Home Politica È CAMBIATA L’ARIA E GLI ADEPTI WOKE SCAPPANO A GAMBE LEVATE

È CAMBIATA L’ARIA E GLI ADEPTI WOKE SCAPPANO A GAMBE LEVATE

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Gli annunci relativi alla formazione dello staff di Donald Trump stanno creando un fuggi fuggi da panico tra gli adepti del wokismo mondiale, fino a pochi giorni fa tracotanti e sicuri di vincere le elezioni Usa, con la conseguenza di mettere alla Casa Bianca la controfigura di Hillary Clinton.

Scappano perché sta crollando il sistema che aveva, ed ha, come front office il Partito democratico in versione Clan Clinton-Obama-Pelosi, gruppo dominante nell’asinello e fallito per incapacità trentennale (non ne hanno indovinata una), come ideologia il woke (riassunto di green, climate change, gender, cancel culture, transumanesimo e idiozie varie) e come back office la tecno-finanza globalista, fallita per aver male interpretato la disponibilità del mondo a farsi assoggettare.

Il progressista The Guardian scappa da X, imitato dai soliti vip, artisti, influencer, intellettuali, scherani, soldati di ventura del wokismo imperante, i quali nascondono la loro fuga con una sorta di schifato diniego. In realtà scappano.

A soldato che scappa ponti d’oro.

Lo fanno per fare un dispetto a Elon Musk, per dire che loro con questo mostro non hanno alcunché a che fare, ma di fatto scappano perché sanno che è cambiata l’aria e che la realtà si impone sulle loro ideologie malate.

Elon Musk non è un mostro; è un uomo ben connesso con la struttura statale Usa e con il Pentagono ed è con la parte che ha vinto la partita con il vecchio kombinat industriale militare, quello dei carri armati, della guerra in Ucraina, con le aziende legate al giro obamiano e del vecchio Gop, ormai sparito.

Elon Musk guarda, ovviamente non da solo, alla sfida cinese nel cielo.

La Cina è stata il primo Paese al mondo a riportare sulla Terra campioni di suolo dal lato nascosto della Luna con la sonda Chang’e 6.

La Cina, inoltre, punta a inviare una missione con equipaggio sulla Luna entro il 2030 e prevede di costruire una base sulla superficie lunare che avrà il compito non solo di studiare in modo approfondito la storia del satellite, ma anche di iniziare ad estrarre minerali utili quaggiù sulla Terra.

La sfida oggi è questa e non si vince producendo armamenti da seconda guerra mondiale, per confronti simmetrici sul campo che hanno messo allo scoperto le debolezze dell’apparato bellico occidentale.

Donald Trump ha inoltre nominato Elon Musk e Vivek Ramaswamy alla guida del nuovo Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge).

Di Musk inutile aggiungere altro. Vivek Ramaswamy, trentanovenne di origini indiane, è nato a Cincinnati in Ohio, lo Stato in cui affonda le radici anche James David Vance, prossimo vicepresidente degli Stati Uniti.

“Insieme, questi due meravigliosi americani – ha detto Trump – spianeranno la strada alla mia amministrazione per smantellare la burocrazia governativa, tagliare le normative eccessive, tagliare le spese inutili e ristrutturare le agenzie federali. Il movimento Save America diventerà potenzialmente il progetto Manhattan dei nostri tempi”.

“Per guidare questo cambiamento drastico – ha aggiunto Trump – il dipartimento per l’efficienza governativa fornirà consigli e indicazioni dall’esterno del governo e collaborerà con la Casa Bianca e l’Office of management & budget per guidare una riforma strutturale su larga scala e creare un approccio imprenditoriale al governo mai visto prima”.

La burocrazia costa 6.500 miliardi di dollari di spesa pubblica annuale ed è concentrata in gran parte nello Stato di Washington, tradizionalmente appannaggio dei Dem.

Uno sfoltimento avrà conseguenze importanti sull’insieme degli equilibri amministrativi e politici.

