di Giuseppe Scanni
Tra il 6 e il 9 ottobre si è tenuta a Strasburgo l’Assemblea plenaria del Parlamento Europeo. L’opinione pubblica ha, come d’uso, diffusamente preso atto di quello che è stato l’argomento maggiormente dibattuto nei gruppi politici nazionali. In Italia l’immunità concessa con un voto di maggioranza alla deputata Salis per il processo richiesto della magistratura ungherese ha tenuto banco, scivolando nelle pagine interne dei giornali, o scomparendo tra le notizie minori, se non nell’oscurità totale, sia la relazione della presidente della Commissione, von der Leyen, che l’intervento del primo ministro della Groenlandia e molte altre relazioni estremamente importanti per le attività agricole, gli allevamenti, la pesca, i rapporti con l’America Latina.
Oggi, 10 ottobre, vedremo, leggeremo, ascolteremo quale posto avranno nella informazione e nelle dichiarazioni del governo , degli esponenti della maggioranza e della minoranza il primo, importante, passo verso la tregua e poi speriamo la pace in Medio Oriente e particolarmente nella guerra sul territorio di Gaza, e la risoluzione del PE sulla risposta unitaria alla guerra ibrida della Russia, all’appello per una difesa unificata UE-NATO, alla bocciatura delle due mozioni filo russe contro la presidente della Commissione.
Il Parlamento Europeo ha approvato ieri con una inusitata maggioranza, 469 voti favorevoli, 97 contrari e 38 astenuti, una risoluzione con la quale si indica come strada da seguire al Consiglio ed alla Commissione una risposta unitaria dell’Ue alle provocazioni russe e la condanna delle violazioni dello spazio aereo e degli attacchi con droni contro Paesi e infrastrutture dell’Ue. Nel testo è sottolineata la richiesta di un’azione coordinata e proporzionata, incluso l’abbattimento delle minacce aeree, l’appello a una difesa Ue-Nato unificata, a nuove sanzioni contro la Russia, ai progressi verso un’Unione della difesa ed a una più stretta cooperazione con l’Ucraina. La risoluzione chiede inoltre azioni coordinate, una difesa più solida e sanzioni per contrastare le provocazioni russe che prendono di mira la sicurezza e le infrastrutture dell’UE. È anche rimarcata l’esigenza di creare un solido pilastro europeo all’interno della Nato. Chiedendo una maggiore coordinazione, unità e solidarietà tra gli Stati membri, le istituzioni dell’Ue e le strutture della Nato, i deputati insistono sulla necessità di avviarsi verso una vera Unione europea della difesa. Questo progresso dovrebbe essere accompagnato da un adeguato finanziamento nell’attuale e nel prossimo quadro finanziario pluriennale, evidenziando la necessità di un migliore equipaggiamento delle forze di polizia e delle autorità civili per rilevare e contrastare i droni.
Subito dopo il Parlamento ha bocciato le due proposte di sfiducia contro la Presidente von der Leyen; con 378 voti contrari, 178 voti favorevoli e 37 astenuti presentata dal gruppo dei Patrioti per l’Europa, famiglia europea della Lega di Matteo Salvini, del Rassemblement National di Marine Le Pen e di Orban. Bocciata anche la mozione di censura della Sinistra Ue: 383 i voti contrari, 133 i favorevoli, 78 gli astenuti.
La maggioranza Ursula si è rafforzata incassando dunque 378 voti, rispetto ai 360 ottenuti durante lo scrutinio della mozione di censura votata lo scorso10 luglio.
Se la guerra è una cosa troppo seria per essere lasciata alla scelta dei militari, secondo l’aforisma di Talleyrand, la pace è un bisogno essenziale che non può escludere nessuno nell’epoca del conflitto globale permanente. È quello che ho pensato ascoltando l’intervento del primo ministro della Groenlandia, nella seduta dell’8 ottobre.
