
Ho sostenuto e sostengo che avere conti pubblici in equilibrio non significa per forza scegliere la strada scelta da Giorgetti e Governo. E che, se si vuole fare opposizione seria, bisogna prendere atto che la logica di politica economica fin qui seguita ha avuto importanti successi sul piano finanziario ma ha mantenuto precarietà sulla politica sociale. Dunque la contestazione deve essere rivolta al mancato welfare in senso più ampio possibile.: ma con l’obbligo che ogni progetto alternativo prenda atto dei successi ottenuti perché le controproposte non possono metterli in forse. E non è vero che accettare questa ipotesi significa non poter produrre progetti alternativi. Faccio due esempi.
Perché non parlare, ad esempio, di un rilancio fortissimo dell’edilizia: sia quella carceraria, sia quella per le scuole, sia quella per l’edilizia popolare, sia per il sistema abitativo in generale: immaginando per quest’ultima una partecipazione importante del capitale privato al quale potrebbero fornirsi forti incentivi (ma non con i criteri del superbonus che ha solo “aiutato” chi non aveva bisogno) in cambio dell’impegno ad affittare a prezzi concordati e popolari.
Certo, bisogna avere idee chiare. Progetti di questa portata devono tener conto delle variabili economiche che mettono in moto, del contributo che ciascuno di essi porta sia in positivo e sia in negativo. Non sembri assurdo l’esempio, ma anche qualcosa che stimoli i consumi deve scontare un pizzico di inflazione in più ed anche questo va messo nel computo. Ma, con un piano serio, che garantisca i ritorni necessari, ritardare di un paio di anni l’uscita dalla procedura di inflazione non credo spaventi gli investitori: il contrario. Certo, se si ripropone un deficit per un nuovo reddito di cittadinanza….
Ma vi sono anche riforme che “non costano” alle casse e non si capisce perché non si facciano. L’universo della fiscalità è, per esempio, quello sul quale si potrebbe agire. Non solo una revisione della curve delle aliquote ma anche prendere atto che tutti i dati ci dicono che il mostro dell’evasione aumenta, che le politiche seguite finora hanno avuto successi molto parziali, soprattutto che il grosso dell’evasione viene dalla “collaborazione” che tutti noi diamo agli evasori. L’evasione della sola IVA vale 40 miliardi e trascina con se un po’ di altre evasioni per altri 15-20 miliardi su un totale di circa 100 miliardi di evasione totale. Approfondendo lo studio, i dati mostrano che l’evasione non è uniforme. I settori più colpiti sono: -commercio al dettaglio, ristorazione, edilizia e servizi alla persona; -professionisti con pagamenti in contanti; -lavoro nero o grigio, soprattutto nel Sud Italia. Tutta la fascia di attività per la quale la nostra “collaborazione” è data da scontrini fiscali e ricevute per prestazioni che accettiamo di non pretendere.
Negli ultimi anni, con un controllo molto più incisivo, e tuttavia non del tutto efficace, è aumentata la quota di evasione scoperta. Che però è cosa ben diversa dalla restituzione delle somme evase. Non ci si può affidare a questo. In generale la politica fin qui seguita, anche da questo Governo, è invogliare a non evadere. Forse sarebbe opportuno invece invogliare a pretendere documenti che rendono difficilissimo e quasi impossibile evadere. Un ragionamento sulle spese che potrebbero portarsi in detrazione all’IRPEF con una seria revisione della curve delle aliquota da applicare al “reddito residuo disponibile” è proprio impossibile? Possiamo tornare alla politica di Reviglio?
Due esempi di quello che io penso si possa preparare per un progetto di società alternativo a quello che disegna questo Governo. Perché questo, credo, e sono interessato, debba essere la finalità della lotta politica. Sono molto meno interessato invece alle vendette ed alla affermazione di primati.





