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CONTE CONTRO RENZI

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di Gianvito Caldararo

Conte è decisamente contro Renzi e Italia Viva. E’ giunto a dire alla segretaria del PD, Elly Schlein, che “l’apertura a Renzi è una ferita al Movimento”. E mentre il suo fidato collaboratore, il senatore Patuanelli, tuonava: “mai con Renzi” , Giuseppe Conte, continuava, con evidente rabbia e rancore, ad indirizzare alla Schlein, frasi abbastanza pesanti come: “resuscitare Renzi è una scelta inaccettabile, è harakiri”.

E’ ormai evidente che Conte non fa altro che creare problemi alla Schlein, che da tempo lavora alla maggiore unità e aggregazione della coalizione di centro sinistra, sia per le elezioni regionali e sia per le prossime elezioni politiche. La posizione di Conte verso Renzi è così fortemente e decisamente contraria a Renzi, che rischia di lasciare fuori dal “campo largo” Italia Viva, con il rischio di non conquistare la Regione Liguria. Anche perchè il buon Conte fa finta di ignorare che in Liguria è nato anche il caso di Nicola Morra, cioè l’ex pentastellato che è già al lavoro per la raccolta delle firme per la formazione della lista e la candidatura a presidente alle prossime elezioni regionali di ottobre 2024 con la lista di “Uniti per la Costituzione”.

Nicola Morra è stato già eletto consigliere al Consiglio comunale di Vado Ligure, comune di 8 mila abitanti in provincia di Savona e la sua formazione politica di Uniti per la Costituzione, conta anche un consigliere comunale al Comune di Genova, il signor Mattia Crucioli. Italia Viva e Uniti per la Costituzione, saranno pure marginali con le loro percentuali da prefisso telefonico, ma potranno risultare decisive per far perdere le elezioni regionali della Liguria, visto che i sondaggi, che circolano, dicono che la vittoria si consegue sulla base di una mangiata di voti.

Da notare, inoltre, che Italia Viva in Liguria è abbastanza presente, grazie anche alla intensa attività politica di Raffaella Paita, che nella sua Liguria è abbastanza nota. Infatti, a 14 anni si iscrive alla federazione giovanile del PCI, dal 2007 al 2010 è assessore al comune di LaSspezia, dal 2010 al 2015 è assessore regionale, viene eletta deputata del PD e attualmente è senatrice per Italia Viva. Alle elezioni europee del 2024 ha riportato nella circoscrizione della Liguria 14.600 preferenze, risultando terza dopo Renzi e la Bonino.

Ad alcuni osservatori politici è apparso eccessivo il fatto che Conte parli di Renzi come personaggio da “resuscitare”. Qualche acuto e attento giornalista ha evidenziato a Conte, che la lista di Renzi, alle elezioni europee ha conseguito il 3,76% e che Renzi ha riportato bel 195.000 preferenze, nel mentre la lista Azione di Calenda ha avuto il 3,34% e Calenda 83.000 voti di preferenza, mentre la Bonino ha avuto 66.000 voti. Si cerca per questo di far comprendere a Conte, che senza quel 7% di voti di centro è impossibile vincere sia in Liguria che alle future elezioni politiche.

Un primo passo Conte lo ha già effettuato, quando ha deciso di non proporr il suo candidato presidente e ha dichiarato pieno sostegno al candidato del PD, Andrea Orlando, già ex ministro. Il lavoro di Orlando e della Schlein, sarà quello di far comprendere a Conte, che i voti di Renzi e di Italia Viva sono importanti, come pure quelli di Calenda, il quale continua a manifestare il suo disinteresse al “Campo largo”. La Schlein, con la dovuta pazienza, farà comprendere a Conte di non sottovalutare anche il caso “Morra”, che oltre ai voti di “Uniti per la Costituzione”,  potrebbe conseguire i voti degli scontenti e dei delusi del M5S e che in Liguria potrebbe giungere il sostegno morale e l’azione concreta dei grillini “puri e duri” , molto vicini a Grillo, personaggi come Di Battista, Toninelli, Lezzi e di tanti altri.

Infine, non è da escludere un lavoro sotterraneo dello stesso Grillo, stanco di tollerare la “costituente” di Giuseppe Conte. La cosa certa, che la Schlein non riuscirà a fare in direzione di Conte, è quella di indurlo a scegliere tra Kamala Harris e Donald Trump. Conte, con la ormai nota ambiguità, continua a non scegliere e così non fa altro che corteggiare “l’estremismo antiamericano”, in piena competizione con Matteo Salvini, che apertamente si è schierato a favore di Trump.

L’ultimo argomento che la Schlein, illustrerà a Conte, per indurlo a cambiare atteggiamento, sarà il nobile pensiero del grande socialista Pietro Nenni, il quale sosteneva che  “la politica non si fa con i sentimenti e meno che mai con i risentimenti”. Un leader deve saper guardare al futuro del Paese e non a interessi personali o a rancori di vecchia data. I leader di una volta, come De Gasperi, Togliatti e Nenni, e più  recenti come Craxi, De Mita e Berlinguer, pur avendo avuto scontri di natura personale, sapevano anteporre ai meschini sentimenti personali, i grandi interessi del Paese e non quelli propri o di parte.

Se l’obiettivo è vincere e mandare a casa la destra di Giorgia Meloni, allora non è più tempo di veti e di ambiguità. Con i veti e le ambiguità e le ripicche personali, si rischia di vedere per lunghi anni al Governo la Meloni. Infatti, mentre a sinistra si polemizza e ci si divide sul caso “Renzi”, personaggio scaltro e intelligente, la Meloni inonda la rete di messaggi e record mai conseguiti in passato in materia di occupazione, inflazione, recupero evasione e sicurezza.

Una geniale attività di comunicazione, che la fa volare nei sondaggi, dove il 58,2% degli italiani gli manifesta consenso e fiducia. In tale clima, alcuni organi di stampa ipotizzano che oltre a Travaglio, anche Conte comincerà ad elogiare e ad avvicinarsi alla Meloni . Pare che entrambi, oltre a Scanzi, Sommi e Gomez, mal sopporterebbero il PD e la Schlein a Palazzo Chigi.  Una sconfitta in Liguria potrebbe essere l’inizio dello sfaldamento del “Campo largo” e, forse, l’inizio di un PD a vocazione maggioritaria e l’avvio di una concreta alternativa a Giorgia Meloni.

A giorni tutto sarà più chiaro.       

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  • Redazione

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