
di Marco Palombi
Parte seconda: l’Europa, l’Ucraina e i grandi capitali
L’Ucraina ha recentemente evitato il default grazie a una ristrutturazione del suo debito estero, raggiungendo un accordo cruciale con i principali creditori, tra cui BlackRock, Amundi e Amia Capital[i].
Questo accordo consente all’Ucraina di ritardare i pagamenti e di ridurre significativamente il suo debito, fornendo così un sollievo finanziario necessario per affrontare le difficoltà economiche derivanti dall’invasione russa.
Il nuovo accordo prevede uno swap tra vecchi bond a rischio default e nuovi bond con maturazione fino a 12 anni, con un risparmio previsto di 11,4 miliardi di dollari nei prossimi tre anni e di 22,75 miliardi di dollari entro il 2033. Questo permette a Kiev di sospendere i pagamenti ai creditori esteri per quest’anno e pagare solo poco più di 200 milioni di dollari nel 2025, rispetto ai circa 5 miliardi di dollari che avrebbe dovuto sborsare secondo l’accordo precedente che scadeva il 1° agosto.
L’accordo ha richiesto negoziazioni complesse, con l’Ucraina che inizialmente chiedeva un “haircut” del 60%, mentre i creditori offrivano solo un 22% di riduzione. Dopo intense trattative, i creditori hanno accettato un haircut nominale del 37%, che ponderato al valore attuale netto (NPV) si traduce in un taglio reale vicino al 60%.
Questo risultato non solo consente all’Ucraina di evitare il default ma apre anche la strada per la prossima tranche di finanziamenti dall’Extend Fund Facility del FMI, vitale per la stabilità economica del paese. La ristrutturazione include inoltre l’emissione di warrants legati al PIL che potrebbero garantire un introito compensativo, se l’economia ucraina migliorerà oltre le aspettative attuali.
Inoltre, il G7 ha promesso ulteriori 50 miliardi di dollari attraverso un prestito legato alla confisca degli asset russi, a dimostrazione del continuo supporto internazionale verso l’Ucraina. Questa combinazione di ristrutturazione del debito e nuovi fondi internazionali mira a sostenere l’Ucraina durante questa fase critica e a facilitare la sua ricostruzione post-bellica.
Ma perché farlo su un Paese spezzato?
L’Ucraina è infatti in crisi democratica.
Il 2 luglio 2024, un sondaggio ha rivelato opinioni contrastanti sulla fiducia nel presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy in 35 paesi. Un 40% medio degli intervistati ha fiducia in Zelenskyy, mentre il 46% non ne ha. La fiducia in Zelenskyy è diminuita significativamente in alcuni paesi rispetto all’anno precedente. In Polonia, ad esempio, è scesa dal 70% al 48%, in Corea del Sud del 15% e in Sudafrica del 12%[ii].
Le opinioni su Zelenskyy variano anche all’interno dei paesi a seconda dell’ideologia politica. Negli Stati Uniti, i liberali hanno più del doppio della fiducia rispetto ai conservatori. In Australia, Canada, Germania, Ungheria, Paesi Bassi e Turchia, la sinistra ideologica è più fiduciosa. Invece, in Bangladesh, Brasile, Colombia, Grecia, Messico, Corea del Sud e Spagna, la destra ideologica è più fiduciosa.
In diversi paesi europei, i sostenitori dei partiti populisti di destra tendono ad avere meno fiducia in Zelenskyy. Ad esempio, in Germania, i sostenitori di Alternative for Germany (AfD) hanno circa la metà della fiducia rispetto a chi non supporta AfD (31% vs. 61%). In Spagna, i sostenitori del partito populista di destra Vox sono più fiduciosi rispetto ai non sostenitori.
In Ungheria e Turchia la maggior parte della popolazione ritiene che il supporto sia adeguato (61% e 46% rispettivamente). In Polonia ci si divide tra chi ritiene che il paese fornisca troppo supporto (44%) e chi pensa che sia adeguato (45%).
Il dato significativo è quello degli USA: il 31% degli americani pensa che il supporto sia eccessivo, 24% insufficiente e 25% adeguato. Le opinioni sono fortemente divise per ideologia: il 51% dei conservatori ritiene che il supporto sia eccessivo, contro il 13% dei liberali. E questo acquisterà particolare significato dopo novembre 2024.
