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DIETRO LA MASCHERA DEL PROGRESSIMO, IL PROGRESSNAZISMO, NAZISMO IN PROGRESS

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C’è un modo per nascondere il proprio vero volto e le proprie intenzioni: mascherarsi e propugnare idee che siano, apparentemente, lontane da quello che tu pensi veramente, ma che contengano, comunque e sotto mentite spoglie, esattamente quello che pensi e che vuoi che divenga pensiero comune.

E’ quanto ha fatto è fa il progressismo (da non confondere con il progresso), ideologia che dietro la maschera apparentemente democratica e libertaria nasconde quello che è veramente: progressnazismo, nazismo in progress.

C’è un modo elementare per depistare l’opinione pubblica al fine di evitare di essere indentificati per quello che si è: accusare altri, possibilmente quelli tanto scoperti quanto innocui, proprio perché scoperti, di essere eredi di quello che tu sei, così da distogliere l’attenzione da quello che fai. Gruppi di neonazisti, di nostalgici dagli aspetti folkloristici, nonché gruppi ad hoc alimentati, costituiscono il perfetto modo per creare un nemico fantoccio capace di distogliere l’attenzione alle dinamiche neonaziste vere messe in atto.

Si demonizza la parodia del passato per nascondere la penetrazione ideologica del presente.

Il progressismo, con tutti i suoi strumenti di propaganda e di rimbambimento delle masse, definisce inoltre continuamente chiunque non condivida le sue idee come “fascista”, spostando così l’attenzione dai contenuti della sua ideologia, che è autenticamente figlia del nazismo.

L’annacquare un termine è il modo per fargli perdere il suo vero significato, così da farne una divisa appioppabile a chiunque si voglia demonizzare e ostracizzare.

Oggi, chiunque non condivida le idee del progressismo è definito fascista e in questo modo il progressnazismo può agire liberamente.

Un’interessante testimonianza storica e sociologica di quanto sia in atto un tentativo dittatoriale, antidemocratico e totalitario, mascherato, è data da quanto è analizzato in una serie di servizi di Roberto Mazzoni, giornalista italiano che informa dalla Florida.

https://mazzoninews.com/2023/11/18/deep-state-finanzieri-spie-mafiosi-editori-e-pedofili-parte-3-mn-235-nuova-classe-di-schiavi/

https://mazzoninews.com/2023/11/05/deep-state-finazieri-spie-mafiosi-editori-e-pedofili-parte-2-mn-233/

https://mazzoninews.com/2023/10/16/deep-state-finazieri-spie-mafiosi-editori-e-pedofili-parte-1/

Deep state

Roberto Mazzoni, presentando la terza parte dell’intervista rilasciata da Whitney Webb, l’autrice americana che ha realizzato un’opera monumentale dedicata al deep state americano, intitolata “A Nation Under Blackmail”, una nazione sotto ricatto (scaricabile all’indirizzo: https://archive.org/details/one-nation-under-blackmail-vol-1-2-whitney-alyse-webb) , ci ricorda che nel suo libro “La via della schiavitù”, Friedrick von Hayek scrive: “È qui necessario affermare la sgradevole verità, per cui noi ci troviamo, in qualche misura, davanti al pericolo di ripercorrere la via già battuta dalla Germania. Il pericolo non è immediato, è vero, e le condizioni dell’Inghilterra e degli Stati Uniti sono ancora molto lontane da quelle che abbiamo visto negli ultimi anni in Germania, cosicché è difficile credere che ci stiamo muovendo nella medesima direzione. Eppure, sebbene la strada sia lunga, essa è una strada dalla quale diventa sempre più difficile tornare indietro man mano che si procede in avanti”.

“Queste parole scritte nel 1944 – sostiene Roberto Mazzoni – sono profetiche della condizione in cui ci troviamo oggi nel Paesi occidentali. La strada verso la schiavitù a cui ci vogliono portare, si basa sull’eliminazione dell’individualismo e sulla soppressione del singolo individuo a favore di interessi collettivi”.

In questo itinerario verso la schiavitù incontriamo esperimenti noti, portati a termine nel secolo scorso, come il fascismo, il nazismo, il comunismo e meno noti, perché ben mascherati, come il gradualismo socialista fabiano, che è in atto.

Dalla narrazione storica che ci offre Whitney Webb, intervistata da Glenn Beck, emerge una realtà transumanista ed eugenetica che appartiene alle famiglie malthusiane inglesi le quali hanno ispirato la Fabian Society, ma anche, in parte il comunismo e direttamente il nazismo.

A ben guardare, dietro la maschera del progressimo, se si analizzano teorie, uomini, eventi, movimenti, si può scorgere il volto osceno del nazismo, perché il nazismo non è mai morto, si è solo messo di lato quando è stato travolto dagli eventi bellici, ma ha continuato ad esistere protetto da élite trasversali e utilizzato da intelligence di tutte le parti belligeranti che ne avevano sconfitto la proiezione statuale.

Se vogliamo davvero comprendere cosa si agita sotto la maschera del progressimo, dobbiamo guardare con la lente che va oltre e che individua i tratti somatici di un’idea del mondo e dell’umanità che, nella declinazione dei protagonisti, ha volti noti.

