
L’ideologia woke sta producendo effetti devastanti nel mondo della politica, nei rapporti internazionali e nella credibilità delle istituzioni.
L’ideologia woke, nelle sue varie declinazioni, afferma il green, il climate change, il trasumanesimo e, soprattutto, l’idea che tu sei quello che decidi di essere: sei onnipotente, metamorfico come gli dèi.
La realtà non esiste più. Esistono solo i tuoi desideri, che si traducono in auto inganno, il quale non è altro che il raccontare a sé stessi versioni poco verosimili della realtà, se non talvolta palesemente false.
L’eccesso di auto inganno porta alla follia: stato di alienazione mentale determinato dall’abbandono di ogni criterio di giudizio.
Uno dei fondamenti della propaganda nazista, ideata da Goebbels, è, secondo quanto afferma Leonard Doob (Goebbel’s principles of propaganda) che la propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.
Il problema è che quando la menzogna la ripeti a te stesso, a quel punto diventi un alienato.
Se questo accade in politica rischi di non essere più credibile e di trasformarti in una potenziale vittima, una preda, ossia quello che in geopolitica si chiama un erbivoro.
Un esempio classico di questo rischio riguarda quanto sta avvenendo in questi giorni in America Latina.
In Venezuela, Caracas conferma la vittoria di Maduro, ma Usa, Argentina ed Uruguay riconoscono il candidato dell’opposizione.
Maduro, presidente eletto dal Consiglio nazionale elettorale (Cne), rimane insediato a Palacio Miraflores, formalizzando l’avvio del suo terzo mandato.
L’oppositore Edmundo Gonzalez incassa il riconoscimento degli Stati Uniti, come “presidente eletto”.
Luis Almagro, segretario generale dell’Osa – Organizzazione degli Stati americani, con sede a Washington, che comprende 36 Stati indipendenti delle Americhe, nata nel 1948 per rafforzare la pace e la sicurezza – chiederà alla Corte penale internazionale di incriminare il presidente venezuelano Nicolas Maduro ed emettere un mandato d’arresto nei suoi confronti per la repressione nel sangue delle proteste.
Siamo alle solite, con la logica giudiziaria chiamata in causa per risolvere problemi politici e con il risultato di complicarli.
Il tema, tuttavia, a questo punto è: gli Usa, che sin dall’inizio hanno osteggiato la riconferma di Maduro, saranno in grado, assieme agli stati latino americani chiamati ad entrare nel coro, di cacciare Maduro, farlo arrestare e di insediare Edmundo Gonzalez?
Detto in altri termini. Gli Usa saranno in grado di mettere al governo del Venezuela un amico che eviti l’influenza russa nell’area caraibica e in un Paese che è una riserva enorme di petrolio e di materie prime rare?

Se saranno in grado, gli Usa solleveranno proteste varie, ma avranno affermato la loro potenza regionale sul “giardino di casa”, ma se Maduro rimarrà dove è, gli Usa avranno perso la faccia, perché si capirà che avranno scambiato i loro desideri con la realtà.
Blinken poteva anche starsene zitto e, successivamente, come è già avvenuto in altre situazioni, giocare la carta della destabilizzazione, ma l’ideologia woke presume che si dichiari e che il dichiarato si scambi per realtà e che il dichiarato, più volte espresso, finisca con il convincere il dichiarante che la realtà è la sua dichiarazione.
Goebbels docet.
X, il social di Elon Musk, qualche giorno fa ha ospitato una quantità di video e di notizie che affermavano che la protesta di piazza in Venezuela era enorme e che l’esercito si era alleato con la popolazione. Due giorni dopo le notizie dilaganti su X erano che l’esercito reprimeva i dimostranti. Delle due l’una. O l’esercito è con i dimostranti o reprime i dimostranti.
La realtà è che in piazza ci sono dimostranti contro e dimostranti a favore e che l’esercito sta con il governo.
Dietro le quinte, sia detto per inciso, si sta svolgendo anche una faida che riguarda la Silicon Valley, con i social che si combattono tra di loro nella guerra ibrida della propaganda per affermarsi come la fonte più autorevole.
Chi è il più autorevole è il possessore della verità (quella di Goebbels).
Il nazismo non è morto e fa scuola.
Il fatto è che i social sono stracolmi di troll, di falsi profili, di attività organizzate di propaganda.
La stessa questione si pone in altri termini in Ucraina.
