
di Gianvito Caldararo
Fra il 17 novembre del 1998 quando Craxi da Hammamet inviava alla Rivista Critica Sociale una lettera con la quale chiariva, in maniera definitiva, che il suo stato era quello di esule e non quello di fuggiasco e meno che mai di latitante. Con tale lettera evidenziava di come era stato destinatario e vittima di una persecuzione giudiziaria. Ed era per questa semplice ragione che ” si rifiutava di sottomettersi a sentenze ingiuste “. Affermava che in Italia ” continuavano a trattarlo e definirlo latitante e fuggiasco solo per ragioni comode o di demagogia piazzaiola “.
In nessun caso si sentiva un latitante e nè fuggiasco, ma un esule che vive in Tunisia in una posizione assolutamente legale ed internazionalmente riconosciuta da Stati sovrani “. Chiariva che ” sono sotto la protezione di esplicite norme del Trattato europeo dei diritti dell’uomo e di norme del Trattato italotunisino ” . E quindi la mia posizione- ribadiva Craxi – ” può essere definita a pieno titolo come di esule politico.
Tutti sanno dove vivo, dove sono , dove sono reperibile “. Ad Hammamet Craxi ha ricevuto, nel corso di questi anni, visite di Capi di stato, di personalità politiche di rilievo mondiale, di autorità scientifiche, religiose e culturali, ma sottolineava che ” non ha mai ricevuto, neppure entri i limiti della più stretta e riservata formalità, la visita di un ambasciatore rappresentante della Repubblica Italiana “. E quando affronta il problema della sua grave malattia, afferma che il tenue spiraglio che sembrava essersi aperto per un rientro in Italia, fu ” immediatamente sigillato con ipocrisia “.
Nessuno che si è mai preoccupato delle autorità italiane di verificare il suo stato di salute. Eppure, assassini della peggiore risma, soprattutto se utili nello status di pentiti in processi inventati, godono di libertà e di stipendi d’oro e possono tornare a uccidere. Invece ad un ex presidente del Consiglio che gode di un prestigio internazionale, l’Italia nega la possibilità di difendersi e di curarsi nel modo migliore. Nessuno che si preoccupato di disporre perizie mediche in nessuna occasione ” anche quando corsi il rischio della amputazione integrale della gamba.
Craxi, amaramente ricorda, di come il mattino in cui i chirurghi intervennero sull’arto con un intervento chirurgico delicatissimo, mi veniva consegnato da Milano un mandato di cattura per pericolo di fuga. Tra l’altro, Craxi mette in evidenza di come la sua malattia era stata, del resto, pubblicamente derisa in un’aula di giustizia italiana. Di fronte a tanto squallore, Craxi, già giovane amministratore del Comune di Milano, già deputato della Repubblica Italiana, già Presidente del Consiglio, già Presidente della Comunità Europea, già rappresentante personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per missioni di pace nel mondo, con profonda amarezza lamentava di “essere stato trattato dalla giustizia italiana, meglio, da clans della giustizia italiana e dai loro vari sostenitori che dilagavano nella nell’informazione e, ben s’intende, altrove, come uno dei peggiori criminali al mondo”.
In memoria del leader socialista, nel 2001, ad un anno dalla sua morte, all’ingresso della redazione di Critica Sociale a Milano fu apposta la seguente targa con la scritta : ” Hic Religio, alibi ossa ” ( Qui è il culto, altrove il corpo ). Così è stato inteso rendere onore da parte della importante rivista socialista, al grande leader e statista socialista , Bettino Craxi. Oggi i locali ospitano l’associazione ” Amici della Fondazione Craxi. E mentre lui viene permanentemente ricordato, con convegni, libri, riviste, film, intitolazioni di piazze e vie, i suoi nemici, detrattori , calunniatori e diffamatori , sono scomparsi e dimenticati e coloro , che ancora vivono, sono ignorati e a volte anche contestati pesantemente. Alcuni hanno chiuso la loro vita politica senza onore e dignità, ma coinvolti in fatti di estrema gravità. Sulla tomba di Craxi, Esule e non fuggiasco e meno che mai latitante, campeggia, invece, la scritta : ” La mia libertà equivale alla mia vita “. E la sua tomba è meta di continue visite da parte di numerosi cittadini italiani e stranieri. E in tutta la Tunisia è ricordato come ” Monsieur le Président ” .