Uno di questi volti, in questo caso collettivo, trattandosi di una famiglia e di più generazioni, è quello dei Rockefeller.

Il transumanesimo, con il suo corollario eugenetico e razziale, ha avuto la sua espansione, ci ricorda Mazzoni, negli Stati Uniti con l’adozione da parte si alcune famiglie particolarmente facoltose, tra cui il magnate dell’acciaio americano Andrew Carnegie, che fondò la Station fo Experimental Evolution e l’Eugenics Record Office (ERO) che furono attivi dal 1913 al 1939. Henry Ford sostenne invece posizioni fortemente antisemite dichiarando che la razza semitica era in ritardo rispetto alla razza bianca caucasica. Thomas Edison diede il proprio sostegno all’eugentica come strumento per migliorare la razza umana. Ma il contributo primario allo sviluppo di questa pseudoscienza venne dalla famiglia Rockefeller che, da allora, ha acquisito un potere straordinario negli Stati Uniti e nel mondo”.

Mazzoni, impietosamente e giustamente, ricorda le origini del potere dei Rockefeller, fin da quando il capostipite, William, girava gli Stati Uniti vendendo pozioni di petrolio come cura certa contro il cancro. Tralasciamo i particolari (se qualcuno desidera conoscerli può accedere ai video di Mazzoni) della vita di William per focalizzare l’attenzione sul figlio John Delbert Rockefeller, che diede vita a Standard Oil e mise le basi dell’impero.

Il legame petrolio medicamenti si concretizzò, non più nella ciarlataneria da baraccone, ma con la Stanco, una società controllata da Standard Oil, che, ci ricorda Mazzoni, “iniziò a produrre un preparato medicinale chiamato Nujol che consisteva sostanzialmente di petrolio e che veniva proposto come lassativo. Nella stessa fabbrica veniva anche prodotto il noto insetticida Flit”.

Mazzoni fornisce interessanti particolari sui prodotti farmaceutici dell’impero dei Rockefeller, ma quel che interessa è che John Rockefeller “ebbe – afferma Mazzoni – anche un ruolo determinante per porre le basi del progetto eugenetico, finanziando innanzitutto Margaret Sanger, la fondatrice dell’American Birth Control League che diede immediatamente vita al “negro project” il progetto per ridurre la natalità dei neri, considerati da Margaret Singer e dai Rockefeller come una razza inferiore”.

Eccoci giunti al razzismo e al controllo delle nascite di chi non viene ritenuto “idoneo”.

Nel 1942, l’American Birth Control League cambiò il nome di Planned Parenthood, nome che mantiene ancora oggi.

Planned Parenthood in italiano significa “Genitorialità pianificata” e il termine genitorialità, guarda caso, oggi è uno dei maggiormente utilizzati per demolire la famiglia tradizionale.

Giunto alla Planned Parenthood, alias “Genitorialità pianificata”, facciamo un incontro interessante.

“Per dare un viso più presentabile a questa organizzazione – ci avverte Mazzoni – , la Rockefeller Foundation mandò a gestirla William Gates Senior, il padre di Bill Gates, dalla fine degli anni Sessanta all’inizio degli Anni Settanta. La famiglia Gates è sempre stata strettamente legata ai Rockefeller e anche il successo di Microsoft, che è dipeso in larga misura dalla sua alleanza iniziale con IBM, è stato reso possibile dalla madre di Bill Gates, Mary Maxwell Gates, che era una delle fondatrici di Microsoft, era una banchiera americana da diverse generazioni e aveva collegamenti personali al vertice di IBM”.

Il nostro Bill Gates, pertanto, non è un genietto uscito dal nulla, ma il figlio di un mondo ben preciso e di un mondo che, guarda caso, non manca di avere avuto stretti contatti con il nazismo.

Il libro “IBM and the Holocaust” di Edwin Black, infatti, descrive il ruolo essenziale e strategico giocato dalla società americana IBM nell’organizzazione e nella gestione dei campi di sterminio nazisti: le schede perforate di IBM furono essenziali per schedare gli ebrei in tutta Europa, per programmarne l’arresto e la deportazione, in modo che le persone inadatte ai lavori forzati potessero andare direttamente nella camera a gas che era pronta non appena scendevano dai vagoni merci su cui erano stati trasportati.

“IBM – sottolinea Mazzoni – non vendeva le macchine ai nazisti, bensì le noleggiava, le installava e e le modificava in modo che fossero perfettamente su misura per le esigenze del Terzo Reich. Tecnici tedeschi di IBM andavano a fare manutenzione in loco dove le macchine si trovavano almeno una volta al mese. La sede di New York della società era completamente consapevole di quel che succedeva in Germania fin dal 1933. Il presidente e fondatore di IBM, a quell’epoca, era Thomas J. Watson, a cui IBM si è ispirata per il nome del suo attuale sistema di intelligenza artificiale”.

Watson fece finta di non sapere quello che succedeva in Germania, ma i suoi rappresentanti personali, Harrison Chauncey e Werner Lier, erano costantemente a Berlino oppure a Ginevra per soddisfare qualsiasi richiesta provenisse dai nazisti. L’ufficio svizzero della società agiva da intermediario così da permettere alla sede di New York di fingere di non sapere.

