Intervenire sulle regole per ripristinare un vero libero mercato
I cosiddetti “extraprofitti”: frutto meritato del libero mercato o entrate da privilegi politici clientelari? La seconda.
Negli ultimi anni, il termine extraprofitti è entrato stabilmente nel dibattito politico ed economico italiano.
Se n’è parlato prima per le società energetiche e petrolifere, poi per le banche.
Energia: il meccanismo marginale e le rendite inframarginali
Il mercato elettrico europeo all’ingrosso funziona sul pricing marginale (merit order).
Quando il gas determina il prezzo di equilibrio, gli impianti a costo marginale basso – idroelettrico, nucleare, rinnovabili già ammortizzate – catturano una rendita inframarginale ampia e non correlata a nuovi sforzi produttivi.
Contratti per differenza (CfD) o altri meccanismi sganciano la remunerazione delle tecnologie low-cost dalla volatilità del gas.
Separazione più chiara tra mercato “energy-only” e meccanismi di capacità. Maggiore peso alle aste competitive per nuova capacità rinnovabile.
L’idea alla base di questa analisi è semplice: un profitto elevato non è necessariamente un extraprofitto. Quest’ultimo può essere considerato una vera e propria rendita quando una parte significativa delle entrate deriva non dall’efficienza, dall’innovazione o dall’aumento della produttività dell’impresa, ma da provvedimenti delle politiche che consentono all’impresa di appropriarsi di una quota eccezionale di valore.
Banche: trasmissione asimmetrica dei tassi
L’analisi sul settore bancario è altrettanto fondata. L’aumento dei tassi BCE 2022/2023 è stato trasmesso più rapidamente e integralmente sui prestiti che sui depositi.
La Banca d’Italia e la BCE stessa hanno documentato questo ritardo, attribuendolo in parte al potere di mercato delle banche e alla scarsa concorrenza/sensibilità dei clienti sui conti correnti.
Il differenziale di interesse (net interest margin) si è allargato in modo anomalo rispetto alle regolarità storiche.
Come intervenire in modo strutturale?
Facilitare il trasferimento dei depositi: open banking reale, portabilità semplice.
Maggiore trasparenza e confronto sui tassi praticati. Vigilanza sulla concorrenza. Restituire direttamente ai depositanti la “perdita di remunerazione” è teoricamente più equo, ma operativamente complesso e rischia di creare contenziosi.
Per correggere queste distorsioni dovute alle regole stabilite dalla politica, la politica stessa ha scelto la via più facile: tassare.
La sequenza “distorsione → rendita → tassa” è politicamente comoda: genera gettito immediato e permette di presentare un intervento “contro i ricchi”.
È, però, negativa, per almeno tre motivi.
1. Incentivi distorti: le imprese anticipano tasse straordinarie e modificano comportamenti (investimento, pricing, localizzazione).
2. Errori di targeting: non distingue tra chi ha generato la rendita per regole e chi ha semplicemente operato meglio.
3. Non risolve la causa: la prossima crisi o il prossimo rialzo tassi riprodurranno lo stesso fenomeno.
Quello che va fatto è, invece, intervenire sulle regole per ripristinare un vero libero mercato.





