Sta franando anche il mito del giornalismo americano. Chi non ricorda Dustin Hoffmann e Robert Redford in “Tutti gli uomini del Presidente”? Due intrepidi cronisti senza paura e senza macchia che mettono in croce con la loro inchiesta il Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, costringendolo alle dimissioni. Sono passati decenni, oggi il Washington Post è di proprietà di Jeff Bezos, il big boss di Amazon, che ha tutt’altra visione rispetto all’editore dello scandalo Watergate.
E’ successo che la direzione del quotidiano americano ha rimosso, senza nessuna spiegazione, dal suo sito una vignetta (la potete vedere qui sotto) che ritrae un terrorista di Hamas che si è legato al corpo donne e bambini come scudi umani o una cintura esplosiva. Paura? Oppure una semplice questione di marketing: anche gli arabi e i musulmani acquistano on line su Amazon, compresi quelli di Hamas o di Hezbollah, e una vignetta così concepita potrebbe spingerli verso altre piattaforme d’acquisto meno schierate. Ce le hanno fatte a fettine gli americani con il mito del primo emendamento alla Costituzione che tutela al massimo la libertà di pensiero e di espressione.
Ma, quando si tratta di fustigare il terrorismo di matrice islamista, battono in ritirata. D’altra parte negli ultimi anni abbiamo assistito a scene terrificanti come l’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori di Trump, una cosa inconcepibile che ha messo in discussione il concetto stesso di democrazia in America. O, anche, la fuga precipitosa, al grido di “si salva chi può”, dall’Afghanistan sotto l’incalzare dei talebani. L’ascesa di Donald Trump, diventato famoso grazie a Murdoch e alla rete televisiva Fox, aveva già dato un colpo di maglio al mito dell’indipendenza della stampa e della televisione.
L’ossessione del “politically correct” , poi, ha portato la maggioranza dei giornalisti americani a rendere patologica la difesa dei musulmani a prescindere. La saldatura successiva tra gli estremisti afroamericani e i filo-palestinesi, ha visto i leaders ultrà del “Black Lives Matter” dichiarare che neri e palestinesi sono vittime della stessa oppressione dell’uomo bianco, senza nessun contraddittorio né politico, né tantomeno giornalistico. E, siccome “business as business” i miliardari digitali come Jeff Bezos, Larry Page di Google e Mark Zuckerberg di Meta-Facebook, si adeguano e, per certi aspetti, incoraggiano la deriva.
Cosa volete che sia la censura di una vignetta? Troppo normale per gli standard americani (e non solo) per fare scandalo.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.