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DIARIO DI UN MEDIANO, L’ULTIMA FATICA DI ANTONIO FOCCILLO

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Diario di un “mediano” Un’altra storia dal 1971 al 2020, e’ una delle ultime fatiche letterarie di Antonio Foccillo, già segretario confederale della UIL, docente universitario, scrittore, giornalista e non da ultimo acuto osservatore della società e dell’essere umano,  che  verrà, peraltro,  presentata oggi a Roma alle ore 17, presso l’UPTER in via Quattro Novembre, 157.

La narrazione è descritta in tre volumi, raccolti in uno splendido cofanetto, con un totale di 1156 pagine  e con  circa 4.500 note.    

La prima considerazione che viene affrontata è relativa al fatto che nella storiografia o nella saggistica, di solito, si racconta soltanto la vita dei leader o del numero uno, ma dietro di loro ci sono tanti altri che si battono per portare avanti le idee e le battaglie che questi decidono. Lo fanno con grandi sacrifici, a volte con rischi personali, anche per questo la loro vita è degna di nota. Con questo lavoro Foccillo ha voluto rappresentare, attraverso la sua persona, i tanti che svolgono la funzione di “mediani” e che ritiene che sia giusto dar loro il riconoscimento per la loro opera  essenziale.

In questo libro per rendere più appetibile la lettura, la descrizione degli eventi viene fatta come uno scorrere di un diario. Per questo il primo titolo è “Diario di un mediano”. Il sottotitolo è “Un’altra storia”. Perché? Proprio perché non è la storia di un leader.

Scorrendo le pagine, si nota come il racconto vuole semplicemente rappresentare una cronaca degli avvenimenti, soprattutto nel sindacato e nelle questioni politiche, sociali ed economiche. Avvenimenti che si intrecciano con la vita di un dirigente, a vari livelli della Uil, che li ha vissuti in prima persona. Ma raccontare la vita delle persone è sempre difficile per l’intreccio di sentimenti, passioni, dolori, gioie, vittorie e sconfitte.

Questa storia è ancora più difficile perché a scriverla è il protagonista. Oltretutto, cercare di intrecciarla con gli avvenimenti che sono successi, negli stessi anni, nel Paese, è ancora più complicato perché sono tanti ed è difficile sintetizzarli.

Foccillo chiede di non essere giudicato dagli storici, perché questo libro è solo un ricordo personale e come succede in un film, che riprende la trama di un libro, il regista evidenzia quello che più l’ha colpito, tralasciando molte altre pagine.

L’autore è convinto che tante altre cose sono stante omesse, tante troppo sintetizzate e tante dimenticate, ma ha voluto fare questa sfida, prima con sé stesso e poi per quelli che vorranno leggerlo.

La trama, spera che sia interessante, perché racconta 50 anni in cui sono cambiate tante cose nel nostro modello di vita e nel Paese: dalle istituzioni alla politica; dalla società al sindacato; dall’economia alla democrazia; dal costume al linguaggio.

Ovviamente, qualcuno può pensare giustamente che il racconto sia di parte, ma non poteva essere diversamente dato che egli è stato, per circa 50 anni, un dirigente della Uil.

Il viaggio inizia dalla sua iscrizione al Psi e alla Uil. Il partito ha rafforzato i suoi ideali ed è stato una palestra per stare sempre dalla parte dei deboli. L’impegno di Foccillo, invece, nella Uil è stato un continuo di vicissitudini, di conquiste, ma anche di qualche passo falso e con esso si sono intrecciati tanti avvenimenti. Averli passati, per 48 anni, in prima linea nel movimento sindacale milanese – contemporaneamente militante e dirigente del Partito socialista – poi a livello nazionale, a Roma, in confederazione, essendo stati una grande esperienza di vita, hanno determinato una crescita, una formazione ed una consapevolezza, facendolo realizzare come uomo e come professionista.

Sono stati, soprattutto i primi anni, molto intensi: “anni dello studio e della preparazione”, ed essendo impegnato a Milano e in Lombardia, in momenti difficili, lo hanno segnato quale sindacalista socialista.

Vi sono nel racconto tanti frammenti di storia e cronaca di questo Paese. Momenti di grandi stravolgimenti, non sempre positivi, si sono succeduti dopo le grandi trasformazioni della politica e della società avviate negli anni 68/69, denominati “gli anni dell’immaginazione al potere”. Questi cambiamenti hanno interessato la cultura, le parole d’ordine della politica e del sindacato e le loro stesse strategie.

Nello scorrere le pagine si leggono anche tante piccole o grandi conquiste, spesso sottovalutate al momento dell’intuizione, poi diventate importanti, perché si sono rivelate fondamentali per raggiungere civiltà giuridica, tutele, benessere e sviluppo.

Negli anni della “Utopia al governo” come l’ha definita qualcuno, con il governo di centrosinistra, i partiti che lo sostenevano e lo stesso sindacato hanno accettato la sfida del cambiamento e hanno modificato profondamente sia la società che la partecipazione democratica.

Il racconto si sofferma sul fatto che il sindacato è stato il primo a capire che le lotte e le manifestazioni di quegli anni erano intrise della volontà di modificare lo statu quo. Operai e studenti uniti nelle manifestazioni e nelle assemblee; la decisione di costituire i consigli dei delegati in tutte le fabbriche e, successivamente, anche negli uffici pubblici erano tutte espressioni del cambiamento. Questo nuovo modello di partecipazione dal basso modificò il sindacato, ma anche il metodo di scelta dei nuovi gruppi dirigenti, non più per cooptazione nella propria singola organizzazione, ma eletti da tutti i lavoratori.

