
Se qualcuno ha ancora in testa due idee: Trump fa il gradasso con i dazi ed è lui che sta rovinando l’ economia europea, come pure la battaglia dei dazi è una battaglia solo commerciale, ecco, credo sia il momento che ci ripensi.
Insisto sulla mia visione che i dazi sono lo strumento adottato, soprattutto, per rafforzare la richiesta all’Europa di scegliere tra i due schieramenti del mondo: poiché la sua inconsistenza non le consente altro che di scegliere con chi stare. E questa richiesta la si impone non blandendo o accattivandosi amicizie con “sconti”, ma punendo ed anche pesantemente la sua indecisione. E, domani, la scelta che farà. Perché sia chiaro che, una volta presa la decisione, quello scelto non sarà un partner, ma un padrone.
Passa sotto silenzio, nel più felpato stile del dragone, le manovre sui dazi che la Cina ha compiuto e sta compiendo. L’ultima. A partire dallo scorso mese, la tassa Cina sulle vetture di alta gamma ha subito una modifica significativa: la soglia per l’applicazione delle imposte doganali è stata abbassata da 155.000 euro a 105.000 euro, coinvolgendo così un numero molto più ampio di modelli. La maggior parte dei costruttori locali cinesi, con una sola eccezione, non opera in questa fascia di prezzo, mentre i grandi nomi europei come Porsche, BMW, Mercedes ma anche Ferrari dominano il segmento delle auto di lusso.
Conseguenze: a luglio l’esportazione in Cina ha registrato un calo complessivo del 18%, con Mercedes al – 22% e BMW addirittura – 34%. Effetto “secondario”: BMW decide lo spostamento della produzione della nuova sua auto elettrica di punta direttamente in Cina; qualcosa di simile decide la Volkswagen. Parliamo solo di Germania?
Non è così, se pensiamo che la cosa resti confinata lì, sbagliamo di grosso. I riflessi ci saranno in tutta Europa. A cominciare da quelli del danno sul “capitale immateriale“: una volta trasferita, una produzione perde il valore aggiunto della “manifattura europea”. In ogni caso, la strategia di riposizionamento delle grandi imprese diventa inevitabile. E questo, sul mercato globale, ha riflessi su tutti. Anche pesanti.
In un contesto di crescente rivalità tecnologica e industriale, dove le auto elettriche rappresentano uno dei terreni di scontro più accesi, la mossa sembra passare sotto silenzio quasi fosse limitata a quel settore. Io mi domando quando qualcosa di simile sarà esplicita su altri prodotti “tipici” europei. Perché questo avverrà.





