La lungimiranza del fondatore di Telegram
Pavel Durov non è solo il fondatore di Telegram. È una figura che si muove esattamente nel punto di frizione tra tecnologia, potere e sovranità. E, per capirlo davvero, bisogna fare un passo indietro e allargare lo sguardo almeno su due decenni precedenti.
Telegram nasce sull’App Store di Apple il 14 agosto 2013 dall’unione di due competenze molto diverse ma assolutamente complementari.
Nikolai Durov, matematico e informatico di altissimo livello, costruisce l’architettura tecnica; il fratello Pavel, con una formazione in filologia antica e una sensibilità più politica e culturale, ne definisce la visione e il contenuto.
Entrambi si sono formati all’Università di San Pietroburgo, dove Nikolai ricopre il ruolo di ricercatore senior presso la sede di San Pietroburgo dell’Istituto di matematica Steklov dell’Accademia Russa delle Scienze informatica, anche se preferisce dedicarsi alla crittografia e alla geometria algebrica piuttosto che alla docenza universitaria tradizionale, oggi vive e lavora a Dubai.
In famiglia, sia il padre che la madre, Albina Durova, di origini ucraine, sono accademici con una preparazione cosmopolita alle spalle, tanto che il padre, Valery Durov, noto latinista, ha insegnato per un periodo all’Università di Torino.
Tra il 2017 e il 2019 Telegram entra nella dimensione geopolitica, cresce rapidamente in Iran e nel Medio Oriente e viene percepito come uno strumento difficile da controllare, al punto da essere bloccato o limitato da diversi governi.
Tra il 2020 e il 2021 diventa una piattaforma di massa, alimentata dalla pandemia, dalle proteste globali e dalla crisi di fiducia nei sistemi informativi tradizionali.
In questi anni la crescita è esponenziale e Telegram smette di essere solo un’app di messaggistica per diventare uno spazio centrale nella circolazione dell’informazione.
Dal 2022, con la guerra in Ucraina, entra in una nuova fase, diventa una piattaforma centrale nel conflitto. Non solo per l’informazione, ma per la costruzione stessa della narrazione. Canali militari, intelligence open source, propaganda, contropropaganda. Tutto passa da lì. È uno spazio ibrido, dove convivono eserciti, governi, giornalisti e civili.
In quel momento Telegram smette definitivamente di essere una semplice app. Diventa infrastruttura ed è qui che iniziano le tensioni.
Durov viene fermato e arrestato in Francia nel 2024, dopo essere partito dall’Azerbaigian, con accuse legate alla mancata moderazione di contenuti criminali. È un passaggio decisivo non si contesta più solo la piattaforma, ma la responsabilità del suo fondatore.
Nel 2025 le restrizioni vengono allentate e Durov rientra a Dubai, dove Telegram ha la sua sede operativa. Anche questo è un punto strategico. Dubai non è solo una scelta logistica, ma una posizione geopolitica intermedia, fuori dai grandi blocchi e perfettamente connessa ai flussi globali.
Nel febbraio 2026 anche la Russia apre un nuovo fronte, con accuse legate al terrorismo e l’introduzione di restrizioni progressive alla piattaforma. Due sistemi diversi, due visioni diverse, ma una convergenza implicita, la necessità di controllo.
Telegram, nel frattempo, cambia. Rafforza la moderazione, introduce sistemi automatici, rimuove centinaia di migliaia di canali. Inizia a collaborare, in alcuni casi, con le autorità. Non cede completamente, ma si adatta. Si muove su una linea sottile tra autonomia e pressione. Ma il passaggio più importante avviene a un livello meno visibile.
Telegram non è più solo comunicazione, sta costruendo un’infrastruttura economica.
TON, The Open Network, è il cuore di questa trasformazione. Non è semplicemente una criptovaluta. È una rete, un sistema distribuito che permette di trasferire valore senza passare da banche o Stati.
Il suo token, Toncoin, viene utilizzato per pagamenti, servizi, identità digitali e acquisti all’interno della piattaforma. Questo significa una cosa molto concreta.
Il denaro non è più necessariamente legato a un sistema centrale può circolare all’interno di una rete. In un mondo in cui esistono sanzioni, blocchi finanziari e restrizioni, questo cambia gli equilibri. Alcuni Paesi, esclusi dai circuiti tradizionali, utilizzano l’energia per generare valore digitale attraverso sistemi blockchain.
L’energia diventa moneta, il valore si smaterializza, i flussi si spostano. Telegram, integrando TON, entra in questo spazio.
Non solo comunica, permette lo scambio.
Non solo connette persone ma connette valore e questo è il vero salto di livello.
Nasce un ulteriore sviluppo, i sistemi di calcolo e intelligenza artificiale costruiti su questa rete, quali comunicazione, finanza e calcolo si integrano fino a diventare un ecosistema. A questo punto la distinzione diventa fondamentale.
Da una parte esistono le grandi strutture di analisi dei dati, sistemi capaci di raccogliere, integrare, leggere e prevedere. Società che operano sul livello della visione, anticipano scenari e orientano le decisioni.
Dall’altra esistono piattaforme come Telegram, che non prevedono ma diffondono, operano e permettono la circolazione grazie al livello della comunicazione.
Visione e previsione da una parte.
Comunicazione e diffusione dall’altra.
E in mezzo? Il valore finanziario
TON introduce un terzo livello, che è lo scambio.
Un sistema in cui i dati vengono letti, le informazioni vengono diffuse e il valore viene trasferito. Tre funzioni che, quando si integrano, costruiscono un’architettura completa.
Dal 2022 a oggi, Telegram ha attraversato tutte queste fasi. Da piattaforma a infrastruttura. Da spazio comunicativo a sistema. Ed è qui che entra in collisione con gli Stati. Perché uno spazio che comunica, scambia e attraversa i confini senza appartenere a nessuno non è neutrale. È strategico.
Durov non è al centro della vicenda perché rappresenta un’opposizione, ma perché rappresenta una possibilità, quella di un’infrastruttura globale non completamente controllata.
In un mondo in cui il potere si esercita sempre più attraverso dati, reti e flussi, questa possibilità non può restare indifferente. Diventa inevitabilmente un punto di tensione: non visibile ma assolutamente decisivo.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


