
di Laura Luigia Martini*
Con “geopolitica dell’energia” si intende la relazione tra la storia politica di diversi paesi, le risorse energetiche e la loro distribuzione geografica, così come il controllo di un’area strategica per il commercio è determinante al fine di consolidare o deprimere il potere di uno stato rispetto a un altro. Perché l’energia è un bene che la precarietà del governo di molti Stati rende ancor più prezioso, è quel bene in grado finanche di creare o distruggere zone di influenza macroeconomica.
Le scelte di economia politica in campo energetico sono regolate da dinamiche molto differenti a seconda dell’area geografica in esame. Molti paesi vivono una forte dipendenza da altri in termini di approvvigionamento, e sono dunque più esposti alle fluttuazioni dei mercati, taluni di essi godono invece di abbondanza di risorse energetiche ma sono carenti nelle tecnologie e nelle competenze che ne consentirebbero lo sfruttamento, il che crea una dipendenza nei confronti di Società multinazionali straniere per accedere alle loro stesse risorse. Quanto ai grandi esportatori di materie prime dell’energia, come il Medio Oriente, il surplus economico generato porta al rafforzamento della valuta e all’indebolimento delle altre attività di esportazione, rendendo il paese sempre più dipendente dall’energia. In campo nucleare sono gli accordi internazionali a rendere possibile l’attuazione dell’arricchimento dell’uranio per l’alimentazione delle centrali. Si tratta quindi di una sorta di interdipendenza energetica tra i vari Stati, condizione che, nell’attuale scenario geopolitico di grande incertezza, facilmente si traduce in una rinnovata attrattiva verso la deglobalizzazione.
Durante i miei studi di geopolitica e sicurezza globale affrontati anni fa in ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), il capitolo della geopolitica dell’energia costituiva un fondamentale cardine nella continua ricerca di un equilibrio economico mondiale, equilibrio intrinsecamente instabile nel quadro di una multilateralità in costante divenire. E questo è quanto mai vero oggi, alla luce dei diversi conflitti che hanno sconvolto il mondo con ricadute molteplici nell’ambito dell’approvvigionamento energetico, del reperimento delle materie prime, delle nuove energie dichiaratamente sostenibili, prima fra tutte quella da fonte nucleare, nel quadro di una transizione energetica globale che non può rallentare. Si prevede infatti di raggiungere emissioni Net Zero entro il 2050, perseguendo la decarbonizzazione, ovvero l’eliminazione della dipendenza dai combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale), come principale obiettivo.
Le fonti rinnovabili da sole e le relative discontinuità in termini di baseload generato non possono essere considerate una garanzia di autosufficienza. E i trend di crescita del fabbisogno energetico sono particolarmente rilevanti, si pensi ad esempio ai data center sparsi per il mondo e impiegati a soddisfare l’elaborazione di enormi quantità di dati richiesta dal sempre più estensivo utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (AI). A dimostrazione di quanto critica sia la questione della risposta energetica alle nuove richieste computazionali, è sufficiente ricordare il recente accordo di Microsoft con la Società americana Energy Constellation per la riattivazione di uno dei reattori dell’impianto di Three Mile Island in Pennsylvania.
Analogamente i due giganti tecnologici Google e Amazon hanno chiuso questi giorni storici accordi per l’utilizzo di piccoli reattori modulari (SMR) di diversi produttori con lo scopo di alimentare i loro data center.
E’ chiaro che di tali investimenti hanno immediatamente beneficiato le aziende del settore, le cui quotazioni hanno fatto registrrare importanti rialzi.
Tutto ciò rende il nucleare quella fonte di energia che, nell’ambito della sostenibilità, è in grado di sorreggere un mondo che cambia a velocità elevatissima. E del resto la sfida del consolidamento e delle aggregazioni all’interno di uno scenario tanto complesso, sia per la situazione congiunturale internazionale che per il rapido evolversi della tecnologia, che per la contemporanea presenza di due crisi internazionali, in Ucraina e in Medio Oriente, è oggetto da mesi di discussioni approfondite tra i maggiori operatori del settore, imprenditori, banchieri d’affari, legali, operatori del private equity, business advisors. Le tensioni geopolitiche stanno evidenziando tutte le fragilità del sistema energetico globale, rafforzando la necessità di un più rapido ricorso all’energia pulita.
E così, lo scorso 23 settembre, a margine della Climate Week a New York, quattordici tra le maggiori banche e istituzioni finanziarie del mondo si sono impegnate a sostenere l’obiettivo di triplicare la capacità di energia nucleare mondiale entro il 2050, così come stabilito alla Cop28 sul clima lo scorso anno. Il tutto è avvenuto durante un evento con il consigliere per la politica climatica della Casa Bianca John Podesta, e le protagoniste dell’iniziativa sono: Bank of America, Barclays, Bnp Paribas, Citi, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Abu Dhabi Commercial Bank, Ares Management, Brookfield, Crédit Agricole, Guggenheim Securities, Rothschild & Co, Segra Capital Management e Société Générale. E tutto fa supporre che a queste quattordici, altre grandi istituzioni finanziarie altre si uniranno.