Inoltre, secondo l’aggiornato “Rapid Damage and Needs Assessment” pubblicato dalla Banca Mondiale, dal governo ucraino, dalla Commissione Europea e dalle Nazioni Unite, al 31 dicembre 2023 i danni diretti alle infrastrutture civili in Ucraina ammontano a circa 152 miliardi di dollari. Questo include danni significativi alle abitazioni, alle infrastrutture di trasporto, al commercio, all’industria, all’energia e all’agricoltura. Circa il 10% dello stock abitativo del paese, pari a due milioni di case, è stato danneggiato o distrutto[iii].
Gli attacchi all’infrastruttura energetica ucraina hanno causato danni superiori a 10 miliardi di dollari, lasciando oltre 12 milioni di persone senza o con accesso limitato all’elettricità, compromettendo anche la fornitura di acqua e sistemi di riscaldamento. Le riparazioni di emergenza necessarie per l’infrastruttura energetica sono stimate a circa 1,2 miliardi di dollari[iv].
Il settore industriale ucraino ha subito perdite ingenti, con stime che indicano danni per oltre 16 miliardi di dollari. Le industrie più colpite includono il settore energetico con danni stimati a 1,8 miliardi di dollari e il settore agricolo con 4,3 miliardi di dollari in danni. La perdita di capacità produttiva è particolarmente grave nel settore siderurgico, con strutture chiave come l’Azovstal e l’Ilyich Steel Works di Mariupol gravemente danneggiate[v]
La produzione agricola ha subito una significativa riduzione a causa della guerra, con il 27% delle terre destinate alla coltivazione di grano e orzo e il 28% delle terre per i girasoli diventate inaccessibili. Complessivamente, circa il 20% delle terre arabili è stato reso inutilizzabile a causa delle occupazioni militari e della presenza di mine[vi]
Per quel che concerne le vittime, i dati non sono disponibili. Se lo fossero, vorrebbe dire che non sarebbero tante.
Torno quindi alla domanda: perché degli Enti il cui scopo è il profitto hanno rinegoziato il proprio credito in modo così importante, quando il creditore non è affidabile? Una mossa umanitaria?
Ufficialmente è per garantire stabilità alla nazione occupata, continuare a mantenere la pressione sulla Russia (in vista di un accordo negoziato bisogna rafforzare la propria posizione), e favorire la resilienza (parola che piace molto dai tempi del Covid).
Ma i motivi sono altri.
Al di là del fatto di non voler rischiare di avere in pancia “cambiali scadute e non onorate”, che avrebbero fatto abbassare il rating dei creditori, ci sono due ordini di interessi ben precisi dietro questa mossa, ambedue a detrimento dei Paesi Europei.
Facciamo un po’ di storia.
Diversi sono i casi in cui paesi hanno rinegoziato il proprio debito in cambio di accesso facilitato alle proprie risorse.
Dopo la crisi finanziaria del 2001, l’Argentina ha ristrutturato il suo debito estero con un haircut significativo. Tuttavia, in cambio di ristrutturazioni più favorevoli, il paese ha spesso concesso condizioni vantaggiose ai creditori per investire nelle sue risorse naturali, in particolare nei settori dell’energia e delle materie prime.[vii]
Durante la crisi del debito sovrano europeo, la Grecia ha ristrutturato il suo debito con un significativo taglio nominale del valore del debito. In cambio, la Grecia ha dovuto accettare rigorose misure di austerità e riforme economiche che hanno facilitato l’accesso dei creditori internazionali alle opportunità di investimento nel paese, soprattutto nei settori delle infrastrutture e dei servizi pubblici[viii] (IMF).
Il Belize ha negoziato un “debt-for-nature swap” con The Nature Conservancy e altri creditori. In cambio della riduzione del debito, Belize ha promesso di investire in programmi di conservazione marina. Questo tipo di accordo permette ai creditori di legare il rimborso del debito a obiettivi ambientali specifici, garantendo al contempo un accesso preferenziale alle risorse naturali del paese per progetti sostenibili[ix].
Durante la pandemia di COVID-19, il G20 ha introdotto l’Iniziativa per la Sospensione del Servizio del Debito (DSSI), che ha permesso ai paesi a basso reddito di sospendere i pagamenti del debito. In alcuni casi, come quelli di Ciad, Etiopia e Zambia, la ristrutturazione del debito è stata condizionata all’adozione di politiche economiche che favorissero gli investimenti esteri e la cooperazione con i creditori, migliorando l’accesso alle risorse di questi paesi da parte dei creditori stessi[x].
Per l’Ucraina?
L’Ucraina è ricca di risorse naturali, tra cui carbone, ferro, gas naturale e petrolio, che sono fondamentali per l’economia europea.
