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LA PROCURA DELL’AIA, CONTRO OGNI LOGICA, SI SOSTITUISCE ALLA POLITICA E ALLA DIPLOMAZIA

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Il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aia, Karim Khan, ha presentato la richiesta per emettere mandati di arresto contro il primo ministro di Israele, Benajmin Netanyahu, il ministro della Difesa, Yoav Galant, il capo dell’ufficio politico del movimento islamista palestinese Hamas, Ismail Haniyeh, il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, e il capo delle Brigate Al Qassam, Mohammed Deif, per crimini di guerra.

All’annuncio del procuratore sono arrivate critiche da ambo le parti.

In effetti una Corte, che non è riconosciuta da tutti gli stati, farebbe bene ad astenersi dall’aumentare la confusione, già grande, che regna sul Medio Oriente.

Il problema, tuttavia, va oltre la confusione che si aggiunge alla confusione. Il problema è quallo che affronta anche Sergio Pizzolante nell’articolo che compare oggi sul giornale e che riguarda le procure italiane.

Il problema è che scompaiono gli stati, scompaioni le diplomazie, e tutto viene assorbito nel super potere dei una procura internazionale che non risponde che a sé stessa e che, fra l’altro non è nemmeno riconosciuta universalmente e, pertanto non è legittimata.

La Corte penale internazionale non è nemmeno un organo dell’Unu e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, anch’essa con sede all’Aia. Ha però alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione (art. 13(b),Statuto di Roma. Se condideriamo che anche l’Onu è un organismo sostanzialmente inutile, che emette disposizioni che nessuno rispetta e che è ormai uno dei tanti carrozzoni sovranazionali, figli di un passato che non c’è più, è chiaro che pretendere di sistemare le tensioni geopolitiche, economiche, militari, con gli interventi di una procura è semplicemente essere fuori da ogni logica o, peggio, essere all’interno di una logica che è fuori dalla realtà.

La decisione della Corte penale internazionale “equipara la vittima al carnefice”, ha detto a Reuters Sami Abu Zuhri, alto funzionario di Hamas, sostenendo che incoraggia Israele a continuare la sua “guerra di sterminio” a Gaza.

Il ministro del gabinetto di guerra Benny Gantz ha criticato la decisione, affermando che l’esercito israeliano sta rispettando il diritto internazionale nei suoi combattimenti a Gaza e definendo la decisione “un crimine di proporzioni storiche”.

“Lo Stato di Israele sta conducendo una delle guerre giuste combattute nella storia moderna a seguito del riprovevole massacro perpetrato dal terrorista Hamas il 7 ottobre”, ha affermato Gantz in una nota.

“Mentre Israele combatte con uno dei codici morali più severi della storia, nel rispetto del diritto internazionale e vantando un robusto sistema giudiziario indipendente, tracciare un parallelo tra i leader di un paese democratico determinato a difendersi dal terrorismo spregevole e i leader di un’organizzazione terroristica assetata di sangue è una profonda distorsione della giustizia e una palese bancarotta morale”, ha detto Gantz.

“La posizione del pubblico ministero di richiedere mandati di arresto – ha aggiunto Ganz – è di per sé un crimine di proporzioni storiche da ricordare per generazioni”.

Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha criticato la mossa. “Non è possibile emettere mandati di arresto contro Netanyahu, Sinwar e Deif. Non esiste un paragone del genere, non possiamo accettarlo ed è imperdonabile”, ha affermato, definendo la decisione “un terribile fallimento politico”.

“Mi aspetto che l’amministrazione americana condanni i mandati di arresto. Credo che ci supporteranno”, ha aggiunto Lapid.