Il loro lavoro – ha detto ancora Trump riferendosi a Elon Musk e a Vivek Ramaswamy – si concluderà entro e non oltre il 4 luglio 2026: un governo più piccolo, con più efficienza e meno burocrazia, sarà il regalo perfetto per l’America nel 250mo anniversario della Dichiarazione di indipendenza. Sono sicuro che ci riusciranno”.

Trump ha annunciato che Pete Hegseth sarà a capo del Pentagono. Una nomina a sorpresa. Il 44enne è un ex maggiore dell’esercito statunitense, ora presentatore di Fox News, canale preferito dai conservatori.

“Con Pete al timone – ha dichiarato Trump su Truth – i nemici degli Stati Uniti d’America sono avvertiti. Le nostre forze armate conosceranno di nuovo la grandezza e l’America non si tirerà mai indietro”.

Hegseth si è laureato a Princeton e Harvard ed è un veterano di guerra; è stato in Guantanamo Bay, Iraq e Afghanistan, guadagnando due medaglie di bronzo e un distintivo di fanteria da combattimento.

Trump ha poi scelto come segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, governatrice del South Dakota dal 2019. L’esponente repubblicana è nota per essersi rifiutata di applicare le restrizioni per il contenimento della pandemia.

Trump ha inoltre confermato di aver scelto Mike Waltz per l’incarico di consigliere per la Sicurezza nazionale. “Mike – ha detto Trump – è il primo membro delle forze speciali a essere stato eletto al Congresso, e in passato ha lavorato alla Casa Bianca e al Pentagono”.

Steven C. Witkoff sarà inviato speciale per il Medio Oriente.

Tom Homan, ex capo dell’Ice (United States Immigration and Customs Enforcement), sarà il custode dei confini.

Una delle nomine più significative e di immediato impatto è quella di John  Ratcliffe a capo della Cia.

Già direttore dell’intelligence nazionale negli ultimi mesi del primo mandato del tycoon, il quasi 60enne ex deputato del Texas John Ratcliffe ha diretto le agenzie di spionaggio del governo degli Stati Uniti durante la pandemia Covid.

Una delle sue maggiori responsabilità è stata anche quella di individuare e contrastare i tentativi stranieri di interferire nella politica americana.

Nato il 20 ottobre 1965 a Mount Prospect, Illinois, Ratcliffe ha sviluppato una solida carriera da avvocato e politico repubblicano, diventando uno degli alleati più stretti di Donald Trump.

Ratcliffe ha conseguito la laurea in giurisprudenza presso la Southern Methodist University School of Law e ha iniziato la sua carriera legale come avvocato privato.

Successivamente, ha ricoperto la carica di procuratore federale nel Distretto Orientale del Texas, dove si è concentrato su casi legati al contro-terrorismo e alla sicurezza nazionale.

In questo ruolo, Ratcliffe ha affermato di aver contribuito alla prevenzione di minacce terroristiche sul suolo statunitense, anche se alcune di queste affermazioni sono state messe in dubbio dai critici, i quali sostengono che i suoi successi sarebbero stati amplificati.

Il salto di Ratcliffe nella politica nazionale è avvenuto nel 2014, quando ha sconfitto il deputato repubblicano in carica Ralph Hall nelle primarie del Texas per la Camera dei Rappresentanti.

Eletto come rappresentante del 4° distretto congressuale del Texas, Ratcliffe ha rapidamente acquisito una reputazione come conservatore di linea dura, schierandosi a favore di politiche fiscali rigorose e contro l’espansione del governo federale.

Durante il suo mandato al Congresso, Ratcliffe è stato membro della House Judiciary Committee e della House Intelligence Committee, posizioni che lo hanno reso una figura di primo piano nel controllo dell’operato delle agenzie di intelligence statunitensi. La sua ferma difesa di Trump durante le indagini sull’impeachment e il Russia-gate lo ha reso uno dei difensori più visibili del presidente nell’arena politica.