Pertanto, il dirigente sindacale, non parlava più solo ai suoi iscritti, ma doveva essere in grado di navigare in mare aperto, confrontandosi con tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti, e tutto ciò avveniva in anni di grande contestazione. Questo formò, a tutti i livelli, una nuova classe dirigente.

Si susseguivano manifestazioni, con ampissime partecipazioni di lavoratori, anziani e giovani. Si protestava con scioperi continui e non solo decisi dai vertici nazionali, ma proclamati ai vari livelli del movimento, a cui aderivano la stragrande maggioranza dei lavoratori. In questa atmosfera, la volontà di voler contribuire a cambiare finalmente le cose e a riequilibrare anche i rapporti di forza si palpava nell’aria. In quel clima nasceva in tanti giovani la passione per vivere l’attività politica e sindacale e tutto ciò preoccupava l’establishment.

Foccillo descrive come quel periodo fu caratterizzato anche da moltissimi e gravissimi attentati: dalla Banca dell’Agricoltura a Milano a Piazza della Loggia a Brescia; dal treno Italicus etc., quasi sempre senza condanne per i colpevoli che in tanti luttuosi avvenimenti non sono stati ancora scoperti. Contemporaneamente nacque anche un filone di partiti o movimenti extraparlamentari che incitavano ad un’opposizione, in qualche caso, violenta e consideravano i riformisti traditori. Da qui nacquero i primi prodomi del terrorismo.

Erano anni di grande agitazione con scontri molto violenti anche fra fascisti e comunisti, che generavano morti, ma anche fra comunisti e riformisti socialisti per fortuna con meno fatti gravi. San Babila a Milano era la sede dove erano presenti i fascisti e quando passavano i cortei spesso venivano aggrediti.

Tutto questo, per vari motivi si stemperò, e così piano piano si tornò ad una normalità. Quei periodi per Foccillo sono stati vissuti con grande partecipazione emotiva e hanno alimentato la sua volontà di poter condividere processi di trasformazione in senso riformista dando il suo contributo.

Egli racconta come la parte più significativa della sua esperienza, è stata quella di poter vivere quegli avvenimenti a Milano che, è diventata la città della politica. La “Milano da bere”, la chiamavano con disprezzo, ma è stato un luogo di grande fermento e di grande formazione politica e sindacale.

Da lì parte il viaggio con la narrazione di alcune vicende internazionali: lo scontro fra Israeliani e Palestinesi con l’Intifada e l’affermazione dei sindacati palestinesi; il ritorno di Arafat e la sua nomina a presidente; la nascita dell’Unione Europea, dell’Euro e l’adesione dei Paesi dell’Est, dopo la rivoluzione e la fine dell’Unione Sovietica; come pure vengono raccontati i primi sommovimenti contro l’Apartheid e la sua fine con la nomina di Mandela. Tutti questi avvenimenti vengono descritti da chi in molti casi li ha vissuti da vicino, come responsabile delle politiche internazionali della Uil.

Più spazio è dedicato alle vicende nazionali e non poteva essere diverso, visto che Foccillo è stato per 31 anni segretario nazionale confederale. Le vicende partono da Milano con i grandi scontri che si sono susseguiti nel movimento con l’opposizione dura degli estremisti, la nascita dei ribelli dei consigli di fabbrica e degli autoconvocati a partire dal decisione di Uil, Cgil e Cisl di cambiare la strategia con la piattaforma dell’Eur e il relativo scontro nel sindacato far riformisti e massimalisti; i governi laici e la politica dei redditi; la  modifica della scala mobile con i decreti di San Valentino e il referendum promosso dal Pci; la vicenda di mani pulite il ruolo debordante della magistratura e la demonizzazione di Craxi; i vari incontri con il governo con relativi accordi che hanno cambiato le relazioni sindacali e la dinamica contrattuale; le difficoltò nel settore del pubblico impiego e i dieci anni di blocco dei contratti; la Cgil e la Fiom che si isolano molto spesso, scegliendo la strada del conflitto; le difficoltà dei contratti degli altri settori e le continue provocazioni della Confindustria; l’avvento dei governi di centro destra e le difficoltà del sindacato; per arrivare al governo dei 5 stelle e la vicenda della Pandemia.

Queste sono alcune delle tematiche affrontate nel libro, con una sintesi degli eventi molto attenta e con una descrizione di tipo giornalistica.

Giorgio Benvenuto nella sua prefazione così lo definisce: “È un libro scritto con il cuore, che ti avvince, ti emoziona, ti appassiona. È un libro originale, una novità, un’operazione verità […]. Foccillo ha lavorato con molto impegno, ha passato al setaccio una documentazione imponente (libri, articoli di giornali, testimonianze, interviste, saggi, documenti ufficiali, dibattiti, etc.). È riuscito a realizzare con pazienza e con competenza un racconto preciso, prezioso, per conoscere l’evoluzione del movimento sindacale in Italia e in Europa in questi ultimi cinquant’anni”.                                                                                                                                                            

Foccillo conclude l’elaborato direttamente in prima persona con queste parole, ricordate anche da Benvenuto: “Non si possono dimenticare quasi 50 anni di vita, vissuta intensamente e  con un solo obiettivo: fare il bene di chi lavora. Non è retorica! I miei insegnamenti di socialista, laico, della Uil mi hanno fatto stare sempre dalla parte di quelli che stanno peggio, che hanno subito soprusi con la speranza di aiutarli ad emanciparsi a liberarsi delle catene”.

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  • Redazione

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