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EUROPA: 500 MILIONI PER MUNIZIONI ALL’UCRAINA E PASSERELLA IN MOLDAVIA

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Via libera dall’Eurocamera con 446 voti a favore, 67 contrari e 112 astenuti alla legge a sostegno della produzione di munizioni Ue (Asap) per rafforzare la capacità produttiva europea ideata per sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina.

Grazie all’introduzione di misure specifiche, tra cui un finanziamento di 500 milioni di euro, l’Asap mira a potenziare la capacità produttiva dell’Ue per far fronte all’attuale carenza di munizioni, missili e loro componenti.

Ovviamente nessuno dice che la diversità di munizionamento, data la diversità di armamenti inviati, creerà non pochi problemi e che, comunque, le aziende che producono le munizioni sono private e chiederanno, inevitabilmente, a fronte di impegni produttivi, garanzie sugli ammortamenti.

L’importante, come al solito, è continuare con la propaganda.

Molto fumo anche nelle parole di Zelensky, il quale, parlando poco dopo il suo arrivo al vertice Epc in Moldavia, ha detto: “Ci fermeremo quando vinceremo o quando la Russia smetterà di occupare i nostri territori”.

Zelensky è tornato anche sulla proposta di un vertice internazionale di pace per porre fine all’invasione russa: “Siamo nella fase in cui stiamo organizzando questo summit. Il quando dipenderà da alcuni fattori, certamente vogliamo coinvolgere più Paesi possibili, per questo non abbiamo fissato una data”, ha detto parlando con la stampa. E ha aggiunto: “Noi sosteniamo la Moldavia, siamo molto felici di andare verso l’Ue l’insieme e ringrazio i moldavi per aver accolto i nostri rifugiati. Quello che è importante è che il nostro futuro sia nell’Ue. L’Ucraina è pronta per entrare nella Nato quando’ l’Alleanza sarà pronta ad accoglierci. Penso che le garanzie di sicurezza siano importanti non solo per l’Ucraina ma anche per i nostri vicini’.

Zelensky è arrivato al Mimi Castle, in Moldavia, per partecipare alla riunione della Comunità politica europea che racchiude 47 Paesi, inclusi i 27 membri dell’Unione europea, la Gran Bretagna, i Balcani Occidentali, la Turchia e i Paesi del Caucaso.

Un summit per la pace che parta dall’idea che la Russia debba ritirarsi sembra essere fuori dal mondo, così come lo è l’idea di una controffensiva che dia la vittoria all’Ucraina.

Non a caso sembra essere approdata al vago cerchiobottismo anche Giorgia Meloni.

“Siamo sostenitori della politica delle porte aperte – ha detto la presidente delò Consiglio italiana -, ma l’ingresso di Kiev nella Nato sarà oggetto del vertice di Vilnius. Ma voi sapete che l’Italia è in prima fila nel sostegno all’Ucraina. Il vertice è importante per ribadire che non c’è un’Europa di serie A e di serie B. Facciamo questo vertice in un momento in cui le crisi hanno messo a nudo le criticità anche europee”.

“C’è un’Europa che, come diceva Giovanni Paolo II, ha bisogno di respirare con due polmoni – ha spiegato la Meloni – : uno occidentale e l’altro orientale. E ciò assume un significato nel momento in cui ci troviamo qui, con il presidente Zelensky e con l’Ucraina che difende un valore di libertà. Lo facciamo in Moldavia che è un’altra nazione minacciata e che sarebbe già stata coinvolta se gli ucraini non si fossero difesi come stanno facendo”.

Il percorso per arrivare alla fine del conflitto “non è un percorso che può passare sulla testa del popolo ucraino”, ha detto ancora Giorgia Meloni. 

Le presenze confermate alla riunione sono 45. Mancheranno il presidente turco Recep Tayyp Erdogan e i rappresentanti di San Marino. Ci saranno, tra gli altri, Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Pedro Sanchez, Olaf Scholz, Rishi Sunak, Mark Rutte, Viktor Orban, oltre alla padrona di casa Maia Sandu, al presidente del Consiglio Ue Charles Michel, alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e all’Alto Rappresentante Ue Josep Borrell.

Nel frattempo le forze russe continuano a concentrarsi nell’Ucraina meridionale, dove continuano a rinforzare le difese, soprattutto espandendo le fortificazioni a Mariupol.

Lo stato maggiore ucraino avrebbe completato i principali preparativi per l’offensiva in direzione Zaporozhya.

Il piano dell’Unione Europea pare essere poco realistico.

Come scrive Gianadrea Galliani su Analisi Difesa (20 marzo), il “riarmo dell’Ucraina con equipaggiamenti di tipo occidentale e soprattutto carri armati e aerei da combattimento offre a oggi un bilancio non entusiasmante. Come riferiscono i dati più recenti dei circa 850 carri armati che si prevede verranno ceduti a Kiev quest’anno solo 250 saranno di costruzione occidentale e per quasi la metà si tratterà di vecchi Leopard 1 mentre 550 tank saranno T-72 di costruzione russo/sovietica. La ragione era fin dall’inizio chiara a tutti coloro che volessero affrontare con sano pragmatismo la questione: gli eserciti europei hanno pochi carri armati (e poche artiglierie) e svuotati i magazzini dai mezzi da tempo fuori uso o in riserva nessuno è pronto a privarsi dei pochi tank efficienti disponibili in un contesto in cui i possibili sviluppi della guerra in Ucraina sono ancora tutti aperti”.

 “Anche il nodo delle munizioni d’artiglieria che l’Europa vorrebbe fornire a Kiev – prosegue Galliani – sembra cozzare con i limiti delle forze armate e dell’industria della Difesa occidentale e in particolare europea. Produrre proiettili da 155 mm a un costo medio di circa 4mila euro cadauno comporterà esborsi notevoli ma soprattutto tempi lunghi considerato che se gli Stati Uniti hanno iniziato l’anno scorso a ordinare ampi lotti di proiettili da 155 mm all’industria sud coreana e hanno attuato investimenti per incrementare la produzione nazionale da 15 mila a 25 mila proiettili al mese, in Europa le nuove commesse inoltrate da alcuni eserciti non sembrano aver determinato quel passaggio a una produzione su vasta scala che richiederebbe del resto investimenti miliardari sui scala continentale e il reperimento di migliaia di maestranze specializzate”.

Infine Galliani ci ricorda che un alto funzionario Ue all’agenzia Adnkronos ha detto: “Abbiamo un problema industriale, questo è il punto chiave”.

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  • Redazione

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