
di Alberto Frau
Russia, Cina e Turchia si prendono il continente africano!
«Quello di cui il continente africano ha bisogno oggi – ha dichiarato il Presidente della Commissione dell’Unione Africana – è di una strategia a sostegno della governabilità: serve consolidare governi, sicurezza, giustizia, sanità e infrastrutture». L’Europa lo sa e ultimamente ha annunciato un pacchetto di aiuti di 150 MLD/$ in sette anni per rinforzare la sanità pubblica, accelerare la transizione ecologica, la trasformazione digitale, la creazione di nuovi posti di lavoro e la formazione. Ma, a ben vedere, si tratta di una cifra irrisoria se messa in rapporto ai miliardi di euro dirottati in difesa dell’Ucraina e al debito ciclopico che si è accollata per supportare l’economia post pandemica.
E intanto Russia, Cina e Turchia ne approfittano.
Pechino è il più grande partner commerciale dell’Africa: negli ultimi anni la Cina ha costruito in Africa 100.000 km di autostrade, 1.000 ponti, 100 porti e 13.000 km di ferrovie utili per il trasporto fuori dal continente delle materie prime necessarie al suo galoppante sviluppo industriale: greggio, rame, cobalto, litio, oro e ferro. Negli ultimi anni il 31,4% di tutti i progetti infrastrutturali del continente sono stati realizzati da società cinesi.
Mosca, negli ultimi 5 anni si è imposta come principale venditore di armi nell’Africa Sub-sahariana e ha stretto accordi militari con 27 Paesi africani. Inoltre, si contende con Cina e Iran lo sfruttamento delle riserve nigerine di uranio, le quinte più grandi del pianeta, fino a ieri venduto a prezzi alla francese Orano, cacciata dai golpisti.
Ankara ha avviato una politica di apertura all’Africa con scambi commerciali che nel 2021 sono saliti a 35,4 MLD/$. Il governo Erdogan ha creato un’Agenzia per la cooperazione (Tika) e un’Autorità per la gestione delle crisi (Afad), attraverso le quali passano aiuti pubblici per programmi di lotta alla fame, riqualificazione delle infrastrutture sanitarie e borse di studio per gli studenti islamici
Ma l’Africa è un continente fragile: sette degli ultimi otto colpi di stato (di cui nessuno parla) hanno deposto presidenti che avevano stretti rapporti con l’Europa, con ricadute economiche e politiche. Il Mali ha miniere di litio ed è il terzo produttore di oro dell’Africa. Il Niger è ricco di uranio, oro e petrolio, ed è un crocevia di traffici di ogni tipo da quelli della droga a quelli di essere umani, e da Agadez partono le due principali rotte verso Algeria e Libia con destinazione finale l’Europa.
Tutti fattori che uniti alla instabilità politica, alle guerre e alla crescita demografica africana creano un mix esplosivo alle porte dell’Europa. Ma la Ue è formata da 27 Paesi e ogni governo nazionale pensa soprattutto a sé. Nel concreto sborsiamo un po’ di milioni ai dittatori di turno per il controllo delle frontiere. Accordi-ricatto e di breve periodo, giusto il tempo per blindare le campagne elettorali?