La fiducia di Trump nei confronti di Ratcliffe ha portato alla sua nomina a Direttore della National Intelligence (DNI) nel maggio 2020, un incarico che ha ricoperto fino alla fine del mandato di Trump nel gennaio 2021.

In qualità di DNI, Ratcliffe era responsabile della supervisione di tutte le agenzie di intelligence statunitensi, comprese la CIA, l’NSA e l’FBI, oltre che della gestione delle informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale.

Nell’annunciare la scelta, Trump lo ha ringraziato per “aver esposto una falsa collusione russa” e “detto la verità” sul laptop di Hunter Biden, segnali che il presidente eletto lo vede allineato ai suoi obiettivi politici, evidenzia Axios.

Quando era al Congresso, Ratcliffe ha contribuito a portare avanti le indagini su Hunter Biden. Ratcliffe torna ora a giocare un ruolo cruciale nell’apparato di sicurezza degli Stati Uniti.

La prima immediata conseguenza è la cattura della spia che dava all’Iran i progetti militari di Israele. La spia è Asif Rahman, consulente del Pentagono di origine iraniana e agente della Cia.

In questo modi si toglie di mezzo una spina irritativa nei rapporti tra Cia e Mossad.

Matt Gaetz, deputato della Florida, è stato nominato Procuratore Generale degli Stati Uniti.

Il deputato repubblicano della Florida ha rassegnato le dimissioni dal Congresso dopo che il presidente eletto Donald Trump lo ha nominato Procuratore Generale degli Stati Uniti. Gaetz si è subito dimesso al fine di permettere l’elezione del suo sostituto prima del 3 gennaio, quando ci sarà il giuramento della nuova Camera.

Con Gaetz alla guida del Dipartimento di Giustizia, l’amministrazione Trump punta a una riorganizzazione dell’agenzia, nel tentativo di combattere la politicizzazione delle istituzioni federali. Il passaggio di Gaetz dalla Camera dei Rappresentanti al DOJ segna l’inizio di un periodo di profonde trasformazioni all’interno del sistema giudiziario statunitense, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare la fiducia pubblica attraverso un’azione governativa mirata e rigorosa. Nel confermare la nomina di Gaetz, Trump ha spiegato la sua visione per il futuro del Dipartimento di Giustizia, indicando la necessità di porre fine a quella che ha descritto come una “militarizzazione partigiana” del sistema giudiziario.

Una svolta ci sarà anche nei confronti dell’Onu.

Trump ha nominato la deputata repubblicana, newyorkese quarantenne, Elise Stefanik all’incarico di ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite.

«Sono onorato di nominare la presidente Elise Stefanik a servire nel mio Gabinetto come ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite. Elise è una combattente dell’America First incredibilmente forte, tenace e intelligente», ha affermato Trump in una dichiarazione al New York Post.

Stefanik è stata tra i 147 repubblicani alla Camera che hanno votato contro la certificazione della vittoria elettorale dell’allora presidente eletto Joe Biden nel 2020 su Trump.

Ex componente dello staff di George W. Bush, Stefanik in passato ha criticato Trump per il muro ai confini e per la sua retorica contro donne e musulmani. Poi ne è diventata la più fervente alleata. Per quanto riguarda la politica estera, Stefanik è una forte sostenitrice di Israele e dallo scoppio della guerra a Gaza a seguito degli attacchi del 7 ottobre si è trovata ad accusare l’Onu di antisemitismo. «Le Nazioni Unite hanno passato a maggioranza una vergognosa risoluzione antisemita – ha dichiarato lo scorso settembre durante l’Assemblea Generale – ancora una volta è in piena mostra il marcio antisemita dell’Onu, mentre punisce Israele per difendersi e premia i terroristi sostenuti dall’Iran».

Ora si attende l’altra grande possibile nomina rivoluzionaria: quella di Robert F. Kennedy Jr.

alla sanità pubblica.

