Home Politica CONCLAVE, TRA PAPA E IMPERO NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE

CONCLAVE, TRA PAPA E IMPERO NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE

0

congregazioni verso il conclave logo

di Silvano Danesi

Nei giorni scorsi, commemorando a caldo il pontificato di Papa Francesco, con una sintesi formidabile, Maurizio Molinari, ex direttore di Repubblica, durante la trasmissione 4DISERA su Rete 4 di Mediaset, ha affermato: “È stato un papa che sin dall’inizio ha trasformato il messaggio di Barack Obama in un messaggio globale. Viene eletto nel 2013 e riflette e porta nel mondo quello che all’epoca era il messaggio di Barack Obama. Non più solo l’Europa al centro, ma il mondo intero, l’attenzione per le diseguaglianze, l’attenzione per le periferie, l’attenzione per gli ultimi. Questo era il messaggio con il quale Obama era stato eletto due volte e lui se ne fa portatore  e questo testimonia la capacità del Conclave di interpretare lo spirito del tempo nel 2013 e questo è il mondo che lui ha interpretato, creando consensi e anche dissensi, paradossalmente negli stessi Stati Uniti, dove l’America che ora è quella di Trump che ha rifiutato il messaggio di Obama sui temi drammatici come i diritti dei gay, come i migranti e quindi paradossalmente oggi che finisce la stagione di Bergoglio l’America esprime valori opposti”.

Il successore di Pietro ha trasformato il messaggio dell’imperatore in un messaggio globale.

Siamo nel 2013, il tempo della “fine della storia” di Fukuyama, una delle teorie più idiote che si potessero esternare al fine di stabilire che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’unico impero rimanente era quello Usa, con il suo eccezionalismo e con la sua missione civilizzatrice di portare il modello di vita Usa nel mondo per incarico divino.

L’idiozia della fine della storia, come tutte le idiozie, alla fine ha fatto i conti con la realtà.

Ora è cambiato l’imperatore, il quale non pretende di essere inviato da Dio a convertire il mondo al modello di vita Usa, ma sicuramente pensa, all’interno di una logica di aree di influenza, di essere il dominus dell’Occidente.

Anche al tempo dell’Impero Romano l’Occidente non copriva l’intero orbe terraqueo.

Impero romano

potenze

L’estensione dell’Impero cinese, come si può vedere dalla cartina, era sostanzialmente simile a quello romano.

Con il suo intervento nella Basilica di San Pietro, trasformata in una dependance della Casa Bianca per i colloqui con Zelensky, grazie al servizievole monsignore, che ha apprestato due sedie (erano tre ma Trump ha detto a Macron di andarsene), Donald Trump ha fatto capire, con un’immagine che ha fatto il giro del mondo, che l’epoca nella quale il papato globalizza il messaggio di Barack Obama è finito, così come è finita la pretesa degli Usa di essere l’impero globale, mentre è affermata l’idea che Washington, la quarta Roma, vuole essere la capitale dell’Impero d’Occidente e che con la Terza Roma (Mosca, erede ortodossa di Bisanzio) vuole dialogare e non confliggere.

Va considerato, per inciso, che la globalizzazione della Chiesa operata da Papa Francesco ha comportato il decentramento della formazione del magistero.

La cacciata di Emmanuel Macron dal colloquio con Zelensky è un segnale chiaro che di imperatori in Occidente non ve ne sono due.

Macron, ex banchiere dei Rothschild, ora si erge a capofila della parte dei cardinali progressisti, pensando così di affermare che la scelta del futuro papa dipende da lui. Cacciato dall’Africa, cacciato dalla Basilica di San Pietro, incapace di mettere assieme un governo stabile, avanguardia guerrigliera d’Europa contro la Russia, dopo essersi sentito dire da The Donald: “Non sei al posto giusto, va via”, ha convocato a Villa Bonaparte (ovviamente) i cardinali transalpini per perorare l’elezione di Jean-Marc Aveline.

Jean-Marc Aveline è l’arcivescovo di Marsiglia e fa parte della filiera progressista.

Parigi, dunque, stando all’imperatore francese, vuole un papa progressista, mentre, come è noto, gli Usa di Trump preferirebbero un papa conservatore.

Guerra di imperi? No. Macron fa ridere ponendosi alla testa dei progressisti così come si è messo alla testa dei volonterosi, i quali hanno stabilito che senza gli Usa non si va da nessuna parte.

Quando i francesi decideranno di farlo smettere di giocare a fare Napoleone, sarà sempre troppo tardi.

Il rapporto tra il potere temporale e quello spirituale è antico e per la Chiesa cattolica è iniziato quando Costantino imperatore decise che il cristianesimo poteva andare bene come collante dell’impero ormai in crisi nella parte occidentale, tanto che lui si era trasferito a Costantinopoli (poi Bisanzio e ora Istambul).

