
di Giovanni Bernardini
E’ una cosa naturale, innocua: di fronte alla morte si diventa tutti un po’ ipocriti. Si cerca di sottolineare più che altro i lati buoni della persona scomparsa, si evita di parlare di quelli controversi, si accentuano i fattori che ce la rendevano amica, si sorvola sugli altri. Tutto normale, se resta contenuto entro certi limiti, smette di essere normale se questi limiti vengono non solo superati ma letteralmente travolti. Come è avvenuto, sta avvenendo con la morte di papa Francesco.
Nessuno pretende che in occasione della morte di un pontefice inizi un approfondito dibattito sul suo pensiero e la sua opera, però, quando si fa il bilancio della vita, del pensiero e delle opere di una grande figura scomparsa sarebbe bene quanto meno ricordare i punti controversi del suo pensiero, le reazioni discordanti che hanno accolto certe sue iniziative. Trasformare Francesco in una specie di santo (a quando la santificazione?) che ha fatto, detto e pensato solo cose assolutamente giuste non solo è intellettualmente stupido, è addirittura poco rispettoso nei confronti dello scomparso.
Francesco è stata una figura molto controversa, nessuno lo può negare. Molte sue prese di posizione sia politiche che teologiche sono state criticate anche duramente da molti, sia dentro che fuori dalla Chiesa. In molti hanno ritenuto che il suoi essere con gli ultimi fosse una forma di populismo pauperista pericoloso, oltre che inefficace contro la povertà Considerazioni simili possono farsi sulle posizioni assunte da papa Francesco sulle migrazioni, o sul radicalismo ecologico o, sull’altro versante, sull’aborto o l’omosessualità.
Nelle trasmissioni TV di questi giorni tutto questo è stato letteralmente cancellato. No, non si è detto che “Francesco aveva ragione”, si è letteralmente taciuto del dissenso che molti aspetti del suo pontificati ha suscitato. Un coro di osanna ha accompagnato il ricordo, nient’altro. Senza voler essere troppo polemico direi che gli stessi numeri sulla partecipazione popolare alle esequie sono stati “leggermente” ritoccarti al rialzo.
Questo coro di lodi sperticate, questa cancellazione di ogni riferimento a qualsiasi tipo di dissenso mi ricordano, sia pure alla lontana, i regimi comunisti, quando la morte di personaggi, sia ben chiaro, infinitamente più negativi del papa scomparso era accompagnata dalla loro deificazione.
Così come mi ricorda la prassi dei vecchi partiti comunisti il modo in cui nella Chiesa si discute e si organizza il dissenso. Esattamente come nei vecchi partiti comunisti nella Chiesa è obbligatoria la unità, meglio, la unanimità. Le divergenze (e ne esistono eccome!) vengono discusse in linguaggio cifrato, incomprensibile ai non addetti ai lavori. Di fronte alla “gente”, quella che il papa tanto amava, si è sempre tutti d’accordo, esattamente come avveniva nei vecchi partiti comunisti staliniani.
Non porto avanti il parallelo, se no qualcuno mi accusa di essere troppo polemico.
Staremo a vedere chi sarà il successore di Bergoglio. Sinceramente mi auguro che sia in almeno parziale discontinuità con lui. Per il bene di tutti, a partire dalla Chiesa cattolica.