Dopo aver provocato il colpo di stato di Maidan (2014, Victoria Nuland e George Soros), gli Usa hanno spinto la situazione fino al limite di rottura, oltre il quale la Russia è intervenuta brutalmente in Ucraina per evitare il suo ingresso nella Nato.
La guerra per procura tra Russia e Usa doveva servire a dimostrare che la Russia era una potenza regionale, circondabile a piacere dalla Nato, disastrabile con le sanzioni. Non solo. Vladimir Putin poteva essere incriminato dalla Corte penale, arrestato, se non eliminato dalle rivolte interne e via discorrendo.
Se la sono raccontata i media Usa ed europei per due anni. Poi si scopre che per fare i proiettili promessi dall’Unione Europea manca la nitrocellulosa e che la Turchia, che è nella Nato e produce nitrocellulosa, la vende alla Russia.
Guido Crosetto, durante un’informativa tenuta in aula alla Camera sugli esiti del vertice Nato di Washington, ha detto che ciò che la guerra in Ucraina mette in evidenza non è solo l’incapacità dell’Europa di garantire una produzione di armamenti e mezzi militari su vasta scala, una criticità da non sottovalutare in caso di conflitti futuri di più vasta portata, ma che il problema, col passare dei mesi, sta diventando sempre di più qualitativo.
Per il ministro della Difesa italiano la guerra in Ucraina ci impone di “mantenere la superiorità tecnologica occidentale rispetto a Russia e Cina” e pertanto è urgente cercare di “ammodernare gli strumenti militari”.
Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky afferma che “tutto il mondo”, compresa l’Ucraina, vuole che la Russia partecipi a un secondo summit per porre fine al conflitto.
In una dichiarazione alla stampa francese Volodymyr Zelensky ha affermato: “La maggior parte del mondo oggi sostiene che la Russia deve essere rappresentata al secondo summit, altrimenti non otterremo risultati significativi. Dal momento che tutto il mondo vuole che siano al tavolo, non possiamo essere contrari”.
L’ideologia woke ha colpito ancora. Tra i desideri, scambiati con la realtà, e la realtà c’è di mezzo la verifica e la verifica dice che Putin sta bene, che la Russia non è in crisi, che attorno alla Russia è cresciuta la solidarietà di vari stati del mondo (vedi ad esempio Brics) e che, se si vuole chiudere il conflitto, è necessario fare i conti con Mosca.
Dopo Iraq, Afghanistan, Ucraina e ora, probabilmente, Venezuela, quante volte ancora gli Usa (meglio specificare: gli Usa a conduzione Dem), seguendo l’ideologia woke, che li costringe a scambiare il loro percepito con la realtà, intendono ancora perdere la faccia?
Vogliamo affrontare il tema Israele? Le posizioni di Biden e l’agitarsi come una trottola di Blinken hanno prodotto qualche variazione nei piani di Natanyahu? No.
Anche qui, perdita di influenza e di faccia.
Veniamo all’Europa, area del mondo in fase comatosa, abitata da conigli erbivori che si credono dinosauri carnivori: il Tyrannosaurus rex, il Velociraptor oppure lo Spinosaurus.
Europa o Jurassic Park?
A Parigi, capitale della grandeur del pupillo dei Rothschild, si è consumata la grottesca rappresentazione dello statu moriendi dell’Occidente, espressa in un baccanale infernale (infernus, che si trova in basso) laddove il superior, ossia il consesso degli dèi empiamente profanato, si è ritirato per insopportabile fastidio, lasciando gli atei (l’a-theos e colui che è stato abbandonato degli dèi) a contorcersi nella hybris, l’orgogliosa tracotanza.
La deificazione del woke, ideologia del capitalismo tecno-finanziario, copre di ignobile propaganda quanto avviene nella dinamica della realtà: una deriva antidemocratica, la distruzione del welfare, l’impoverimento delle masse.
La locuzione latina panem et circenses è ridotta al circenses senza panem, mentre avanza lo spostamento delle risorse verso il riarmo.
E qui cade l’asino.
Attratto dall’ideologia green, che pensa essere erba, l’asino non si rende conto che se intendi destinare una percentuale del pil al riarmo, la percentuale varia a seconda del pil. Se il pil decresce, decresce la percentuale, se il pil cresce, cresce anche la percentuale.
L’asino, divenuto non certo per intrinseca sua essenza, simbolo dell’ignoranza, pensa che l’erba pil cresca per grazia divina e così non capisce che la deindustrializzazione dell’Europa, dovuta alla globalizzazione voluta dalla tecno-finanza, alla politica green e alla follia climatica, non farà altro che deprimere il pil, deprimendone anche la percentuale da deicare alle armi.
