
Sapete cosa mi indigna dell’arresto dei presunti fiancheggiatori del terrorismo islamico che, dietro il paravento di iniziative benefiche a favore delle martoriate popolazioni palestinesi, sovvenzionavano i tagliagole di Hamas?
Non è la presenza di Mohammad Hannoun.
Non penso, infatti, che ci volesse l’intelligence per capire chi fosse, anche perché lui stesso non aveva mai fatto nulla per celarlo.
Anzi, forte dell’appoggio politico di cui beneficiava, non perdeva occasione per declamare tronfiamente di essere un “simpatizzante di Hamas”, arrivando finanche a paragonare quei criminali ai nostri partigiani.
Non è neanche la dichiarazione rilasciata dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo che, nella nota ufficiale diffusa a seguito dei provvedimenti cautelari, ha affermato:
«le indagini sull’operazione non attenuano né ridimensionano i crimini commessi da Israele nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023».
Ormai sono abituato ai magistrati che invece di scrivere sentenze e provvedimenti giudiziari si cimentano nell’elaborazione non richiesta e tantomeno prevista di arrabattate analisi politiche e irrilevanti giudizi storici.
Quello che veramente mi indigna è l’aver carpito la buona fede di tante persone votate alla causa Palestinese.
E non mi riferisco a chi ha elargito donazioni pensando servissero per realizzare desalinizzatori che consentissero di far arrivare acqua potabile nei campi profughi, quando invece pare finissero nelle tasche dei miliziani.
Io mi riferisco ad un crimine ideologico.
Mi riferisco al crimine perpetrato da una considerevole parte del cosiddetto movimento pro-pal, con i suoi ideologi ed i suoi politici, consistente nell’aver strumentalizzato ed estremizzato quelle manifestazioni.
E’ innegabile, infatti, che in piazza si siano riversate spontaneamente tante persone inorridite per gli eccidi di Gaza e intenzionate a fermare la brutale e sproporzionata ritorsione israeliana.
Ma la gran parte di loro sicuramente non voleva avere nulla a che fare con il terrorismo di Hamas.
Purtroppo, però, coloro che li accoglieva e che, anche approfittando della beata ignoranza, li faceva sfilare dietro striscioni inneggianti ad Hamas o gli faceva intonare slogan inequivocabili, a differenza loro, non poteva non sapere.
E così arriviamo a quello che ancor più mi indigna: l’ambiguità.
L’inchiesta odierna squarcia il velo di menzogna e ipocrisia che ammantava chi era dietro quelle manifestazioni.
Lì c’era anche Hamas.
E allora mi chiedo: coloro che finora hanno sgomitato per sostenere imam e personaggi equivoci erano consci di dare sostegno ai terroristi?
Erano e sono ideologicamente al loro fianco?
A questo punto non si può più tacere.
E ritengo anche fuori tempo massimo rifugiarsi nella solita subdola equivocità dei “compagni che sbagliano”.
Qui bisogna avere il coraggio di rispondere ad una semplice domanda:
il 7 Ottobre è stato un atto di terrorismo o un atto di resistenza?
La questione alla fine è tutta qui.
Se pensate che le loro violenze siano identiche a quelle perpetrate, finanche a guerra finita, dalla resistenza (rossa) al nazi-fascismo e come tali giustificabili, ditelo chiaramente!
Se per voi “uccidere un fascista non è reato”, dite chiaramente che non lo è neanche trucidare un ebreo “colonizzatore”.
Ditelo senza timore.
Ma ditelo!
Rimanere in silenzio dopo quanto accaduto è vergognoso,
…perché più che gli arresti di ieri sono i vostri silenzi di oggi che indignano





