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CINA, LA POLITICA VERSO ISRAELE

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di Sergio Restelli

La strategia della Cina di ricalibrare la sua politica verso Israele funzionerà?

Il 16 gennaio 2025, Zhai Jun, inviato speciale del governo cinese per la questione del Medio Oriente, ha visitato Israele incontrando alti funzionari, tra cui il Direttore Generale del Ministero degli Affari Esteri israeliano Eden Bar-Tal, il Vice Direttore Generale per l’Asia e il Pacifico Aviv Ezra e il Vice Direttore Generale per il Medio Oriente Oded Joseph. I colloqui hanno affrontato le relazioni bilaterali, il cessate il fuoco a Gaza e questioni più ampie riguardanti il Medio Oriente. Questa visita riflette la ricalibrazione delle politiche cinesi nei confronti di Israele, in vista dell’insediamento della nuova amministrazione Trump 2.0. Il sostegno storico della Cina ai gruppi palestinesi e la Dichiarazione di Pechino.

Il coinvolgimento della Cina nel conflitto israelo-palestinese risale a decenni fa. Storicamente, la Cina ha sostenuto i gruppi palestinesi come parte di un allineamento più ampio con i movimenti di liberazione nel Sud globale durante la Guerra Fredda. Tuttavia, negli ultimi anni, questo sostegno si è evoluto, con Pechino che ha cercato di bilanciare i rapporti sia con Israele sia con la Palestina.La Dichiarazione di Pechino del 2022 ha rappresentato una pietra miliare significativa,sottolineando l’approvazione della Cina per la soluzione a due Stati e ribadendo la sua solidarietà storica con la causa palestinese.La dichiarazione ha anche invocato la fine della violenza e una soluzione equa basata sul diritto internazionale.La Dichiarazione di Unità Palestinese di Pechino del 2024 ha segnato un importante cambiamento diplomatico volto a promuovere la riconciliazione tra le fazioni palestinesi, ignorando al contempo le preoccupazioni di sicurezza di Israele.

Ospitata dalla Cina a Pechino, la dichiarazione è stata il risultato di una serie di colloqui mediati da funzionari cinesi,segnando il tentativo di Pechino di assumere un ruolo crescente come mediatore nella diplomazia mediorientale.Ha inoltre sostenuto indirettamente stati come l’Iran, strettamente legati alla Repubblica Popolare Cinese.La dichiarazione ha riunito rappresentanti di principali fazioni palestinesi,inclusi gruppi terroristici come Fatah, Hamas e Jihad Islamica,nel tentativo di affrontare divisioni di lunga data e stabilire un quadro politico palestinese unificato.Il vertice ha sottolineato l’impegno della Cina a sostenere la causa palestinese, cercando al contempo di presentarsi come un campione di questa causa,senza affrontare però l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre o la questione degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas.L’approccio cinese non ha nemmeno tentato di contenere l’Iran,con il quale Pechino ha accumulato influenza,mentre ha apertamente sostenuto la violenza contro Israele attraverso i suoi proxy,come Hamas,Hezbollah e i ribelli Houthi.

I Tentativi di riposizionamento della Cina nel conflitto israelo-palestinese

Negli ultimi mesi,gli eventi geopolitici globali,come l’indebolimento della Russia in Medio Oriente,hanno spinto la Cina a cercare di ricalibrare la sua politica nei confronti di Israele con un linguaggio più neutrale e tentativi di conciliazione nel conflitto.La Cina ha chiesto un cessate il fuoco immediato durante le escalation a Gaza, esortando alla protezione dei civili e offrendo aiuti umanitari.Questo approccio è stato presentato come parte del più ampio obiettivo cinese di promuovere la stabilità in Medio Oriente,ampliando al contempo la sua influenza come mediatore globale di pace.

La Ricalibrazione della politica cinese verso Israele

Verso la fine dell’amministrazione Biden, la politica cinese nei confronti di Israele ha subito una ricalibrazione significativa. Inizialmente, Pechino aveva dato priorità alle partnership con i gruppi palestinesi,ma l’indebolimento della Russia in Medio Oriente, l’incapacità dell’Iran di mantener offensive contro Israele e le potenziali perdite strategiche nei suoi interessi economici e tecnologici con Israele hanno portato a un approccio più sfumato. L’imminente amministrazione Trump,che probabilmente adotterà una posizione ferma contro la Cina,ha ulteriormente reso necessaria una modifica della strategia.Approfondendo la cooperazione nell’innovazione e nel commercio, la Cina ha cercato di rafforzare i legami bilaterali con Israele.La recente visita di Zhai Jun ha messo in evidenza questo nuovo assetto.

Durante i colloqui, Zhai ha sottolineato la natura complementare della cooperazione Cina-Israele e ha riaffermato l’impegno di Pechino verso relazioni stabili e reciprocamente vantaggiose.Ha accolto favorevolmente il recente cessate il fuoco mediato a Gaza, esortando alla sua piena attuazione,incluso il rilascio sicuro di ostaggi e prigionieri.Zhai ha sottolineato che il cessate il fuoco potrebbe servire come base per alleviare le tensioni regionali e promuovere una risoluzione politica basata sulla soluzione dei due Stati.Il cessate il fuoco a Gaza e il ruolo della Cina.L’accordo di cessate il fuoco,raggiunto grazie alla mediazione di Qatar, Egitto e Stati Uniti,comprende un piano a fasi. La Cina ha sostenuto attivamente il cessate il fuoco, con il suo Ministero degli Esteri che ha promesso assistenza umanitaria e aiuti per la ricostruzione post-conflitto a Gaza.

L’impegno di Pechino, inclusa la recente approvazione del cessate il fuoco, segnala la necessità di distanziarsi dal precedente approccio pro-Iran,pro-Siria e pro-palestinese prima dell’insediamento della nuova amministrazione statunitense. Questo dimostra anche l’inquietudine della Cina riguardo al rischio di diventare irrilevante in Medio Oriente con l’arrivo dell’amministrazione Trump.La visita di Zhai Jun è stato un primo passo in quello che potrebbe essere seguito da mesi di tentativi di riconfigurare l’approccio cinese a Israele.La domanda è se Israele sarà disposto a perdonare e dimenticare il tradimento palese della Cina nel momento del suo massimo bisogno.

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  • Redazione

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