Distraendo le masse con le discussioni sul gender fluid qualcuno pensa, in quel di Lutetia Parisiorum e nel Belgio patria di Leopoldo II che, per incanto, come nel campo dei miracoli, l’erba pil cresca, dando abbondante cibo al noto asino.
La Polonia destina il 4,12% del pil. L’ Estonia, gli Stati Uniti, la Lettonia e la Grecia destinano il 3%. La Germania rimane al 2,12% e la Francia al 2,06. Il resto è sotto.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, la crescita secondo le stime della Commissione, si attesterà all’1,0% nel 2024 e lo 0,8% nella zona euro.
Nel 2025, secondo le stime, il Pil accelererà fino all’1,6% nell’Ue e all’1,4% nella zona euro. Dopo una sfilza di tagli al ribasso – per tre volte consecutive la Commissione europea ha rivisto all’ingiù le precedenti stime – si respira un certo ottimismo.
La realtà è ben diversa dalle previsioni. L’economia tedesca ha subito una contrazione dello 0,1% nel secondo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, secondo i dati preliminari dell’ufficio statistico pubblicati il 30 luglio.
Gli analisti intervistati da Reuters avevano previsto un aumento trimestrale dello 0,1%, rivisto, dopo la crescita dello 0,2% nel primo trimestre.
Meglio l’andamento di Francia, Spagna e Italia, che comunque rimangono a cifre dello zero virgola.
La locomotiva tedesca è in stallo e le prospettive legate alla politica green europea, alla difficoltà di approvvigionamento di energia e di materie prime, fanno pensare ad una crescente difficoltà delle economie europee a crescere.
In questa situazione, la percentuale del pil dedicata al riarmo sarà nei prossimi anni piuttosto bassa, salvo che non si cambi registro e si deprima il welfare per destinare soldi all’industria bellica o, come è del tutto possibile, non si tenti di accedere al risparmio privato con i soliti trucchi finanziari già adombrati.
L’essersi consegnati ai Verdi, da parte dei socialisti (che già si erano consegnati alla tecno-finanza) produce una follia crescente.
Qualche giorno fa Scholz si era inchinato ai Verdi scontentando gli industriali tedeschi. Dopo pochi giorni il ministro dei Trasporti tedesco ha scritto a Ursula von der Leyen per chiederle un passo indietro in relazione alle regole del Green deal.
Una nuova stretta sui limiti dell’inquinamento potrebbe bloccare otto milioni di veicoli solo in Germania. In Europa ci sarebbero 50 milioni di vetture a rischio.
Il povero Scholz assoggettandosi ai Verdi rischia di diventare un erbivoro, ossia, come si dice in geopolitica, una preda.
Nel frattempo la Von der Leyen, confermata alla presidenza della Commissione grazie all’apporto dei Verdi sarà in crisi di identità, come Sholz, come la Germania, come il Ppe.
La crisi di identità non è solo per l’alleanza con i Verdi, ma anche per le mosse di Giorgia Meloni, la quale è andata in Cina, ricevuta con tutti gli onori (la von der Leyen quando andò con Macron dovette fare il controllo bagagli), ha firmato accordi triennali e, così facendo, ha fatto capire che l’Italia non ha bisogno della Germania come general contractor e nemmeno della, si fa per dire, autorevole Commissione.
Ovviamente la politica estera della Meloni suscita le ire di chi la vorrebbe prona ai desideri di Ursula, secondo uno schema di camerierato annualmente sperimentato dai Dem nostrani, i quali, secondo le regole della propaganda, sanno solo ripetere all’infinito lo slogan dell’antifascismo.
Nelle regole di Goebbels studiate da Leonard Doob, la prima afferma che è necessario adottare una sola idea, un unico simbolo e soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
L’avversario politico è un nemico ed è fascista. Regola nazista perfettamente applicata.
Potenza della propaganda.
Anche qui. Se continui a pensare ossessivamente una cosa e credi di vincere perché la ripeti, rischi di convincere te stesso e di perdere il senso della realtà.
Attenzione, i carnivori sono alle porte. Cina, Russia e non solo, aspettano che l’ideologia woke riduca l’Occidente in una vasta landa green abitata da erbivori che non sanno più chi sono.
Il pasto è in preparazione avanzata.





