La perversa volontà dell’UE di mantenere il green
I nuovi fattori di rischio della guerra e l’effetto moltiplicatore che si unisce ai vecchi.
La guerra e la corsa al riarmo globale stanno provocando un significativo aumento delle emissioni di gas serra, ridicolizzando gli obiettivi climatici imposti dall’Unione europea, la quale peraltro si illude ancora in una possibile conversione del settore automotive nel settore armamenti (*).
Non va dimenticato infatti come le attività militari globali risultino responsabili di circa 5,5% mondiale della emissioni mondiali.
Basti pensare come il conflitto russo ucraino (una “semplice” guerra regionale) a 4 anni dall’inizio, abbia determinato una emissione di 311 milioni di tonnellate di CO₂ che supera le emissioni annuali di Paesi come Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia sommate(**).
Come naturale conseguenza è evidente che, nella più recente evoluzione delle crisi internazionali (l’apertura di una vera e propria guerra Continentale in Medio Oriente), qualsiasi politica economica che presenti come obiettivo la riduzione delle emissioni risulti non solo ininfluente, ma soprattutto punitiva nei confronti degli operatori economici dei paesi soggetti a questa normativa, ma che contemporaneamente devono pagare gli effetti della guerra.
Questi ultimi, infatti, risultano già sufficienti nella creazione di problematiche eccezionali per le scelte strategiche che tutti gli operatori economici devono comunque operare, alle quali non si possono aggiungere quelle relative al rispetto di obiettivi di emissione già velleitari e quindi oggi ancor più velleitari con il mantenimento degli asset industriali, comunque da tempo ampiamente superati dalle emissioni legate alle guerre.
In un simile contesto di crisi così complessa i diversi fattori di rischio non sommano i propri effetti ma li moltiplicano con un affetto paradossale.
La perversa volontà politica, espressa anche recentemente, dell’Unione Europea con il mantenimento di una applicazione cieca e miope del ‘green deal’, anche in un contesto di così difficile riguardante la situazione geopolitica, non può che determinare inevitabilmente un ulteriore appesantimento dello scenario economica già reso difficile a causa della guerra.
Una situazione, quindi, che diventa impossibile, penalizzando ulteriormente il sistema economico europeo a causa della moltiplicazione degli effetti bellici uniti ad una politica di decarbonizzazione, la quale rimane inalterata ed assolutamente indifferente anche di fronte all’eccezionalità delle momento storico.
(*) 2025 https://www.ticinolive.ch/2025/03/19/europa-la-nuova-transizione-difensiva/amp/
(**) solo per offrire un termine di paragone l’Italia è responsabile dello 0,7% delle missioni totali, la Svizzera dello 0,1% mentre l’Europa dello 6,7%.