La Groenlandia gode di ampi poteri di autogoverno e dal 2009, gestisce gli affari interni, le risorse economiche, ambientali, l’educazione, aspira alla indipendenza ma mantiene i rapporti con la Danimarca che annualmente la sostiene finanziariamente e continua a gestire, in consultazione con il governo groenlandese, le linee guida della politica estera e di difesa, nonché della giustizia. La richiesta di autonomia ed indipendenza si rafforzarono nel 1973 a causa dell’entrata della Danimarca nell’allora Comunità Economica Europea, che dai sei membri iniziali e fondatori si allargò a 9 con l’ingresso di Danimarca, Irlanda e Regno Unito. I circa 57000 abitanti eleggono un parlamento unicamerale di 31 membri che nomina un governo che ha sede nel centro abitato di Nuuk, dove vivono – secondo il registro degli italiani all’estero (AIRE)- quattro nostri connazionali. La popolazione è prevalentemente (oltre l’85%) di etnia Inuit, il resto europea e quasi esclusivamente danese.
L’intervento all’Assemblea plenaria del primo ministro Jens-Frederik Nielsen è di grande importanza perché il popolo Inuit aveva osteggiato l’entrata della Danimarca nella CEE a causa della politica comune sulla pesca e le sue quote.
L’8 ottobre Jens-Frederik Nielsen ha iniziato il suo applaudito intervento dichiarando: “L’Ue è stata un’amica fedele e ci è stata accanto quando ne avevamo più bisogno. Desidero esprimere un sentito ringraziamento a voi, Unione europea, per il vostro forte sostegno alla Groenlandia, durante i tempi difficili che stiamo attraversando. L’Ue è un partner stabile, affidabile e importante per la Groenlandia da oltre 40 anni. Si è evoluta da una cooperazione incentrata principalmente sulla pesca, fino a includere ora istruzione, materie prime, energia, biodiversità, ricerca e cambiamenti climatici, turismo sostenibile. Il nostro rapporto è gradualmente cresciuto e ampliato nel corso degli anni, e più recentemente con l’apertura dell’ufficio dell’Ue in Groenlandia, che si è rivelato un ottimo strumento di cooperazione e collegamento “- ed ha continuato- “occorre rafforzare e sviluppare la nostra cooperazione e il nostro partenariato con l’UE. Perché il mondo cambia rapidamente, si presentano nuove sfide.
Credo che la Groenlandia possa offrire soluzioni all’UE e che l’UE possa offrire soluzioni alla Groenlandia, creando nuove opportunità per entrambe a condizioni reciprocamente vantaggiose. L’Ue deve agire più rapidamente per sviluppare i progetti di estrazione dei minerali critici di cui è ricca la Groenlandia che, essendo ad alta intensità di capitale, e ad alto livello di rischiosità, necessitano dell’intervento pubblico per attrarre gli investitori privati “. Il primo ministro Jens-Frederik Nielsen, ha sottolineato che “il nostro settore minerario emergente è destinato a diventare un attore fondamentale nel garantire linee di approvvigionamento di materie prime strategiche e critiche all’Ue e al mondo”. La Groenlandia, ha ricordato Nielsen, “detiene 24 dei 34 minerali critici identificati dall’Ue. Lo sviluppo di progetti minerari è, tuttavia, ad alta intensità di capitale. Se vogliamo avere successo nello sfruttamento dei minerali critici, è necessario ridurre il rischio che corrono gli investitori. Questo compito di riduzione dei rischi deve essere risolto in parte a livello politico e non solo dai mercati. Nel 2023, l’Ue e la Groenlandia hanno concordato un partenariato strategico sulle catene del valore sostenibili delle materie prime”. Per il primo ministro, “questo partenariato rappresenta un passo positivo e importante nella nostra cooperazione, e vi sono esempi di progetti in cui l’Ue ha fornito sostegno. Considerando l’attuale situazione della sicurezza mondiale e la transizione verde, è tuttavia necessario agire più rapidamente. I minerali critici della Groenlandia hanno il potenziale per modificare gli equilibri e di sicurezza globali. Ma è necessario agire rapidamente.