Nomina che rappresenterebbe un punto di svolta clamoroso dopo anni di asservimento delle istituzioni statunitensi alle case farmacetiche.

Kennedy è stato un deciso oppositore delle politiche di vaccinazione coatta e massiccia, delle misure di confinamento, del controllo sanitario che negli stati si è sviluppato sotto forma di dittatura sanitaria.

È stato lo stesso Kennedy Jr ad annunciare che Trump lo vuole nelle sua squadra. In un’intervista e poi in un tweet su X, ha infatti detto: «Il presidente Trump mi ha chiesto di fare tre cose: 1. Risolvere la corruzione nei nostri enti sanitari governativi. 2. Riportare tali agenzie alla loro ricca tradizione di scienza basata su prove scientifiche e rigorosi standard. 3. Rendere di nuovo sana l’America ponendo fine all’epidemia di malattie croniche».

Un programma clamoroso, che punta a raddrizzare tutte le storture nel Cdc americano (Center of Disease and Control) e nella Fda statunitense (la Food and Drug Administration), il principale centro di farmacovigilanza. Entrambe, strutture che sotto la guida Dem sono rimaste invischiate in scandali e interessenze con Big Pharma.

Tremano i produttori dei farmaci, da sempre sostenitori dei Dem.

Nel frattempo, anche se il conteggio delle schede è ancora in corso in alcune aree, c’è la conferma che Senato e Camera hanno una maggioranza repubblicana, la qual cosa rende il viaggio di Donald Trump molto più sicuro riguardo a possibili tranelli.

Dalla vicenda elettorale escono sconfitti non solo i Dem ma, in particolare, i Clinton, Obama, la Pelosi, ossia il grumo di potere che ha dominato l’asinello in questi trent’anni combinando disastri a ripetizione.

Il castello globalist woke sta crollando e pare che la notte dei lunghi coltelli tra i Dem sia solo all’inizio.

Pare che tutto sommato ne sia soddisfatto Joe Biden, che ha ricevuto Trump con toni amichevoli, assicurando il passaggio indolore delle consegne.

Il primo effetto delle elezioni Usa si vede in Europa, dove la Von der Leyen non riesce a formare la Commissione.

L’Europa del Green deal è allo sbando.

Mercoledi sera fonti del gruppo Socialisti e Democratici hanno fatto filtrare che “ormai si è rotta completamente la fiducia con il Ppe. Fitto non avrà i voti del nostro gruppo in commissione Affari Regionali, in nessun caso. Non è una questione spagnola, né un problema con l’Italia o con Fitto, ma un problema con l’estrema destra. Il pacchetto dei vicepresidenti è da cinque, quelli di S&d, Renew e Ppe: noi negoziamo per quel pacchetto. Se vogliono votare Fitto con un’altra maggioranza, lo votino”. 

I sei vicepresidenti esecutivi tra cui Fitto, erano stati uditi martedi.

Poi, visto l’andamento, la stessa von der Leyen  ha deciso di bloccare tutto “fino a data da destinarsi”.

Il fatto è che l’avanzata delle destre in tutta Europa e nel mondo fa sì che l’alleanza di centro sinistra non rispecchi più la realtà.

Inoltre, il vecchio asse franco tedesco è in crisi nera, con la Francia senza budget e la Germania in esercizio provvisorio, con la possibilità che socialisti, verdi e liberali perdano le elezioni e Sholz vada a casa.

Insomma, per adepti e scherani woke tira una brutta aria e allora, fingendosi sdegnati, fuggono a gambe levate, in attesa che si calmino le acque. Molti li rivedremo con la casacca cambiata, come i 45 milioni di fascisti italiani diventati 45 milioni di antifascisti tra il 25 e il 26 aprile.

Nella frase a lui attribuita Churchill avrebbe detto: «Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…». Frase estendibile a più larghi confini.

Ne vedremo delle belle.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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