
di Angelo Ciccarella
Ci sentiamo impotenti di fronte agli orrori del mondo. Che possiamo fare contro gli stermini (termine che taluni vorrebbero imporre il copyright)? Impotenti ma pure passivi di fronte agli oligarchi d’ogni specie e latitudine, vaghiamo come zombi alla ricerca di briciole di pane amorevolmente lasciate dal carceriere di turno. Ebbene, c’è una Forza che irrompe; il vetro che separa i mondi va in frantumi.
Di che parlo?
Abbattere i muri è ciò che va fatto oggi con la massima urgenza. Il seme protetto dalla ghianda deve poter esplodere per compiere il proprio destino. Gli ostacoli che si frappongono fra noi e la libertà di essere noi stessi sono la presunzione di sentirci compiuti in quanto umani e la superbia di poter fare a meno di Dio. Se vogliamo essere il coronamento della Creazione dobbiamo spezzare le catene che ci costringono a strisciare quaggiù come tanti vermi addomesticati. Ci hanno fatto credere di non poter fare a meno delle istituzioni, delle chiese, ci siamo fatti intimorire da ogni crisi, emergenza, conflitto. E alla fine, ci siamo inchinati; ci siamo bevuti ogni cosa, e poi ci siamo fatti pietrificare le coscienze. Esserini in balia del fato, delle contingenze, della scienza, limitati, sfregiati, ridotti a macchinette nelle mani di arconti maligni.
Tutto si copre di ruggine, anche le parole. La buddhità dorme ancora dentro di noi, le cellule orfiche esiliate e Cristo è ancora appeso alla croce. Da millenni la nostra carne è diventata tempio dei nostri blocchi, segno restrittivo. Appena ne prendiamo coscienza, appena tentiamo di liberarci dall’asfissia, ecco che la memoria del corpo oppone resistenza, resta aggrappate alle proprie abitudini, ci richiama ai suoi antichi argini. E chi prova a percorrere una via di liberazione, sa bene di cosa parlo. È qui, su questa precisa soglia, la soglia del totalitarismo balbettato delle nostre cellule, che il lavoro grosso va compiuto.
Come?
Osando. È proprio l’audacia, il motore dimenticato. È l’unica che riesca a forzare il blocco, il meccanismo routinario; non c’è niente che la possa sostituire. Senza un seme di santa follia, nessuna vera speranza è possibile. Nel nostro ambiente spiritualista si parla di Amore quale grande agente della trasformazione universale, ma si ignorano le forze che gli permettano di schiudersi, di espandersi. L’audacia è lo slancio fondamentale che conduce alla liberazione dell’Amore. Lo stato d’Amore non è fisso appena lo si raggiunge. L’illuminazione della coscienza è il contrario della staticità; viene mantenuta solo nel permanente rinnovarsi, lungo un’infinità di scalini che vanno superati uno dopo l’altro. È il frutto di continue rotture di abitudini, di meccanismi psichici. Chi ama la Forza d’amare vive come un perpetuo scalatore. Va da un’impresa all’altra, lasciando la presa da una parte per issarsi più su, più vicino alla purezza delle vette. Una volta che ci troviamo ad una certa altezza, perché temere ancora gli sguardi dei curiosi, degli scettici, di quelli che mantengono l’ordine del sonno istituzionale?
È l’audacia che mettiamo nelle mille cose quotidiane a liberare la memoria cellulare dal suo peso, a consentirle di rinnovarsi. Possiamo intraprendere tutte le terapie d’accesso che vogliamo, di purificazione che esistono, ma rimarranno lettera morta se l’osare non sarà al centro delle nostre intenzioni. La mente concettuale è solo un’infima parte del motore trasformativo. Noi tutti raramente usciamo dalla mente concettuale, ed è per questo che è stagnante, che si sta ossidando. Col coraggio si fanno passi in avanti verso una mente risonante col tutto, che costruisce nuovi scenari, si scrolla di dosso sovrastrutture, false impressioni. Chi riuscirà a violare il blocco, poi aprirà la via ad altri che verranno, ardimentosi, incuranti delle vecchie forme. Le nostre cellule sono aggravate dalle scorie delle paure che la società innesta in ognuno di noi; appesantite dai desideri non soddisfatti che ristagnano. Torniamo ad innamorarci della vita come nobili avventurieri che alimentano il motore della Creazione, coscienti d’abitare la Grazia. Così facendo costruiamo nuovamente la mente delle cellule, in grado di trasmutare il corpo risanandolo dai mali del mondo. È l’alchimia trasformante corpo e mente.