Con un atto d’imperio fece sì che Silvestro Primo diventasse il Papa di Roma e con il Concilio di Nicea (325) decise quale doveva essere il canone cattolico sulla base delle idee dell’arcivescovo di Lione.  

Sant’Ireneo di Lione (circa 130-202 d.C.) è noto per la sua opera principale, “Adversus Haereses” (“Contro le eresie”): un testo fondamentale della teologia cristiana primitiva, in cui confuta le dottrine gnostiche e difende la fede ortodossa.

Stabilito che la Chiesa di Roma era un pilastro dell’Impero d’Occidente, con l’Editto di Tessalonica (380 d.C.), emanato dall’imperatore Teodosio I, il cristianesimo diventa religione ufficiale dell’Impero.

L’editto dichiarava il cristianesimo niceno la religione di Stato, imponendo la fede trinitaria come dottrina ufficiale e sopprimendo gradualmente culti pagani e altre religioni.

Il cristianesimo, per volontà imperiale, passò da religione perseguitata a colonna dell’identità imperiale, influenzando leggi, cultura e politica fino alla caduta dell’Impero d’Occidente (476 d.C.).

Caduto l’Impero d’Occidente il potere dei papi si impose con la pratica dell’unzione dei re.

Il rito, di origine biblica, simboleggiava l’investitura divina del re, conferendo al suo potere una legittimazione sacrale.

La pratica deriva dall’Antico Testamento, dove i re venivano unti con olio consacrato per indicare la loro elezione divina. Nel cristianesimo, l’unzione fu adottata per sottolineare il ruolo del re come “unto del Signore” (christus Domini).

Uno dei primi casi noti è l’unzione di Pipino il Breve, re dei Franchi, da parte di papa Stefano II nel 754. Questo atto non solo consacrò Pipino, ma rafforzò il legame tra la dinastia carolingia e la Chiesa, legittimando la deposizione dei Merovingi.

In questo caso, la Chiesa legittimò un passaggio di dinastia.

L’incoronazione di Carlo Magno come imperatore da parte di papa Leone III nell’800 a Roma incluse l’unzione, consolidando l’idea di un impero cristiano sotto la guida spirituale del papa.

L’atto dell’unzione da parte del papa (o di un suo rappresentante) sottolineava la supremazia spirituale della Chiesa sul potere temporale, anche se i rapporti tra papi e re furono spesso conflittuali (come nella lotta per le investiture).

La lotta delle investiture vide uno scontro tra il papato e il Sacro Romano Impero che durò dal 1073 al 1122, dovuta al diritto, rivendicato dall’Imperatore, di investire gli alti ecclesiastici e il papa stesso. Era l’affermazione della supremazia del potere temporale sul potere spirituale.

Gregorio VII, sostenitore del primato papale, scomunicò Enrico IV e l’impero rispose facendo eleggere un antipapa, Clemente III, mentre il pontefice morì in esilio.

Nel 1122 si giunse al concordato di Worms, con i vescovi scelti dalla Chiesa che dovevano giurare fedeltà al monarca secolare e la rinuncia del monarca a scegliere il papa.

Come si può ben vedere, l’attuale discussione sui vescovi cinesi (uno dei nodi del Conclave) ha degli antecedenti storici.

Interessante anche un riferimento storico che è all’origine del cristianesimo imperiale.

Eusebio, vescovo di Cesarea, dopo aver sostenuto che la monarchia eccelle su tutte le forme di governo, in un’allocuzione personale all’imperatore dichiara che il Logos si è incarnato in Costantino e attribuisce a Costantino status e valori che sono, nella concezione cristiana del Logos, attribuibili solo a Gesù.

Scrive Eusebio: “Sovrano assai timorato di Dio, al quale solo fra tutti coloro che sono esistiti dall’inizio del tempo Dio Universale Rettore di Tutto ha dato il potere di purificare l’umana esistenza”. [i]

Nulla di nuovo sotto il sole, pertanto.

Francesco ha reso globale il pensiero elevatissimo di Barack Obama.

Abituati alla raffinata cultura di Benedetto XVI, c’è da impallidire al solo pensiero che la Chiesa si sia fatta portatrice del pensiero altissimo di Barack Obama. Ma così vanno le cose, stando all’informatissimo ex direttore di Repubblica.

C’è da sperare che dal Conclave non esca un papa che si faccia propagatore nel mondo del pensiero elevatissimo di Emmanuel Macron.

Sarebbe la fine di una storia iniziata nel 313.

 

[i] Citazione in Kee, Constantine versus Christ citato in: “M.Baigent, R.Leigh, H. Lincoln, L’eredità messianica, Tropea editore

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui