
Siamo quasi a Natale e la bontà è nell’aria.
È il clima ideale per la crescita rapida di una nuova specie infestante: l’ebreo antisemita.
L’ebreo antisemita innanzitutto ci tiene a spiegare che lui è di religione, oppure tradizione, oppure semplice parentela ebraica.
Ma le ha accettate di buon grado un po’ come in tutte le famiglie magari si accetta un episodio imbarazzante o un parente alcolista o un nonno fascista.
Poi crescendo è venuto a contatto con palestinesi che lo guardavano terrorizzato perché visto mai che adesso questo ci prende la casa? Visto mai che ci riduce in apartheid e ci bombarda tutti con la scusa che in cantina abbiamo un tunnel di hamas?
A questo punto gli sono nati sensi di colpa e si è detto: “ora prendo e vado a vedere come stanno davvero le cose”.
Ma ci vado fuori dai viaggi organizzati. Voglio toccare la realtà con mano io che non sono mica adatto a farmi politicizzare. Tze!
Quindi arrivo e vado subito ad omaggiare solo soletto la tomba di quel galantuomo non violento di Arafat.
Poi mi guardo attorno e cosa vedo? mamma mia che cosa brutta che è Israele! Tutti i palestinesi tenuti in apartheid, tutto lo stato che è uno stato fascista, colonialista a razzista dove però stranamente si hanno libertà e diritti per tutti compresi gli arabi ma che c’entra? Quella è una copertura perché fuori non si sappia che dentro sono tutti cattivi.
Non solo ma se vai in libreria trovi pure dei libri dove si dice che i palestinesi andrebbero tutti fatti fuori. Mica come da noi che in libreria ci sono pareti intere ormai di titoli antisemiti e nelle piazze si grida: “from the river to the sea” che significa che i palestinesi gli ebrei li vogliono abbracciare e viverci insieme in armonia.
Io di palestinesi cattivi che non vogliono che il bene di Israele non ne ho mai conosciuti evidentemente ma sono consapevole che come ebreo antisemita sono l’arma finale!
Si perché di immagini del povero bimbo palestinese che soffre oramai è pieno, di interviste a poveri palestinesi che hanno la casa distrutta per colpa degli israeliani cattivi che non si capisce come mai non si prendono i razzi in testa e non si lasciano ammazzare è pieno.
Di report di ong dove ti spiegano che Israele è uno stato fascista e genocida perché glielo ha detto Hamas è pieno.
Ma a degli ebrei che attaccano Israele con le stesse parole e argomenti che usano i terroristi palestinesi che gli dici?
All’ebreo antisemita non gli puoi dire che è antisemita altrimenti sembra che sia una contraddizione di termini.
Invece l’ebreo antisemita è una specie che si è sviluppata autonomamente all’ombra dell’ideologia e dei miti della sinistra che vanno dagli anni novanta con i vari movimenti no-global a tutto il corollario anti occidentale e antiamericano e anticapitalismo.
E va capita una cosa che alla fine è semplice: L’ebreo diventa antisemita per semplice autoconservazione, perché se l’antisemita lo fa lui automaticamente non si fa più percepire come ebreo e forse si salva.
Perché tutti sono naturalmente portati a credere all’ebreo antisemita come uno “che lui si che lo sa come stanno le cose!”
In realtà l’ebreo antisemita è cresciuto a Roma, a Milano, a Firenze.
Con in casa le tradizioni e le usanze di un popolo che si sono tramandate un po’ come le tradizioni e le usanze di tutti ma che non indicano per questo un sapere di più come sono stati messi in Israele negli ultimi ottanta anni.
Poi si è formato la sua cultura attivista di sinistra con una bella base antisemita tra le righe che in qualche modo ha dovuto risolvere. Quindi è andato a “toccare con mano la realtà!”
Ed è andato in Israele per vedere sul serio come stanno le cose.
E ha visto quello che i suoi occhi hanno voluto vedere.
Non ha visto probabilmente il muro costruito per tenere lontani i kamikaze dagli autobus israeliani pieni di bambini, non ha visto il sette ottobre, non ha visto numeri o statistiche e nemmeno arabi che vivevano con le stesse libertà di tutti gli altri israeliani.
Ma magari è stato nei bar e ha sentito qualcuno dire che fosse per lui i palestinesi li avrebbe tolti dal mondo e ha capito quanto la società israeliana è fascista, razzista, colonialista, imperialista, nazista, stragista, e via andare.
E io me lo vedo li con il suo mazzo di fiori deposto sulla lapide della tomba di Arafat che chiede scusa per appartenere per stirpe al gruppo di quelli che non si sono fatti ammazzare volentieri da Arafat e da tutti i suoi amici che in fondo volevano solo la terra degli ebrei e ammazzare tutti gli ebrei che incontravano.
E li in ginocchioni sulla lapide di chi gli ebrei li voleva buttare tutti in mare ha fatto un voto:
D’ora in poi mi dedicherò al proteggere e promuovere la causa palestinese. Così la sinistra mi accetterà davvero pienamente come uno di loro e non mi guarderanno più con sospetto.
D’ora in poi descriverò meglio di chiunque altro gli orrori di cui sono capaci gli israeliani, primo fra tutti l’orrore di restare vivi e non farsi ammazzare.
Che non si dica poi dopo contanto lavoro che io sono uno di loro.
E di me non potranno dubitare.
Io e quelli come me e non gli eroici resistenti palestinesi di hamas alla fine vinceranno questa guerra.
È tempo di Natale, è tempo di mutare l’odio che tenete accumulato verso gli ebrei in una forma più sottile che sappia aggirare la paccottiglia iconografica fatta di miliziani in passamontagna.
L’ebreo antisemita è pacifico, non violento, ragionevole e apparentemente informato e consapevole.
È affidabile e dalla faccia pulita.
Distruggere Israele è un grande obiettivo. Perché lasciarlo fare ai terroristi quando lo si può fare più comodamente attraverso le parole?
Ma certo! Per carità che non passino leggi che ci impediscano di distruggere Israele a parole altrimenti poi ci rimane solo il terrorismo…