Il controllo delle risorse ucraine da parte dei creditori internazionali implica compromessi significativi in termini di sovranità economica dell’Ucraina. Gli investitori stranieri potrebbero ottenere diritti preferenziali su risorse naturali e infrastrutture strategiche, influenzando le decisioni economiche e politiche del paese. Questo naturalmente riduce l’autonomia dell’Ucraina nelle sue politiche interne e nei rapporti internazionali[xi] (BNN Bloomberg, POLITICO).
Ma ancor di più, controllare queste risorse significa avere un’influenza significativa sull’approvvigionamento energetico dell’Europa.
La posizione geostrategica dell’Ucraina come punto di transito per le forniture energetiche verso l’Europa aggiunge un ulteriore livello di importanza strategica[xii].
Il Paese, ricordiamo, è conosciuto come il “granaio d’Europa” grazie alle sue vaste terre agricole fertili. Controllare la produzione agricola ucraina permette di aver mano sulla sicurezza alimentare europea[xiii].
Il controllo delle infrastrutture di trasporto ucraine, come strade, ferrovie e porti, è cruciale per il commercio e la logistica tra l’Ucraina e l’Europa. Il danneggiamento di queste infrastrutture ha interrotto le catene di approvvigionamento e il commercio internazionale. Gestire queste infrastrutture essenziali permette di controllare il flusso di beni attraverso l’Ucraina, dall’Est verso l’Europa[xiv].
In sintesi, controllare le risorse dell’Ucraina significa avere un’influenza significativa su tutta l’economia europea e sulla stabilità geopolitica della regione.
E questo nel medio-lungo termine.
Nel breve termine, notiamo cosa ha dato in cambio l’Ucraina.
A seguito delle sanzioni imposte dall’Ucraina contro la Lukoil, questi due paesi hanno cessato di ricevere il petrolio dalla compagnia russa tramite il territorio ucraino a partire da luglio 2024.
La Slovacchia ha continuato a ricevere petrolio da altri fornitori russi, ma l’operatore di trasporto petrolifero slovacco, Transpetrol, ha confermato la sospensione delle forniture da Lukoil.
In risposta, Ungheria e Slovacchia hanno avviato consultazioni con la Commissione Europea per mediare la situazione. L’Ungheria ha minacciato di bloccare i fondi dell’Unione Europea destinati ai membri che forniscono munizioni all’Ucraina finché Kiev non consentirà nuovamente il transito del petrolio Lukoil. Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha dichiarato che la misura ucraina potrebbe compromettere la sicurezza energetica a lungo termine del paese, portando a possibili crisi energetiche e aumenti dei prezzi.
Oltre a questo, molte delle principali compagnie finanziarie che hanno rinegoziato il debito ucraino, come BlackRock e Amundi, hanno significative partecipazioni in società che esportano shale gas e altre risorse energetiche verso l’Europa. Gli Stati Uniti sono diventati uno dei principali esportatori di LNG (Gas Naturale Liquefatto) verso l’Europa, riducendo la dipendenza dal gas russo e rafforzando la sicurezza energetica europea. BlackRock, ad esempio, ha investimenti considerevoli in aziende energetiche americane che sono leader nella produzione e esportazione di LNG. BlackRock ha investito 225 miliardi di dollari in società energetiche statunitensi, comprese infrastrutture per gas naturale e petrolio.
Si deve quindi riconoscere l’esistenza di un ruolo dei grandi capitali nella gestione del conflitto ucraino, che coinvolge tutta l’Europa e la Russia.
Quanto l’influenza? Con quale magnitudine? Non siamo ancora in grado di calcolarlo; un po’ come accadeva nel medioevo con il potere – quasi sovrannaturale – dell’Imperatore[xv] .
Benvenuti nell’Impero.
26 luglio 2024
[i] BNN Bloomberg, 2024. “Ukraine, Key Bondholders Reach Deal on $20 Billion Overhaul”. [online] Available at: https://www.bnnbloomberg.ca/ukraine-key-bondholders-reach-deal-on-20-billion-overhaul-1.1762451 [Accessed 26 July 2024].
POLITICO, 2024. “Ukraine strikes deal to delay debt repayments”. [online] Available at: https://www.politico.eu/article/ukraine-strikes-deal-delay-debt-repayments/ [Accessed 26 July 2024].
BondbloX, 2024. “Ukraine Reaches $20bn Debt Restructuring Agreement with Creditors”. [online] Available at: https://www.bondblox.com/ukraine-reaches-20bn-debt-restructuring-agreement/ [Accessed 26 July 2024].