La Groenlandia è pronta a muoversi con l’Ue, per accelerare il ritmo”. Jens-Frederik Nielsen ha rimarcato che è molto “incoraggiante” vedere che nella proposta del prossimo Mff 2028-34 (il bilancio a lungo termine dell’Unione, Multiannual Financial Framework) “530 mln di euro sono stanziati per la cooperazione con la nazione autonoma del Regno di Danimarca da destinare alla cooperazione con la Groenlandia. Sappiamo che ci saranno lunghi negoziati, in cui anche voi, in qualità di parlamentari, svolgerete un ruolo chiave – ha detto il premier – tuttavia, l’importo proposto dalla Commissione è promettente in termini di ulteriore sviluppo della nostra cooperazione che potrebbe includere, ad esempio, investimenti nel settore delle energie rinnovabili e in quello delle risorse minerarie, compresi investimenti infrastrutturali in diversi progetti minerari”. E proprio sui progetti minerari ha insistito il primo ministro:” i minerali critici della Groenlandia hanno il potenziale per modificare gli equilibri globali e di sicurezza. Il nostro settore minerario emergente è destinato a diventare un attore chiave nel garantire le linee di approvvigionamento di materie prime strategiche e critiche all’Ue e al mondo aumentando contemporaneamente le catene di valore delle materie prime per la transizione verde nell’Ue”.
Il potenziale idroelettrico della Groenlandia è vasto e ancora inesplorato. Grazie alle abbondanti risorse idriche, tra cui ghiacciai e fiumi, è un luogo ideale per progetti idroelettrici su larga scala.
Il Primo ministro ha ricordato tramite il Parlamento Europeo ai cittadini ed alle imprese dell’Unione, le quali a quanto ho letto, ascoltato e visto nelle più importanti televisioni, proprio non lo sanno, che la Groenlandia intende diventare partner chiave della UE nel settore delle energie rinnovabili con progetti idroelettrici su grande scala tramite gare di appalto, che saranno pubblicate il prossimo anno. Nielsen ha indicato come esempio la gara per ampliare la centrale idroelettrica vicino alla capitale Nuuk, in corso di definizione da parte della azienda elettrica locale con il sostegno, sollecitato dalla Commissione, della Bei.
Se la pace senza difesa militare è una utopia, è. nell’epoca della guerra ibrida planetaria. impossibile senza autonomia economica, energetica, proprietà e capacità di utilizzazione delle materie rare, ricerca scientifica, capacità di produzione industriale, presenza attiva nel sistema satellitare, e sottomarino certamente impossibile.
La questione groenlandese non è soltanto uno degli sketch messi in scena dal presidente degli Stati Uniti, è la esemplificazione del nuovo capitalismo di guerra. Le non rare battaglie economiche che, pur durante la guerra fredda, hanno convissuto all’interno dell’Occidente negli ottant’anni di pace del secondo dopoguerra, stanno degenerando nel circolo vizioso di autentiche guerre economiche e di calcolate esibizioni di forza.
Cooperare con la Groenlandia è necessario, assieme alla evoluzione del sistema europeo, al rafforzamento europeo della industria e della ricerca europea nell’ambito della difesa, alla cooperazione e collaborazione alla difesa dell’Ucraina, per impedire che la guerra ibrida si trasformi, come giorno per giorno temiamo sempre più, in un conflitto di più vaste proporzioni.
Scrivevo all’inizio di questo resoconto non ordinario dei lavori del Parlamento Europeo che la pace ha bisogno di tutti, forse anche di rivedere la politica dell’Unione sulla caccia alle foche.
Questo pensavo ascoltando le conclusioni del primo ministro della Groenlandia: “La Groenlandia è un Paese di pescatori orgogliosi e la pesca non solo continua a essere vitale per la nostra economia, ma è anche cruciale per la sussistenza delle nostre comunità e delle nostre famiglie. Anche la fiera tradizione della caccia alle foche rimane fondamentale per le nostre comunità. La caccia alle foche è un’importante fonte di reddito e di sostentamento per molte famiglie. Per alcune delle nostre comunità rappresenta una parte essenziale dei mezzi di sussistenza. È anche un elemento centrale della cultura inuit, con conoscenze e competenze tramandate di generazione in generazione. Per usare le nostre parole, è la linfa vitale della nostra cultura e della nostra identità. Il divieto generale di immissione sul mercato dell’Ue prodotti derivati dalla foca ha avuto gravi ripercussioni negative sulla caccia alle foche, causando un notevole calo dell’offerta interna e delle esportazioni delle nostre pelli di foca. Quando la Commissione riesaminerà il regolamento, nell’ambito dell’attuale controllo di idoneità, ci auguriamo sinceramente che l’Ue prenda in considerazione e introduca modifiche in grado di alleviare i gravi effetti negativi che la Groenlandia sta subendo a causa di questo divieto”.




