
La tentazione di non scrivere più articoli mi è forte in questo periodo, prima di tutto perché mi sottrae diverso tempo alle presentazioni dei miei libri in giro per l’Italia oltre al minor tempo per fare ricerca storiografica che richiede applicazione e metodo in quanto si devono esaminare documenti molto datati e da contestualizzare con uno specifico incasellamento storico.
Ma quello che più di tutto mi ha convinto a riprendere sono le imperturbabili e schizofreniche italiche “follie giornalistiche” che inondano quasi tutte le testate cartacee, on line e le Tv ovviamente. Per follie intendo l’antico italico vizio giornalistico che si basa solo sui propri convincimenti pregiudiziali per cui dalla parte mia c’è il “bene e la verità assoluta” e dall’altro il “male e la falsità assoluta” e su questi due fasulli presupposti si costruiscono articoli e, molto spesso, carriere.
Basta vedere “l’orgia interpretativa” su alcuni importanti fatti.
Il primo è, senza ombra di dubbio, la guerra russo ucraina dove ci sono solo fazioni improvvisate di fede russa o putiniana, un’altra di fede americana specificatamente trumpiana, poi ce n’è una terza di fede americana ma democratica, poi c’è quella eterna legata ad un terzomondismo da guerra fredda e così a proseguire.
Personalmente, su “La Voce di New York” e dopo un po’ anche su questa testata, avevo all’indomani dell’attacco russo dato l’interpretazione geopolitica che vigeva all’interno del Dipartimento di Stato e della stessa Casa Bianca: ovvero che gli USA impegnati dalla potente Cina in un duello planetario avrebbero cercato di far pagare dei prezzi all’Ucraina per cercare di staccare l’alleanza fra Mosca e Pechino. Un elemento importante e che conferma questa tesi era legata al fatto che nessuna autorevole personalità del campo democratico statunitense, da Clinton ad Obama, aveva ed ha preso posizione contro l’apparente sregolatezza di portare avanti le trattative da parte di Trump.
L’altro argomento prediletto con convincimenti già fatti e che marcano il territorio è quello legato “alla giustizia” con le sue infinite problematiche dove il “suddito italico” è alla mercè del fato in quanto se, per sua disgrazia, dovesse entrare nel tritacarne di una qualsiasi procura dello stivale scoprirebbe che è lui come indagato a “dover dimostrare la propria innocenza” e non la procura a “dimostrare la sua colpevolezza”.
L’ultimo è quello relativo alla “sedicente politica interna” dove dalle comari di ballatoio a scendere giù fino all’ultimo quadro politico ci sono solo risse e parolacce che fanno impallidire i timidi, in questo raffronto, tifosi da stadio. Basta vedere le prime pagine dei quotidiani cartacei dove sempre per lo stesso provvedimento ce ne sono alcuni che inneggiano solo lodi ed un altro gruppo che li spernacchia sempre e comunque. Viene da ridere la mattina in Tv seguire le rassegne stampa dove, tolto l’oggetto, le testate si urlano le proprie rispettive ed immutabili posizioni e, a seconda della squadra di appartenenza, ci sono solo evviva oppure totali condanne.
Ci sono alcuni colleghi che ci riferiscono, addirittura, dettagli di intese fra Putin e Modi in India come se nelle stanze blindate delle diplomazie mondiali fossero lì a prendere nota degli accordi o rotture per cui è presumibile che improvvisino loro idee.
Per non parlare di italo americani che compongono i loro articoli contro Trump a prescindere da tutto e da tutti dimenticando l’antico e rispettabile concetto geopolitico di una vera “nazione” legato ai propri legittimi interessi ovvero, al di là della forma, gli americani, dem o rep, fanno i loro interessi. Basterebbe che si chiedessero: “come mai alle stravaganti contrapposizioni di Donald Trump non c’è nessuna autorevole presa di posizione contraria?”
In questo bailamme di posizioni, a dir poco confusionarie, c’è chi si inventa di trovare percorsi ad un’Europa ormai eliminatasi da sola per insipienza ed inconsistenza interna ma, soprattutto, perché non esiste sul proscenio internazionale in quanto si mischia in un crescendo confusionario di 27 Paesi in cui ognuno starnazza per conto proprio.