UPI, 2024. “Ukraine reaches deal with bondholders to restructure debt payments”. [online] Available at: https://www.upi.com/Top_News/World-News/2024/07/22/ukraine-bondholders-debt-restructuring/7231626954324/ [Accessed 26 July 2024].
DNyuz, 2024. “Ukraine strikes deal to delay debt repayments”. [online] Available at: https://dnyuz.com/2024/07/ukraine-strikes-deal-to-delay-debt-repayments/ [Accessed 26 July 2024].
[ii] Pew Research Center, 2024. Confidence in Zelenskyy and Support for Ukraine. [online] Available at: https://www.pewresearch.org/global/2024/07/02/confidence-in-zelenskyy-and-support-for-ukraine/ [Accessed 26 July 2024]


[iii] World Bank, 2024. Updated Ukraine Recovery and Reconstruction Needs Assessment Released. [online] Available at: https://www.worldbank.org/en/news/press-release/2024/02/15/updated-ukraine-recovery-and-reconstruction-needs-assessment-released [Accessed 26 July 2024].
UN News, 2024. Ukraine recovery and reconstruction: $486 billion over the next decade. [online] Available at: https://news.un.org/en/story/2024/02/1132727 [Accessed 26 July 2024].
[iv] United Nations Development Programme (UNDP), 2023. Damage to Ukraine’s power, gas, and heating infrastructure exceeds $10 billion, according to new assessment by UN Development Programme and World Bank. [online] Available at: https://www.undp.org/press-releases/damage-ukraines-power-gas-and-heating-infrastructure-exceeds-10-billion-according-new [Accessed 26 July 2024].
[v] CEPR, 2024. Assessment of damages to Ukraine’s productive capacity. [online] Available at: https://cepr.org/voxeu/columns/assessment-damages-ukraines-productive-capacity [Accessed 26 July 2024].
[vi] Ut supra
[vii] The Journalist’s Resource, 2005. “Argentina’s Debt Crisis and Restructuring”. [online] Available at: https://journalistsresource.org/economics/argentinas-debt-crisis-restructuring/ [Accessed 26 July 2024].
[viii] IMF, 2012. “Greece: Debt Relief and Economic Recovery”. [online] Available at: https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2016/12/31/Greece-Debt-Relief-and-Economic-Recovery-41548 [Accessed 26 July 2024].
[ix] Norton Rose Fulbright, 2023. “Debt-for-Nature Swaps and their Role in Debt Restructuring”. [online] Available at: https://www.nortonrosefulbright.com/en/knowledge/publications/dde021bb/debt-for-nature-swaps-and-their-role-in-debt-restructuring [Accessed 26 July 2024].
SpringerLink, 2021. “Debt-for-Nature Swaps: A Way Forward for Biodiversity Conservation and Climate Action”. [online] Available at: https://link.springer.com/article/10.1007/s11625-021-00952-3 [Accessed 26 July 2024].
[x] Green Finance & Development Center, 2023. “China’s Role in Public External Debt in DSSI Countries”. [online] Available at: https://www.greenfdc.org/chinas-role-in-public-external-debt-in-dssi-countries/ [Accessed 26 July 2024].
[xi] BNN Bloomberg, 2024. “Ukraine, Key Bondholders Reach Deal on $20 Billion Overhaul”. [online] Available at: https://www.bnnbloomberg.ca/ukraine-key-bondholders-reach-deal-on-20-billion-overhaul-1.1762451 [Accessed 26 July 2024].
POLITICO, 2024. “Ukraine strikes deal to delay debt repayments”. [online] Available at: https://www.politico.eu/article/ukraine-strikes-deal-delay-debt-repayments/ [Accessed 26 July 2024].
[xii] Center for Strategic and International Studies (CSIS), 2024. “Modernizing Ukraine’s Transport and Logistics Infrastructure”. [online] Available at: https://www.csis.org/modernizing-ukraines-transport-logistics [Accessed 26 July 2024]
[xiii] CEPR, 2024. “Assessment of damages to Ukraine’s productive capacity”. [online] Available at: https://cepr.org/voxeu/columns/assessment-damages-ukraines-productive-capacity [Accessed 26 July 2024].
[xiv] Center for Strategic and International Studies (CSIS), 2024. “Modernizing Ukraine’s Transport and Logistics Infrastructure”. [online] Available at: https://www.csis.org/modernizing-ukraines-transport-logistics [Accessed 26 July 2024].
UN News, 2024. “Ukraine recovery and reconstruction: $486 billion over the next decade”. [online] Available at: https://news.un.org/en/story/2024/02/1132727 [Accessed 26 July 2024].