Ecco un punto cruciale che riguarda i campi di sterminio e la narrazione corrente che vuole che nessuno sapesse cosa stava accadendo, che nessuno immaginasse che si steva eliminando fisicamente l’intero popolo ebraico e che tutti rimasero esterrefatti alla fine della guerra.

La verità è che qualcuno sapeva e contribuiva a organizzare lo sterminio e stava negli Stati Uniti d’America, patria della democrazia e della libertà, in superficie e , nel profondo, animata, nelle sue élite, da un profondo sentimento razzista.

Il sottotitolo del libro di Edwin Black è chiarificatore: “La strategica alleanza tra nazisti tedeschi e le molto potenti corporazioni dell’America”.

IBM

Non deve sorprendere, pertanto, che tramite l’organizzazione nazista Odessa e il Corridoio francescano si sia organizzato il trasferimento in Argentina e in Brasile di gran parte dei nazisti del III Reich e he il nazismo, sconfitto militarmente, si sia radicato Oltreoceano, trovando accoglienza in molti ambienti sedicenti democratici.

Nell’introduzione a “IBM and the Holocaust” si legge:” Questo libro sarà profondamente scomodo da leggere. E’ stato profondamente scomodo da scrivere. Racconta la storia di IBM

coinvolgimento consapevole – direttamente e attraverso le sue controllate – nell’Olocausto, così come il suo coinvolgimento nella macchina da guerra nazista che uccise milioni di esseri in tutta Europa. L’umanità si è appena accorta che il concetto di informazione organizzata in modo massiccio è emerso silenziosamente per diventare un mezzo di controllo sociale, un’arma da guerra e una tabella di marcia per la distruzione dei gruppi. L’unico evento scatenante è stato il giorno più fatidico del secolo scorso, il 30 gennaio 1933, il giorno in cui Adolf Hitler salì al potere. Hitler e il suo odio per gli ebrei furono la forza trainante dietro questa svolta intellettuale. Ma la sua ricerca è stata notevolmente migliorata ed energizzata dall’ingegno e dalla brama di profitto di una singola azienda americana e del suo leggendario presidente autocratico. Quella società era International Business Machines e il suo presidente era Thomas J. Watson. L’ossessione del Fuhrer per la distruzione degli ebrei non era affatto originale. C’erano stati zar e tiranni prima di lui. Ma per la prima volta nella storia, un antisemita ha avuto l’automazione dalla sua parte. Hitler non lo ha fatto da solo. Ha avuto aiuto. Nel mondo capovolto dell’Olocausto, professionisti dignitosi erano le truppe avanzate di Hitler”.

La maschera è quella del professionismo dignitoso. Il volto osceno è quello di chi fornisce l’automazione dello sterminio.

La storia insegna ed è per questo motivo che la si vuol cancellare.

Whitney Webb , intervistata da Glenn Beck sposta l’obiettivo sull’Europa e sul World Economic Forum.

“Ritengo – afferma Whitney Webb – che Klaus Schwab sia una specie di facilitatore. Voglio dire, parliamo per un attimo del World Economic Forum e di ciò che è, e di ciò che non è. Si descrivono come i principali promotori della partnership tra pubblico e privato. In mancanza di una parola migliore, questo è fascismo. Quindi c’è la storia della famiglia di Klaus Schwab, dove suo padre gestiva un’azienda modello nazista e contribuì a finanziare la bomba atomica e tutto il resto. E fondamentalmente lui si trova in questa posizione dove sta promuovendo il fascismo su scala globale”.

Allora, che aspetto avrà l’America alla fine? Sarà simile alla Cina?, chiede Glenn Beck. La domanda può ben valere anche per l’Europa.

“Questo è l’obiettivo di molte persone ai più alti livelli della Silicon Valley e nel nostro governo – risponde Whitney Webb – La catalogazione degli individui al fine di controllarne la vita e la possibile eliminazione risale a ben prima dello sterminio nazista gestito con le schede perforate di IBM. Tornando agli albori dell’eugenetica americana, vediamo che l’Eugenetics Record Office creato nel 1910 con i soldi dei Rockefeller, di Carnegie e della vedova del barone delle ferrovie americane Edward Harriman, raccolse le informazioni personali su moltissime famiglie americane usando sempre le schede perforate di IBM fino al censimento degli Anni Trenta che portò all’approvazione, negli Stati Uniti, di leggi per la sterilizzazione obbligatoria degli individui dichiarati inadatti. Si tratta della prima versione del passaporto vaccinale che abbiamo visto nel periodo del COVID 19. Durange un’indagine condotta nel 1976 dal Government Accountability Office, si scoprì che oltre il 25 % dei pellerossa erano stati sterilizzati nei primi anni Settanta. Questa tecnica si trasferì anche in Cina dove, negli Anni Novanta, dove alcuni funzionari governativi tentarono di eliminare coloro che avevano valori morali opposti al comunismo e che tendevano ad essere influenzati dalla religione buddista e taoista”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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