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CI VUOLE REALISMO ANCHE NELLE RELAZIONI ECONOMICHE INTERNAZIONALI

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di Savino di Scanno
Quando si parla o si scrive di “Interesse Nazionale” spesso si parla o si scrive di nebulose. Invece trattasi di questioni concrete, tangibili, che vanno dalla Difesa Nazionale, dalla tenuta dei Conti Pubblici, dal contrasto a mafie e terrorismo, ma una voce primaria è riscontrabile al punto “Esportazione “.
La Confindustria ci aggiorna che negli ultimi 4 anni le vendite all’ estero sono cresciute del 13,8% a prezzi definiti costanti (dati doganali).
L’Italia supera la Spagna (+7,6%), la Germania (-2,0%), la Francia (-4,7%).
Per Confindustria i punti di forza espressione di questi risultati sono rinvenibili in una base manifatturiera ridotta ma rinforzata. L’ industria italiana è fortemente integrata nella filiera produttiva internazionale diversificando la produzione e realizzando eccellente “valore”.
Le aziende italiane cercano di contenere costantemente i costi mantenendo la qualità di prodotto.
L’ Expo del made in Italy è l’ 8% del PIL nazionale, è il 2,9% a livello mondiale rispetto al 3,3% del 2009.
Secondo il CREA l’ Expo agroalimentare nel 2021 valeva 50 md di euro con un incremento del 16% nell’ ultimo anno.
In ultimo il Nadef certifica per il 2022 l aumento dell’Expo a 70 md di euro con un previsionale per il 2025 di + 28,7% rispetto al 2021. Ultimo dato. L’ Expo incide sul PIL aggregato complessivo per il 36,3%.
A scriverlo siamo bravi ma si può e deve di più. Molte le avversità. Tra i principali nemici del ‘Expo è la contraffazione in marchio in specie nel settore agroalimentare come da anni sottolinea Coldiretti.
La contraffazione in marchio produce non solo un danno commerciale bensì erariale come indicato dal Sole 24 ore su dati Gdf che certifica per l ultimo anno mancate entrate Tributarie e Previdenziali per 4,8 md di euro.
Aggiungiamo la concorrenza sleale, sempre nell’ agroalimentare di paesi come la Turchia che osteggiano e boicottano i nostri prodotti.  Ma anche le mafie con prodotti “taroccati” in Italia ed esportati su mercati paralleli.
Si potrebbe scrivere ancora di dazi, ma si scriverà di qualcosa che le nostre aziende ed imprese che operano all’ estero conoscono sulla loro pelle. Vedremo di scriverlo nel modo di soft possibile. Nei Paesi anglosassoni a bilancio delle aziende vi è una voce di “costo extra contrattuale “. È un dato legale e fiscalmente rilevante. Per spiegarlo agli “scienziati ” si scrive di quello che noi chiamiamo “tangenti”. Lo si spiega meglio. Quando una nostra azienda partecipa ad una gara o per un appalto o per forniture di beni e servizi all’estero quasi sempre o sempre si trova a dover “gestire” queste dinamiche. In modo “adulto” qualche riflessione la si dovrà fare altrimenti succede, come in passato avvenne, che giusto intervento di una procura della repubblica che mette sotto processo vertici di aziende strategiche dello Stato per forniture in paesi orientali poi 2 maro’ passano in galere estere qualche anno con l’ aggravante che c’è lì mandano i loro superiori.
È encomiabile, e lo si scrive con conoscenza di persone e fatti, il lavoro a tutela della nostra Esportazione della Gdf, dei Nas Carabinieri, dell’Aise,
Si conclude con un pensiero a Mattei ed ai suoi Uomini. Erano persone straordinarie. Gente di “mestiere” che facevano gli incontri di affari con penna Bic e Beretta mod. 34 perché fare Expo non è per educande, figlie di Maria o per chierichetti di parrocchia di comunità alpina.

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  • Redazione

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