Anche il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, citato dal quotidiano “The Times of Israel ha detto che “la richiesta della Corte penale internazionale (Cpi) per emettere mandati d’arresto contro il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il ministro della Difesa, Yoav Gallant, sono un “attacco diretto e sfrenato” alle vittime dell’operazione di Hamas del 7 ottobre scorso e agli ostaggi ancora trattenuti a Gaza.  “Mentre gli assassini e gli stupratori di Hamas commettono crimini contro l’umanità contro i nostri fratelli e le nostre sorelle, il procuratore (della Corte penale internazionale) cita allo stesso modo il premier e il ministro della Difesa d’Israele insieme ai vili mostri nazisti di Hamas. Una vergogna storica che sarà ricordata per sempre”, ha affermato Katz. Il ministro ha spiegato di aver immediatamente dato istruzioni al ministero degli Esteri di aprire una “situation room” (sala per riunioni esecutive di carattere politico e militare) specializzata, che si occupi di “combattere contro la decisione (della Corte) che ha come scopo principale quello di mettere le mani addosso a Israele e impedirgli di esercitare il suo diritto all’autodifesa”.

Khan ha visitato Israele a dicembre durante un viaggio ufficiale. Dopo aver visitato alcune delle città attaccate da Hamas il 7 ottobre 2023 e aver ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti, ha affermato di aver assistito a “scene di calcolata crudeltà” e che gli era chiaro che le vittime erano state prese di mira a causa della loro identità.

Ha anche affermato di sentirsi obbligato a collaborare con i pubblici ministeri della corte per aprire indagini sulle azioni di Hamas del 7 ottobre.

“Sulla base delle prove raccolte ed esaminate dal mio ufficio, ho ragionevoli motivi per credere che Yahya Sinwar (capo del movimento di resistenza islamica Hamas nella Striscia di Gaza), Mohammed Diab Ibrahim Al Masri, più comunemente noto come Deif (comandante in capo dell’ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam), e Ismail Haniyeh (capo dell’ufficio politico di Hamas) abbiano la responsabilità penale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sul territorio di Israele e dello Stato di Palestina (nella Striscia di Gaza) almeno dal 7 ottobre 2023”, si legge nel documento della Corte penale. Inoltre, “sulla base delle prove raccolte ed esaminate dal mio ufficio, ho ragionevoli motivi per ritenere che Benjamin Netanyahu, il primo ministro di Israele, e Yoav Gallant, il ministro della Difesa di Israele, siano responsabili penalmente per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sul territorio dello Stato di Palestina (nella Striscia di Gaza) almeno dall’8 ottobre 2023”.

Israele non è membro della Corte e, anche se i mandati di arresto venissero emessi, Netanyahu e Gallant non correrebbero alcun rischio immediato di essere perseguiti. Ma l’annuncio di Khan aggrava l’isolamento di Israele mentre prosegue la guerra, e la minaccia di arresto potrebbe rendere difficile per i leader israeliani viaggiare all’estero.

CRITICHE DA AMBO LEPARTI AL PROCURATORE DELLA CORTE DELL’AIA

Il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aia, Karim Khan, ha presentato la richiesta per emettere mandati di arresto contro il primo ministro di Israele, Benajmin Netanyahu, il ministro della Difesa, Yoav Galant, il capo dell’ufficio politico del movimento islamista palestinese Hamas, Ismail Haniyeh, il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, e il capo delle Brigate Al Qassam, Mohammed Deif, per crimini di guerra.

All’annuncio del procuratore sono arrivate critiche da ambo le parti.

In effetti una Corte, che non è riconosciuta da tutti gli stati, farebbe bene ad astenersi dall’aumentare la confusione, già grande, che regna sul Medio Oriente.

La decisione della Corte penale internazionale “equipara la vittima al carnefice”, ha detto a Reuters Sami Abu Zuhri, alto funzionario di Hamas, sostenendo che incoraggia Israele a continuare la sua “guerra di sterminio” a Gaza.

Il ministro del gabinetto di guerra Benny Gantz ha criticato la decisione, affermando che l’esercito israeliano sta rispettando il diritto internazionale nei suoi combattimenti a Gaza e definendo la decisione “un crimine di proporzioni storiche”.

“Lo Stato di Israele sta conducendo una delle guerre giuste combattute nella storia moderna a seguito del riprovevole massacro perpetrato dal terrorista Hamas il 7 ottobre”, ha affermato Gantz in una nota.