[xv] Il periodo attuale segna l’inizio del neomedievo. Esso infatti si caratterizza, come nel medioevo, per la costituzione di tre classi di potere:
- Servi della gleba: la depatrimonializzazione delle famiglie, l’uso in affitto di mezzi altrui sempre più diffuso, l’elaborazione del prezzo dei beni essenziali in misura del massimo spendibile da parte della maggior parte delle famiglie comporta il fatto che sempre di più le vite delle persone assomigliano a quelle dei servi della gleba. In più, la diffusa sensazione di non aver voce in capitolo circa tali strategie, diminuisce il ricorso agli strumenti democratici (al voto ad esempio), allontanando le persone dal potere
- Il potere così si ritrova ad essere autocratico, come in un regno. Uno Stato che decide con il governo e non con il parlamento, una UE che, per sua natura, ha depoliticizzato le questioni sociali sono sistemi di gestione del potere pari a quello di un monarca. Aggiungiamo il fatto che i tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) sono a disposizione non del popolo ma del potere stesso… ecco che la monarchia diventa assoluta
- E poi abbiamo gli imperi: grandi capitali, dai vertici pressoché ultraterreni, che hanno il potere di influenzare le politiche degli Stati e le vite dei cittadini. Basti vedere la questione del green. O questa, di cui stiamo parlando ora. D’altronde, quando sei la terza potenza economica del mondo, hai potere…
Note
La depatrimonializzazione delle famiglie e l’uso in affitto di mezzi altrui sono fenomeni sempre più diffusi nella società moderna. Secondo un rapporto dell’OCSE (2021), la disuguaglianza patrimoniale sta aumentando, con una concentrazione crescente della ricchezza nelle mani di pochi. Questo fenomeno, combinato con il crescente costo degli affitti e dei beni essenziali, riduce il potere d’acquisto della maggior parte delle famiglie, rendendole sempre più dipendenti dalle risorse altrui (OCSE, 2021). L’erosione della partecipazione democratica è evidente nei tassi di affluenza alle urne. Secondo il Pew Research Center (2018), in molti paesi occidentali, la partecipazione elettorale è in calo, con molte persone che si sentono disconnesse dalle decisioni politiche che influenzano le loro vite (Pew Research Center, 2018).
Il potere autocratico moderno è evidente in vari contesti governativi. Secondo il Freedom House (2023), molti governi hanno aumentato il loro controllo esecutivo a spese delle istituzioni parlamentari. Questo fenomeno è visibile nella centralizzazione delle decisioni politiche e nella riduzione della trasparenza e della responsabilità governativa (Freedom House, 2023). L’Unione Europea è spesso criticata per la sua struttura decisionale che tende a depoliticizzare le questioni sociali. Secondo un’analisi di Marco Palombi nel suo “Atlante delle debolezze”, l’UE ha adottato una gestione delle questioni sociali che esclude il dibattito politico aperto, portando a una percezione di potere autocratico simile a quello di un monarca assoluto (Palombi, 2023).
Grandi capitali e aziende multinazionali hanno il potere di influenzare le politiche degli Stati e le vite dei cittadini. Come nel caso dell’energia visto prima o nel caso del Green La capacità di queste entità di modellare le politiche statali evidenzia un livello di controllo paragonabile a quello degli imperi veri e propri.
Bibliografia
- OCSE, 2021. “Wealth Inequality”. [online] Available at: https://www.oecd.org/social/wealth-inequality.htm [Accessed 26 July 2024].
- Pew Research Center, 2018. “Voter Turnout Trends Around the World”. [online] Available at: https://www.pewresearch.org/fact-tank/2018/05/21/voter-turnout-trends-around-the-world/ [Accessed 26 July 2024].
- Freedom House, 2023. “Freedom in the World 2023”. [online] Available at: https://freedomhouse.org/report/freedom-world/2023/global-expansion-authoritarian-rule [Accessed 26 July 2024].
- Palombi, M., 2023. “Atlante delle debolezze, attori statali e non statali – I”. Nuovo Giornale Nazionale. [online] Available at: https://www.nuovogiornalenazionale.com [Accessed 26 July 2024].
- BlackRock, 2024. “Setting the Record Straight on Energy Investing”. [online] Available at: https://www.blackrock.com [Accessed 26 July 2024].
- Palombi, M., 2024. “Il vero green è il colore del dollaro”. Nuovo Giornale Nazionale. [online] 24 Marzo. Available at: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/politica/16809-il-vero-green-e-il-colore-del-dollaro.html [Accessed 26 July 2024].





