elettorali sembrano progettati per limitare l’accesso al potere delle forze politiche ai margini dell’emiciclo, mantenendo una maggiore stabilità nel sistema politico.

Il meccanismo principale di questo modello risiede nella struttura dei sistemi elettorali in Germania e Francia.

In Germania, il sistema proporzionale misto con una soglia del 5% per l’ingresso al Bundestag impedisce ai piccoli partiti di entrare facilmente in parlamento.

In Francia, il sistema a doppio turno obbliga i candidati a ottenere la maggioranza assoluta nel secondo turno, il che favorisce le alleanze tra partiti moderati per evitare la vittoria di candidati terzi.

Questi sistemi elettorali non solo limitano il potere delle forze estreme, ma, come abbiamo visto, obbligano anche i partiti a formare coalizioni per governare.

In Germania, nessun partito ha mai ottenuto la maggioranza assoluta dal dopoguerra, rendendo necessarie le coalizioni per formare un governo. In Francia, anche se il sistema presidenziale è più centralizzato, le elezioni legislative seguono lo stesso principio, obbligando i partiti a cercare alleanze per garantire una maggioranza parlamentare.

Tuttavia, la formazione di coalizioni può talvolta violare la volontà degli elettori.

Quando il Partito Socialdemocratico (SPD) in Germania si è alleato con la CDU/CSU per formare una “Große Koalition” (grande coalizione), molti elettori di entrambi i partiti hanno espresso delusione. Questo malcontento derivava dal fatto che, per governare insieme, i due partiti hanno dovuto fare compromessi significativi che hanno spesso diluito le posizioni più distintive che avevano promesso durante la campagna elettorale.

Ad esempio, l’SPD, tradizionalmente orientato verso politiche sociali più progressiste, ha dovuto moderare le sue proposte in materia di welfare e mercato del lavoro per ottenere l’accordo della CDU/CSU, che invece sostiene un approccio più conservatore ed economico-liberale. Questo ha portato a politiche che non riflettevano pienamente le aspettative degli elettori dell’SPD, che speravano in riforme più incisive e progressiste.

Dall’altro lato, anche gli elettori della CDU/CSU si sono sentiti insoddisfatti, poiché la necessità di governare con l’SPD ha costretto il partito a fare concessioni su questioni fiscali e di sicurezza, due temi centrali per l’elettorato conservatore.

Per questo la “Große Koalition” è stata percepita da molti elettori come un governo che, pur mantenendo la stabilità, ha sacrificato la chiarezza e la coerenza delle politiche promesse da entrambi i partiti durante la campagna elettorale: lo stesso pattern seguito in Francia

La struttura di questi sistemi elettorali riflette una volontà chiara: mantenere la stabilità e preservare lo status quo. In paesi con una storia di frammentazione politica o di estremismo, come Germania e Francia, questi sistemi sono visti come necessari per prevenire l’ascesa di forze destabilizzanti. Favorendo le coalizioni e limitando l’accesso al potere dei partiti estremisti, questi sistemi cercano di garantire che le politiche governative rimangano entro un certo spettro di moderazione.

Da questo, appare che una lezione chiave da trarre sia che non si dovrebbe mai lasciare ai governanti il potere di stabilire le regole riguardanti il loro stesso potere. I sistemi elettorali dovrebbero essere progettati in modo trasparente e con il consenso pubblico, piuttosto che manipolati per preservare gli interessi delle élite al potere.

Quando i sistemi sono costruiti per mantenere lo status quo, si corre il rischio concreto di alienare gli elettori e di creare un sistema politico che non risponda più alle esigenze della società.

Autore

  • Redazione

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