Possiamo senz’altro dedurre che questo atto formale lancia ufficialmente la cosiddetta “Nuclear Economy” a livello mondiale, anche per quei paesi come l’Italia, che si sta molto impegnando per rientrare nel club dell’atomo, mentre il Governo sta attivamente portando avanti il processo di approvazione del disegno di legge sul nucleare, accelerandone la diffusione con un consistente piano di incentivi. Le Banche non hanno spiegato nel dettaglio come agiranno concretamente, ma solo la dichiarazione d’intenti ha migliorato notevolmente il supporto politico ed economico all’energia atomica. L’ipotesi che ritengo più realistica è che le istituzioni finanziarie tenderanno a sostenere la nuova economia da fonte nucleare con l’emissione di prestiti diretti alle aziende del settore oppure assistendole vendendo obbligazioni o introducendo fondi di investimento sorretti da un robusto quadro normativo.
In particolare il nuovo rapporto di ottobre 2024 della IAEA (International Atomic Energy Agency), focalizzato sui cambiamenti climatici e sull’energia nucleare, si concentra proprio sul “finanziamento”, evidenziando in particolare che gli investimenti globali nell’energia nucleare devono aumentare a 125 miliardi di dollari all’anno, rispetto ai circa 50 miliardi di dollari investiti ogni anno dal 2017 al 2023, al fine di soddisfare l’alta proiezione dell’AIEA per la capacità nucleare nel 2050. L’ambizioso obiettivo di triplicare la capacità richiederebbe infatti un aumento di 150 miliardi di dollari di investimenti annuali.
Nel rapporto si fa altresì riferimento a quelle riforme politiche e ai partenariati internazionali che dovranno contribuire al finanziamento finalizzato all’accelerazione dell’impiego dell’energia nucleare per produrre energia elettrica, anche per i piccoli reattori modulari (SMR) di svariati produttori nel mondo. Dovranno essere attuati solidi quadri normativi, nuovi modelli di consegna, sviluppo di lavoro qualificato e coinvolgimento delle parti interessate con il fine strategico di sbloccare nuove opportunità per investimenti energetici sostenibili di lungo periodo.
Va fatta giusta menzione anche al World Energy Outlook (WEO), la fonte globale più autorevole di analisi e proiezioni energetiche, nonché fiore all’occhiello dell’IEA (International Energy Agency), pubblicato ogni anno e, per il 2024, negli scorsi giorni. L’Outlook identifica ed esplora le principali tendenze nella domanda e nell’offerta di energia, nonché il loro significato per la sicurezza energetica, le emissioni e lo sviluppo economico, sottolineando come l’approvvigionamento energetico attuale si inserisca in un contesto di crescenti rischi e tensioni geopolitiche a livello globale. Il report esplora altresì una serie di questioni di sicurezza energetica che i decisori affrontano mentre procedono con la transizione verso l’energia green: con i crescenti investimenti in tecnologie pulite e la rapida crescita della domanda di elettricità, il WEO 2024 descrive i progressi compiuti dal mondo nel suo viaggio verso un sistema energetico più sicuro e sostenibile, ma suggerisce anche cosa occorre fare per accelerare nello specifico contesto il raggiungimento degli obiettivi climatici. Vengono prese in considerazione le energie rinnovabili, la mobilità elettrica, il gas naturale liquefatto e il modo in cui le ondate di caldo, le politiche di efficienza e l’ascesa dell’intelligenza artificiale potrebbero influenzare le prospettive della produzione di energia elettrica. Il report inoltre fa particolare menzione al nucleare, affermando che nei paesi aperti a questa tecnologia, essa può essere un’importante fonte di energia a basso consumo. Attualmente fornisce il 9% dell’elettricità globale, ma è in grado di offrire un baseload affidabile e non intermittente, di migliorare la stabilità e la flessibilità della rete elettrica e di ottimizzare l’utilizzo della capacità della rete stessa. L’energia da fonte nucleare è dunque riconosciuta come una parte preziosa di quel portafoglio di tecnologie a basse emissioni progettate per raggiungere il Net Zero entro il 2050, e può svolgere un ruolo fondamentale nella transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio.
Tutto ciò è certamente il risultato dell’inclusione dell’economia da fonte nucleare nella classificazione dei finanziamenti sostenibili dal punto di vista ambientale, così come sancito dalla Tassonomia UE, che grazie ad uno specifico atto delegato della Commissione Europea entrato in vigore il 1° gennaio 2023, considera a tutti gli effetti l’energia nucleare e il gas tra le cosiddette “energie green”, ovvero include attività specifiche nel settore dell’energia nucleare e del gas nell’elenco delle attività economiche eco-sostenibili.
Donde la speranza dell’industria tutta che quest’anno di cambiamenti nella definizione delle fonti di energia sostenibili sbloccherà finanziamenti adeguati per la già citata “nuclear economy”, ovvero per tutte le questioni economiche afferenti all’impiego dell’energia nucleare per la produzione di energia elettrica, politiche in rallentamento nei Paesi occidentali dagli Anni ’80.
In conclusione: abbiamo constatato come temi di geopolitica, di transizione energetica e di economia nucleare siano ormai strettamente correlati. È possibile stabilire oggi come questi elementi insieme influenzeranno il mondo di domani, o quali effetti avranno i nuovi equilibri tra diversi paesi dal punto di vista dello sviluppo economico associato alle varie fonti energetiche? Non in maniera deterministica, ma sono convinta che le risorse alternative a bassa emissione, incluso il nucleare, siano la nuova frontiera della sostenibilità, una delle più rilevanti sfide del nostro tempo, quella che dovrà armonizzare gli interessi economici, sociali e politici con le necessità ambientali del pianeta.
* Nuclear Engineer, SDA Bocconi Senior Executive Fellow