“Mentre Israele combatte con uno dei codici morali più severi della storia, nel rispetto del diritto internazionale e vantando un robusto sistema giudiziario indipendente, tracciare un parallelo tra i leader di un paese democratico determinato a difendersi dal terrorismo spregevole e i leader di un’organizzazione terroristica assetata di sangue è una profonda distorsione della giustizia e una palese bancarotta morale”, ha detto Gantz.

“La posizione del pubblico ministero di richiedere mandati di arresto – ha aggiunto Ganz – è di per sé un crimine di proporzioni storiche da ricordare per generazioni”.

Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha criticato la mossa. “Non è possibile emettere mandati di arresto contro Netanyahu, Sinwar e Deif. Non esiste un paragone del genere, non possiamo accettarlo ed è imperdonabile”, ha affermato, definendo la decisione “un terribile fallimento politico”.

“Mi aspetto che l’amministrazione americana condanni i mandati di arresto. Credo che ci supporteranno”, ha aggiunto Lapid.

Anche il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, citato dal quotidiano “The Times of Israel ha detto che “la richiesta della Corte penale internazionale (Cpi) per emettere mandati d’arresto contro il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il ministro della Difesa, Yoav Gallant, sono un “attacco diretto e sfrenato” alle vittime dell’operazione di Hamas del 7 ottobre scorso e agli ostaggi ancora trattenuti a Gaza.  “Mentre gli assassini e gli stupratori di Hamas commettono crimini contro l’umanità contro i nostri fratelli e le nostre sorelle, il procuratore (della Corte penale internazionale) cita allo stesso modo il premier e il ministro della Difesa d’Israele insieme ai vili mostri nazisti di Hamas. Una vergogna storica che sarà ricordata per sempre”, ha affermato Katz. Il ministro ha spiegato di aver immediatamente dato istruzioni al ministero degli Esteri di aprire una “situation room” (sala per riunioni esecutive di carattere politico e militare) specializzata, che si occupi di “combattere contro la decisione (della Corte) che ha come scopo principale quello di mettere le mani addosso a Israele e impedirgli di esercitare il suo diritto all’autodifesa”.

Khan ha visitato Israele a dicembre durante un viaggio ufficiale. Dopo aver visitato alcune delle città attaccate da Hamas il 7 ottobre 2023 e aver ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti, ha affermato di aver assistito a “scene di calcolata crudeltà” e che gli era chiaro che le vittime erano state prese di mira a causa della loro identità.

Ha anche affermato di sentirsi obbligato a collaborare con i pubblici ministeri della corte per aprire indagini sulle azioni di Hamas del 7 ottobre.

“Sulla base delle prove raccolte ed esaminate dal mio ufficio, ho ragionevoli motivi per credere che Yahya Sinwar (capo del movimento di resistenza islamica Hamas nella Striscia di Gaza), Mohammed Diab Ibrahim Al Masri, più comunemente noto come Deif (comandante in capo dell’ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam), e Ismail Haniyeh (capo dell’ufficio politico di Hamas) abbiano la responsabilità penale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sul territorio di Israele e dello Stato di Palestina (nella Striscia di Gaza) almeno dal 7 ottobre 2023”, si legge nel documento della Corte penale. Inoltre, “sulla base delle prove raccolte ed esaminate dal mio ufficio, ho ragionevoli motivi per ritenere che Benjamin Netanyahu, il primo ministro di Israele, e Yoav Gallant, il ministro della Difesa di Israele, siano responsabili penalmente per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sul territorio dello Stato di Palestina (nella Striscia di Gaza) almeno dall’8 ottobre 2023”.

Israele non è membro della Corte e, anche se i mandati di arresto venissero emessi, Netanyahu e Gallant non correrebbero alcun rischio immediato di essere perseguiti. Ma l’annuncio di Khan aggrava l’isolamento di Israele mentre prosegue la guerra, e la minaccia di arresto potrebbe rendere difficile per i leader israeliani viaggiare all’estero.

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