Home Economia e finanza GERMANIA, IL SINDACATO PROPONE LA SETTIMANA DI QUATTRO GIORNI

GERMANIA, IL SINDACATO PROPONE LA SETTIMANA DI QUATTRO GIORNI

0

di Ugo Busatti

Il potente sindacato tedesco IG Metall ha chiesto non solo la «settimana di quattro giorni» a parità di salario, ma anche un aumento dell’8,5% delle buste paga. La domanda delle 32 ore è arrivata sul tavolo delle trattative per la il contratto dell’industria siderurgica della Germania nord-ovest ma potrebbe essere estesa ad altri settori come l’auto.
Ovviamente le industrie sono contrarie e ritengono che l’8,5% che costerebbe in piú la riduzione dell’orario di lavoro a paritá di trattamento economico, aggiunto all’8,5% di aumento richiesto, porterebbe un aumento complessivo del 17%, insostenibile economicamente.
Il progetto dello Stato Amico prevede una riduzione dell’orario di lavoro a paritá di retribuzione perché é evidentemente la sola strada per consentire una piena occupazione, soprattutto oggi che la tecnologia crea sempre nuovi spazi vuoti. Ma giustamente le iniziative di questo genere devono trovare un punto di equilibrio, altrimenti diventano demagogiche.
Partendo dal presupposto che nella grande industria l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato difficilmente supera il 10%, salvo eccezioni, lo Stato Amico propone una riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali se viene assunta una nuova unitá ogni tre. Le ore lavorate complessivamente restano le stesse ma distribuite su quattro lavoratori piuttosto che tre. Agli imprenditori che accettano di seguire questo principio, viene tagliata l’IVA di un 5%. Questo significa un “recupero” fiscale della maggiore spesa che va a neutralizzare quasi del tutto ( dipende dalla singola realtá industriale) il maggiore costo.
A rimetterci sarebbe lo Stato, dunque tutti noi. E lo Stato amico notoriamente per chi segue il progetto, é contro l’uso di soldi pubblici per fini privati. Ma in questo caso ci sarebbe una convenienza per tutti. In primo luogo se fossero assunti disoccupati non si pagherebbe piú il sussidio. Secondo, i lavoratori sarebbero meno stressati e produrrebbero di piú (ci sono studi in proposito su esperimenti fatti). Terzo, la giornata in piú libera, oltre a lasciare piú spazio per la famiglia, indurrebbe a maggiori attivitá con conseguente aumento dei consumi e dell’IVA connessa.
Quella descritta sarebbe una proposta da calibrare in modo organico nelle percentuali, ma il concetto resta fermo. Quello che va capito, é che fino a quando il Paradiso in Terra non verrá, liberando l’umanitá dal lavoro, dobbiamo lavorare per vivere. E la tecnologia rema contro, aumentando il divario tra chi ha “competenze” e chi ne ha meno. Ma tutti dobbiamo mangiare, e soprattutto in una societá che si regge sui consumi, consumare.
Dunque la strada é quella indicata. Lavorare meno e guadagnare di piú. Ma ovviamente trovando un punto di equilibrio che renda tale passo vantaggioso ( o meno oneroso) per tutti. In primo luogo per la societá nel suo insieme.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui