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CONCLAVE INCERTO, DELUSI I BERGOGLIANI PER I “VOLTAGABBANA”

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Se la presenza di ben 108 cardinali elettori dava per scontata la nomina di un successore di Bergoglio, più che di Pietro, dopo qualche giorno di confronto tra i porporati lo scenario appare incerto.

Tanto incerto da far dire al cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, grande elettore di Papa Francesco nel 2013, che ha colto che tra i cardinali nominati da Bergoglio ci sono molti voltagabbana.

Della necessità di rafforzare lo schieramento progressista è anche testimone l’intervista rilasciata all’elvetica Rsi dal cardinale Walter Kasper, uno dei protagonisti della “Mafia di San Gallo”, che contrastò Benedetto XVI e contribuì, in modo decisivo, all’elezione di Bergoglio al Soglio Pontificio.

A 92 anni, a Roma per le congregazioni generali pre-conclave, il cardinale Walter Kasper, per anni capo del dicastero vaticano per l’ecumenismo, intervistato da Rsi, ha detto: “Una cosa mi sembra sia certa, e cioè che la profezia di Francesco non è finita e non finirà”.

“A tutti è chiaro – ha aggiunto Kasper – che i processi aperti da Francesco dovranno essere portati avanti. Non si tornerà indietro. Poi, certo, il futuro Papa non potrà essere ‘Francesco II’. Ma la sua profezia, i processi che lui ha aperti, saranno incarnati dal successore che senz’altro seguirà la scia del suo illustre predecessore».

Per Kasper” la teologia dovrà sviluppare bene le tante iniziative prese da Bergoglio. Questo è fuori di dubbio, ma ciò non significa in nessun modo che il suo pontificato sia finito. Tutt’altro. La strada è aperta e non si dovrà fare altro che proseguirla».

Alla domanda se sia il tempo di un ritorno al papato in Europa oppure no, con il metodo tipico delle risposte indirette, Kasper ha detto: “Sono molto contento del fatto che nel collegio cardinalizio nessuno ha posto questa domanda. Mi sembra un segno di maturità. Il punto non è la provenienza geografica del futuro Papa, quanto il nome, la persona. In questa fase si sta ragionando sui nomi, appunto sulle persone, e mi sembra che sia giusto così”.

Letto in controluce, i progressisti puntano su un cardinale non europeo che sia la continuazione del pontificato di Bergoglio, ossia, per dirla in altri termini, dell’agenda di San Gallo.

Non a caso, alla fine dell’intervista, Kasper afferma che la sinodalità è un punto centrale che Papa Francesco, “commemorando il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo, ha asserito che il cammino della sinodalità, «dimensione costitutiva della Chiesa», «è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». E così sarà anche per il successore di Francesco. Ma i processi sono molteplici e tutti saranno portati avanti nel segno della continuità”.

Kasper è il teorico di un Dio progressista che si evolve assieme alla storia.

Non a caso, un altro noventenne, Camillo Ruini (94 ann)i, riporta ai fondamentali le riflessioni sul futuro della Chiesa.

Il punto, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera, non è chi sarà il nuovo Pontefice, ma come saprà interpretare le sfide che si pongono alla Chiesa, il cui elemento centrale, ricorda, «è Cristo, non il Papa. Altrimenti si apre un problema». «Alla morte di Wojtyla – ha aggiunto Ruini – la gente urlava “santo subito”, mentre alla morte di Bergoglio ha urlato “grazie Francesco”. Ecco, se viene messa in ombra la dimensione trascendente non si rende un buon servizio alla Chiesa».

Ed ecco che Ruini traccia l’identikit del nuovo pontefice: «Servirà un Papa buono, che sia profondamente credente, dotato di attitudine nelle questioni di governo, capace di affrontare una fase internazionale delicatissima e molto pericolosa. E servirà un Papa caritatevole. Caritatevole anche nella gestione della Chiesa», ha spiegato l’ex presidente della Cei, per il quale il nuovo Papa «può venire da qualunque parte del mondo. Di solito gli italiani hanno il vantaggio di essere meno condizionati dalle loro origini. Sono più universalisti».

C’è una frase che è penetrante come un bisturi nel cancro della Chiesa di Roma. Dice Ruini: «Bisogna restituire la Chiesa ai cattolici, mantenendo però l’apertura a tutti», sottolineando che «i funerali hanno dato l’impressione che si sia risolto il problema principale del pontificato, quello cioè della divisione della Chiesa, che in qualche modo coinvolgeva lo stesso Bergoglio. Purtroppo la divisione è rimasta, con il paradosso per cui favorevoli a Francesco sono per lo più i laici mentre contrari sono spesso i credenti».

Quanto hanno pesato le posizioni esterne sul pontificato di Bergoglio? E quanto hanno pesato le posizioni teologiche interne alla Chiesa, come quella della Mafia di San Gallo, per determinare una linea progressista?

È forse questo che vuole dire Ruini? E, forse, tra i laci sono compresi anche aderenti a visioni particolari del divino?

Nei giorni della melassa su papa morto la chiave di interpretazione del pontificato di Papa Francesco l’ha fornita, con una sintesi formidabile, Maurizio Molinari, ex direttore di Repubblica, durante la trasmissione 4DISERA su Rete 4 di Mediaset.

“È stato un papa – ha detto Molinari – che sin dall’inizio ha trasformato il messaggio di Barack Obama in un messaggio globale. Viene eletto nel 2013 e riflette e porta nel mondo quello che all’epoca era il messaggio di Barack Obama. Non più solo l’Europa al centro, ma il mondo intero, l’attenzione per le diseguaglianze, l’attenzione per le periferie, l’attenzione per gli ultimi. Questo era il messaggio con il quale Obama era stato eletto due volte e lui se ne fa portatore  e questo testimonia la capacità del Conclave di interpretare lo spirito del tempo nel 2013 e questo è il mondo che lui ha interpretato, creando consensi e anche dissensi, paradossalmente negli stessi Stati Uniti, dove l’America che ora è quella di Trump che ha rifiutato il messaggio di Obama sui temi drammatici come i diritti dei gay, come i migranti e quindi paradossalmente oggi che finisce la stagione di Bergoglio l’America esprime valori opposti”.

Con un metodo comunicativo brutale, tipico del presidente degli Usa, Donald Trump, nei giorni scorsi ha fatto mettere sul sito della Casa Bianca un fotomontaggio che lo ritrae vestito da papa.

Trump papa 24

Lo ha fatto nei giorni nei quali il Camerlengo avvertiva i cardinali che i conti del Vaticano vacillano. Il 40 per cento delle entrate della Santa Sede arrivano dalle chiese Usa e con la chiusura dei finanziamenti da parte delle due reti Usa che rispondevano al globalismo (Usaid e National Endowment for Democracy) sono venuti meno anche i finanziamenti indiretti.

La partita che si gioca è pesante.

Ruini avverte che «la dialettica tra conservatori e progressisti è salutare, ma se si radicalizza e diventa patologica, anche senza scismi può avere effetti devastanti, paralizzando la vita della Chiesa».

C’è però, dice Ruini, una questione più insidiosa, «poco visibile all’esterno» e che si muove «in profondità»: la contestazione dei «capisaldi» della «forma cattolica della Chiesa».

L’attacco alle teorie della Mafia di San Gallo è chiaro.

Il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller Città, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, afferma: “Non si devono lasciare indietro la dottrina e la verità della Chiesa solo per ragioni di diplomazia. Gesù ha usato anche parole molto dure su Erode, mentre in Vaticano si è ricevuto ed elogiato il presidente Emmanuel Macron per la lotta alla fame del mondo senza rimproverargli le politiche laiciste e a favore dell’aborto”.

Alla domanda se la Chiesa rischia una sorta di luteranizzazione, ossia di diventare protestante, il cardinale risponde: “In qualche modo questo pericolo esiste, complice l’accento sul Sinodo dei vescovi quasi fosse un Parlamento oppure in ragione delle aperture cosiddette moderne in tema di morale. Poi ci sono le donne che adesso ambiscono al potere vaticano. La Santa Sede, però, non è un centro di potere come uno Stato, è al servizio della verità”.

La questione è fondamentale. Non è necessario essere cattolici per essere cristiani. Cristiani sono anche gli ortodossi e i protestanti. Per essere cattolici, tuttavia, è necessario rifarsi a quanto la Chiesa cattolica apostolica romana è stata nei secoli, fin dalla sua istituzione imperiale costantiniana (313) e dalla sua scelta teologica del 325 con il Concilio di Nicea che ha scelto le posizioni del vescovo di Lione Ireneo.

Difficile, ad esempio, mettere d’accordo la tradizione teologica cattolica con le posizioni del teologo del Gruppo di San Gallo Kasper, il quale, nel 1967, da giovane sacerdote scrisse: “Dio che regna sul mondo e sulla storia come un essere immutabile è un’offesa all’uomo. Lo si deve negare per amore dell’uomo, poiché reclama per sé la dignità e l’onore che appartengono all’uomo per diritto… Dobbiamo resistere a un tale Dio, tuttavia non solo per amore dell’uomo ma anche per amore di Dio. Egli non è il vero Dio ma piuttosto un misero idolo. Poiché un Dio che se ne sta solo al di fuori e al di sopra della storia, che non è lui stesso la storia, è un Dio finito. Se chiamiamo Dio un tale essere, allora per amore dell’Assoluto dobbiamo diventare atei assoluti. Un Dio simile viene fuori da una visione del mondo rigida; egli è il tutore dello status quo e il nemico del nuovo”.

Con questa affermazione Kasper fa diventare Dio il leader del progressismo. Una linea incarnata dal pontificato di Bergoglio, in assoluta simbiosi con il progressismo Usa incarnato da Obama, Clinton, Joe Biden e compagnia cantante.

Non è la questione dei preti sposati o della morale sessuale il vero nodo.

Il vero nodo è se Dio si trasforma assieme alla storia o se Dio ha dato alla sua creazione delle regole che rimangono immutate e immutabili.

Problema non da poco per chi siederà sulla Cattedra di Pietro.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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